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Quotidiano di Sicilia

Produzioni biologiche contro la mafia l’esperienza delle cooperative sociali
di Alessandro Petralia

Sono quattro tra Palermo e Catania: il loro principio è creare occupazione regolare lì dove prima c’era solo lavoro nero. Nell’Isola cresce l’economia legata alla gestione dei terreni confiscati alla criminalità organizzata



CATANIA - Quando combattere la mafia significa fare economia: è il caso delle cooperative che gestiscono terreni confiscati alla mafia.
In Sicilia sono quattro, localizzate in provincia di Palermo e Catania, ed i loro nomi ricordano tematiche quali lotta alla mafia, legalità, lavoro: parliamo delle cooperative “Placido Rizzotto” e “Pio La Torre” con sede a San Giuseppe Jato, la cooperativa “Lavoro e non solo” a Corleone e la “Beppe Montana” recentemente formatsi a Belpasso in provincia di Catania.

Il loro impegno è parte simbolico; coltivare i terreni appartenuti alle cosche significa infatti da un lato sfidare la criminalizzata direttamente nei suoi luoghi “occupando” i segni del suo dominio territoriale, dall’altro coadiuvare il potere pubblico nell’impegno per la legalità, perché non bisogna dimenticare che i terreni su cui operano rimangono di proprietà dei Comuni, che li affidano in comodato d’uso. Ma è anche e soprattutto economico; la vera sfida lanciate alla mafia da queste cooperative consiste infatti nel tentare di innescare circuiti economici virtuosi lì dove prima c’era solo sfruttamento. Contratti regolari al posto del lavoro nero, lavoro come diritto anziché lavoro come favore: per gli operai agricoli del luogo assunti stagionalmente dalle cooperative si tratta di novità di grande impatto.

Dissodando i terreni confiscati i soci lavoratori hanno cominciato a produrre prodotti agricoli di qualità: dagli ortaggi alla pasta, dalle lenticchie al miele, dall’olio al vino. Tutte produzioni biologiche commercializzate con il marchio “Libera terra”: ciò che infatti accomuna tali cooperative è l’appartenenza all’associazione “Libera” fondata a metà degli anni ’90 e diretta tuttora da don Luigi Ciotti.
La prima in Sicilia (ed in Italia) è stata la cooperativa “Placido Rizzotto” a San Giuseppe Jato, formatasi nel 2001 ed oggi forte di ben 12 soci lavoratori, l’ultima la “Beppe” Montana fondata a Catania proprio il 23 giugno scorso da 4 soci che ben presto diventeranno 6. In tutto in Sicilia i soci appartenenti alle suddette cooperative e che riescono a vivere dei redditi prodotti sono circa 30, di cui un terzo è costituito da soggetti svantaggiati; si tratta infatti di cooperative sociali di tipo B, atte cioè a favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti affetti da svantaggio fisico e psichico. A questi si aggiungono ogni anno circa un centinaio di operai agricoli assunti con contratti di lavoro stagionale: numeri ancora piccoli, ma comunque significativi di un microsistema economico solidale e con buone prospettive future.
In Italia ne esistono altre due di talicooperative: una in provincia di Reggio Calabria ed una nel brindisino. Una terza si formerà presto nel casertano

Articolo pubblicato il 23 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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