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Imprese, bilancio anagrafico a due facce. Saldo positivo nel semestre, ma piccole in crisi
L’analisi di Confartigianato Sicilia agli ultimi dati delle Camere di commercio sul sistema economico. Crollo del numero di aziende artigiane (-45%). Ribisi: “Lavori pubblici giù, l’edilizia soffre”

Tags: Confartigianato, Filippo Ribisi, Imprese



PALERMO - I primi sei mesi dell’anno si sono chiusi con un bilancio anagrafico a due facce per il sistema delle imprese siciliane. Il segno più resiste, infatti, davanti al dato del saldo complessivo di 7.282 nuove imprese iscritte presso i registri della Camera di commercio fra aprile e giugno 2010 contro le 5.068 cessazioni degli stessi mesi. Il risultato è un saldo positivo di 2.214 imprese con conseguente aumento del tasso di crescita pari a +0,44.

Il dato è contenuto nell’ultima indagine di Movimpresa, la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane.
Tuttavia, dietro al saldo positivo registrato in quest’ultimo trimestre, si muovono le diverse anime dell’imprenditoria siciliana: da un lato, continua la dinamica positiva delle società di capitali, soprattutto quelle di tipo individuale; dall’altro, la crisi sembra acuire le difficoltà delle imprese più piccole. A subire l’andamento negativo, infatti, sono le imprese artigiane che da gennaio a giugno 2010 sono cresciute di sole 1.903 unità contro 3.459 cessazioni (dati Movimpresa). In totale hanno chiuso i battenti 1.556 aziende con un saldo negativo del 45 per cento.

I dati, che non lasciano spazio a previsioni ottimistiche per il futuro prossimo delle Piccole e medie imprese artigiane, sono stati presi in esame, nel corso del Consiglio direttivo riunitosi lunedì scorso presso la sede regionale di Confartigianato, dai presidenti e dai segretari delle diverse categorie che compongono l’articolato universo di Confarigianato imprese Sicilia. Fra i settori che più risentono gli effetti negativi della crisi, quelli legati alla filiera dell’edilizia, in particolare impiantisti, falegnami, ferramentai, ceramisti ma anche tutti gli altri settori in generale.

“Tale andamento negativo che pare non voglia arrestarsi - spiega Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato imprese Sicilia - è dovuto sicuramente al mancato decollo del Piano casa e ad una poco decisa politica del governo regionale nei confronti di tutto il comparto legato all’edilizia. Se poi estendiamo il ragionamento anche ai lavori pubblici, vediamo che è tutto fermo. Ciò anche a causa di una legge sugli appalti, di recente approvazione, che non favorisce certamente un mercato che già proviene da una pesante crisi e della mancanza di investimenti da parte della Regione e degli Enti locali- sempre in tema di lavori pubblici-. Il risultato è che oggi ritroviamo un settore in grave sofferenza, mentre fino a qualche anno fa era trainante per l’economia dell’Isola. L’assessorato regionale alle Infrastrutture e mobilità ha stanziato circa 300 milioni di euro per il recupero ed il rilancio dei centri storici dell’Isola. Ma la domanda è: quanti sono i comuni che possono utilizzare questi fondi e soprattutto dove sono finiti i bandi? Cosa si aspetta a pubblicarli?”.

Articolo pubblicato il 05 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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