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Quotidiano di Sicilia
Commissario Lombardo come Montalbano
di Carlo Alberto Tregua

Dietro i rifiuti business e mafia
 

Tags: Raffaele Lombardo, Rifiuti



“Montalbano, sono”, è la classica risposta al telefono dell’ormai arcinoto personaggio inventato a tarda età da Andrea Camilleri. Il Nostro, per l’acutezza dei ragionamenti giallistici può essere paragonato a Leonardo Sciascia, per esempio in Unicuique suum un piccolo giallo di meno di 100 pagine. Paradossalmente, il Commissario di Vigata sbroglia le sue matasse con facilità e perviene entro circa due ore alla soluzione del caso.
Non altrettanto fortunato può dirsi Raffaele Lombardo, presidente dei siciliani, perché nel caso che trattiamo (la monnezza) avrà bisogno di tempi ben più lunghi. Venerdì 9 luglio il Consiglio dei ministri lo ha nominato “Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti...”.
Come sempre la burocrazia non ha il dono della sintesi. Rileviamo subito l’errore in cui è incorsa la stampa nel denominare Lombardo Commissario straordinario mentre egli è un Commissario delegato a “predisporre entro 60 giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza nella Guri - avvenuta il 23 luglio scorso - gli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti.

Nel secondo comma dell’art. 1 vi sono due gravi violazioni al principio di autonomia della Regione, inspiegabilmente accettate dal presidente Lombardo: la prima riguarda l’intesa obbligatoria con il dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri; la seconda è che “il piano è sottoposto all’approvazione del ministro dell’Ambiente...”.
Sappiamo che queste due vessazioni sono state accettate perché hanno costituito condicio sine qua non per ottenere un finanziamento di 200 mln di euro (articolo 7).
Il fatto è che non si tratta di un finanziamento supplementare, bensì di una parte delle risorse Fas 2007/2013, assegnate alla Regione siciliana con delibera Cipe 1/09. Quindi, cornuti e mazziati: sotto la tutela della Protezione civile e del ministro dell’Ambiente per utilizzare risorse che dovevano già essere a disposizione della Regione.
 
Ma vi è un ulteriore fatto grave inserito nell’ordinanza, e cioè che il Piano può essere predisposto “in deroga dell’articolo 9, c. 1 della L.r. 9/10, quella che ha ridisegnato le Ato Spa riducendole a 10, una per ogni provincia e una per le isole.
Quella legge è ben fatta e, se si attuasse rapidamente, non avrebbe bisogno di interventi straordinari, delegati fittiziamente con i nostri soldi dal Governo centrale. Un unico vantaggio procedurale presenta l’ordinanza, e cioè che il Commissario delegato può “tagliare tutte le procedure in presenza di urgenza e indifferibilità dei lavori”.
Cosicché, per legge, viene accantonato il sacrosanto principio di concorrenza che impone la messa al bando di evidenza pubblica di tutti gli appalti per la produzione di servizi pubblici. L’ordinanza che vuole fronteggiare la situazione di emergenza del settore degli Rsu della Regione siciliana non fa altro che ingarbugliare la situazione creando uno strumento amministrativo parallelo alla L.r. sulle Ato Spa, con l’effetto malefico che su questo versante non si potrà raggiungere la tanto sospirata ordinaria amministrazione.

Naturalmente, non è difficile immaginare che - come nel caso del sottosegretario e capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha emesso innumerevoli provvedimenti amministrativi d’urgenza ma che ora è nella bufera - anche Lombardo potrà incappare in situazioni spiacevoli. Sappiamo tutti benissimo che dietro l’immonda questione degli Rsu vi sono loschi affari, vi è l’inserimento prepotente della criminalità organizzata, che lucra parassitariamente, approfittando del bisogno di pulizia dei cittadini.
La criminalità organizzata non si combatte con i provvedimenti di urgenza, che tagliano i controlli di legge e quelli successivi della Corte dei conti. Ma, ribadiamo, si combatte facendo funzionare in modo ordinario la macchina pubblica.
Le 10 Ato spa possono risolvere il problema in tal modo. L’ordinanza della PCM doveva avere solo la funzione di appoggiare la riforma, non di ostruirla

Articolo pubblicato il 31 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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