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Sanità: pubblicato sulla Gurs il decreto sulle tariffe dei parti
di Lucia Russo

Prevista l’istituzione di una Commissione tecnica per il monitoraggio dei tagli cesarei: 1.900 euro per tutti e 2.200 euro per interventi su partorienti precesarizzate

Tags: Tagli Cesarei, Sanità, Tariffe



PALERMO - è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 35 del 6 agosto 2010 il preannunciato decreto del 14 luglio scorso, dell’assessore alla Salute Massimo Russo che ha uniformato le tariffe per il parto come segue:
— D.R.G. n. 371 - parto cesareo senza complicanze: € 1.900,00;
— D.R.G. n. 373 - parto vaginale senza diagnosi complicanti: € 1.900,00;
— D.R.G. n. 374 - parto vaginale con sterilizzazione e/o dilatazione e raschiamento: € 1.900,00.

È scritto nell’articolo 2 del decreto: “Qualora il D.R.G. n. 373 sia associato al codice procedura 0391-partoanalgesia e/o 0392-parto vaginale in precesarizzata, la tariffa corrispondente è la seguente:
— D.R.G. n. 373 - parto vaginale senza diagnosi complicanti associato al cod. 0391 - partoanalgesia: € 2.200,00;
— D.R.G. n. 373 - parto vaginale senza diagnosi complicanti associato al cod. 0392 - parto vaginale in precesarizzata: € 2.200,00.

Sempre il decreto, all’art. 3, stabilisce che gli operatori sanitari dovranno offrire alle donne in gravidanza informazioni riguardo alla gestazione e alle diverse modalità di parto seguendo le raccomandazioni contenute nelle linee guida ministeriali n. 19 del gennaio 2010 “Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole”.

Infine, con successivo provvedimento, verrà istituita un’apposita commissione tecnica per il monitoraggio e la sorveglianza dei tagli cesarei nella Regione siciliana.

L’esigenza della rideterminazione delle tariffe dei parti in Sicilia nasce non solo dall’esigenza di adeguarsi alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità e ai parametri fissati dal ministero della Salute ma anche al decreto 24 dicembre 2008, recante “Indirizzi e criteri per l’applicazione del Piano di rientro di cui all’art. 1, comma 180, legge 30 dicembre 2004, n. 311” che, individua, nelle azioni da perseguire al fine del rientro, la “progressiva riconversione della produzione (ospedaliera ed ambulatoriale) non coerente con i parametri di appropriatezza, tenendo a riferimento il D.P.C.M. sui livelli essenziali di assistenza (LEA) del 21 novembre 2001”.

Le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità - addirittura dal 1980 - fissano la soglia di parti cesarei al 10-15% e le indicazioni del Ministero della salute la fissano al 20%.

Ci sono pure gli standards europei riportati nel rapporto Euro-Peristat “Europea perinatal healt report 2008” pubblicato nel dicembre 2008, dal quale si evince che l’Italia presenta, a livello europeo, la più alta percentuale di cesarei con valori tendenzialmente più alti nelle regioni meridionali.

Articolo pubblicato il 12 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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