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Una class action sui fondi Cip6
di Luca Insalaco

Forum con Domenico Fontana, presidente Comitato Legambiente Sicilia

Tags: Domenico Fontana, Legambiente



Il numero di forestali stagionali è eccessivo rispetto alle aree da sorvegliare o bonificare. Quali soluzioni proponete?
“Il numero dei forestali è senza dubbio spropositato. Basti considerare che la Sicilia ha il 50% dei lavoratori di tutta Italia, pur avendo solo il 7% del patrimonio boschivo nazionale. La scelta eticamente più opportuna sarebbe quella di mandare a casa il personale in eccesso, ma non è attuabile. La strada, allora, non può che essere quella di sfruttare al meglio questa forza-lavoro, disincentivando l’interesse degli operatori a che scoppino gli incendi. La nostra proposta è quella di non fare  lavorare i forestali solo nelle aree demaniali, che sono abbastanza ristrette, ma di utilizzarli per mettere in sicurezza il territorio e per prevenire situazioni di rischio, come nel caso di Giampilieri o come a San Fratello. Abbiamo formalizzato la nostra proposta al dirigente generale al ramo , a quello della Protezione Civile, nonché ai sindacati, i quali si sono detti favorevoli ed hanno già iniziato a premere sulla Regione perché segua questa via. Sarebbe un modo per dare dignità a dei lavoratori che spesso non fanno nulla”.

Come giudica la situazione dei parchi regionali?
“La situazione dei parchi è pessima. Il fatto che siano tutti commissariati è un indicatore della crisi del sistema. Il Parco dell’Alcantara, in questo senso, è il caso più paradossale: è stato commissariato fin dal primo giorno e non ha mai avuto un presidente. Più in generale, i territori finora non sono riusciti a esprimere un loro rappresentante. Questo perché i parchi finora non stati compresi dai cittadini, che li avvertono solo come un vincolo. Il successo di un Parco, invece, passa necessariamente dal fare comunità. Il Parco dei Sicani è importante perché è stato costruito dal basso. Abbiamo convinto la gente del posto che il parco poteva essere uno strumento per evitare lo spopolamento delle aree interne e che potevano sfruttarne il marchio per commercializzare i prodotti tipici del posto. Il perimetro del parco, inoltre, è stato concordato dalle amministrazioni comunali e dalle associazioni ambientaliste. Certo, ci scontriamo sempre con il problema dei sindaci che cambiamo in continuazione, come pure accade con gli assessori regionali e quindi con l’assenza di una politica regionale. Il Parco dell’Etna, ad esempio, è uno dei più importanti d’Europa, eppure non si è riusciti a costruirvi un sistema economico. Bisogna comprendere che i parchi possono creare occupazione, turismo e contribuire anche a valorizzare gli immobili delle aree limitrofe”.

State lavorando alla promozione di class action in Sicilia?
“Nell’ambito della battaglia che stiamo conducendo contro il piano di incenerimento voluto dall’ex presidente Cuffaro, stiamo pensando a promuovere una sorta di class action per ottenere la restituzione del Cip6 ai cittadini. Parte dei contribuiti che i cittadini pagano in bolletta vanno allo Stato, che dovrebbe reinvestirli per lo sviluppo delle energie rinnovabili. In realtà, negli ultimi 5 anni, circa l’85%, quindi la gran parte di queste risorse, sono state utilizzate in tutt’altro modo, perfino per finanziare imprese petrolifere. Il motivo per cui gli inceneritori non si sono realizzati è che il sistema non regge dal punto di vista economico e bancabile. Nella legge Finanziaria del 2008, il Governo, per evitare la certa condanna della Corte dei Conti, ha eliminato la possibilità che i Cip6 potessero essere utilizzati per l’incenerimento. Le banche hanno quindi tagliato i finanziamenti ai produttori di inceneritori. Con la dichiarazione dell’emergenza rifiuti, tuttavia, è stata reintrodotta la possibilità di utilizzare i Cip6 per l’incenerimento. È successo così in Campania e potrebbe accadere anche nella nostra regione. I cittadini in questo modo pagano due volte i rifiuti: la prima volta pagano le aziende che prelevano i rifiuti, la seconda, indirettamente, sovrappagano le società che producono energia”.
 

 
Le battaglie contro gli inceneritori hanno dato frutto dannosi dal punto di vista ambientale ed economico
 
Le vostre denunce hanno rilevanza anche legale e giudiziaria…
 “A livello regionale e attraverso le segnalazioni dei nostri circoli, utilizziamo tutti gli strumenti a nostra disposizione: denunce alle Procure, ricorsi al Tar. Ricordo che siamo stati i primi a denunciare l’illegittimità della gara per gli inceneritori alle quattro Procure siciliane interessate, le quali poi hanno passato la palla alla Dia. Le nostre denunce sono state recepite integralmente dalla Corte dei Conti e gli arresti di Gulino e Di Gati, compiuti in provincia di Messina e di Agrigento, hanno dimostrato il forte interesse della mafia alla realizzazione degli inceneritori. La denuncia penale più importante che abbiamo fatto è stata quella per l’inceneritore di Bellolampo. È stata la Regione, poi, a dichiarare nulla la gara”.

Cosa non vi convince degli inceneritori?
“L’incenerimento ha un senso dal punto di vista economico e industriale solo laddove viene utilizzato, oltre che per produrre energia, anche per produrre calore. Da noi il modello degli inceneritori non funziona, non solo a livello ambientale, ma anche dal punto di vista economico. Nel piano siciliano, in assenza di un ciclo integrato dei rifiuti, gli inceneritori sono stati pensati solo per ridurre del 75% il volume dei rifiuti. Gli inceneritori, inoltre, sono tecnologicamente superati: hanno un’efficienza del 16%, mentre altri impianti, come i dissociatori molecolari ed i rigassificatori, hanno un’efficienza che supera il 50%. Il punto è scegliere tecnologie meno inquinanti e meno costose per i cittadini”.

Articolo pubblicato il 27 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Domenico Fontana, presidente Comitato Legambiente Sicilia
Domenico Fontana, presidente Comitato Legambiente Sicilia