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Bellolampo, fermo lÂ’impianto per smaltire il percolato
di Marina Pupella

Durante la presentazione di un sistema per eliminare il residuo delle discariche, emerge l’anomalia. I costi attuali sono pari ad 80 € per tonnellata, con l’innovazione a 12 €/t

Tags: Rifiuti, Ambiente, Bellolampo, Percolato



PALERMO - Ricavare acqua pura dal percolato. Effettuare la decontaminazione delle enormi quantità di percolato accumulatesi nelle discariche, per eliminare gli alti costi del trasporto e del conferimento alle strutture specializzate di Gioia Tauro. Non è un’operazione di fantasia ma reale, praticata da oltre vent’anni in diverse parti del mondo (Italia compresa, a Grosseto ed in provincia di Cagliari ce ne sono già due) attraverso la tecnologia cosiddetta “a membrana”, che utilizza il sistema di osmosi inversa.

Si tratta di un sistema di separazione di liquidi (un fenomeno frequentemente riscontrabile in natura con l’osmosi) a diverso grado di salinità  che vengono separati da una membrana semi-permeabile. La membrana è permeabile alle molecole d’acqua, mentre i sali e gli altri componenti dell’acqua vengono bloccati. Per osmosi inversa, la pressione viene esercitata sull’acqua salata per forzare le molecole d’acqua pura a passare attraverso la membrana semi-permeabile. La maggior parte dei sali disciolti, materiale organico, batteri e solidi sospesi non riescono fisicamente a passare attraverso la membrana e vengono quindi scaricati dall’impianto in una salamoia. E da tutto questo processo si ricava solo acqua pura, che può essere scaricata in acque superficiali (laghi, fiumi) o persino riutilizzabile per scopi irrigui.

Un impianto di trattamento ha un valore di circa 600 mila euro, e 10-12 euro è il costo medio per metro cubo di percolato lavorato. Un risparmio notevole, considerato che per il trasporto per singola tonnellata di percolato in Calabria ci costa 80 euro.
A presentare nei giorni scorsi presso i locali della Protezione civile regionale il sistema di waste water treatment, cioè del trattamento del percolato di discarica, l’amministratore delegato della Rochem marine di Genova, Adriano Romano.
 
“Prima che si usassero questi impianti - spiega- il percolato veniva raccolto e trasportato in cisterne nei vari depuratori, che però non erano progettati per questo tipo di refluo e di conseguenza più che trattarlo lo diluivano, con grave danno per l’ecosistema marino. A questo poi si aggiungevano gli elevati costi per il trasporto. Il sistema, ad ‘osmosi inversa’ invece utilizza dei permeatori innovativi ‘a membrane piane’ che determinano, tra le altre cose, un minore sporcamento dei moduli e riducono i lavaggi e l’utilizzo di prodotti chimici”.

La parte residuale, il concentrato di fanghi, pari al 30-40 per cento viene poi conferita in discarica.
“Parte del concentrato - aggiunge l’ad di Rochem- viene processata in discarica e in certi casi aiuta a mantenere la stessa in zone dove le piogge non sono abbondanti” . Nel corso della presentazione, è emerso che esiste già un impianto trattamento del percolato, nella discarica di Bellolampo, a Palermo. Ma allora come è potuto accadere che si sia formato quel lago e tutto il resto?
“Esiste effettivamente un impianto di trattamento - rispondono dall’Amia- ma la Regione non autorizza lo smaltimento dei fanghi essiccati nella quarta vasca perchè non la ritiene in sicurezza. Quindi ora si dovrà costruirne un altro considerato più idoneo”.

Articolo pubblicato il 05 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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