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Cultura della legalità e gioco di squadra
di Valerio Martorana

Forum con Alberto Leone, presidente del Tribunale di Gela

Tags: Alberto Leone



Da quando tempo ricopre l’incarico di presidente del tribunale di Gela?
“Sono stato nominato nel luglio dello scorso anno ed ho preso possesso il 13 di novembre. Gela è un tribunale che impone la presenza, è un’esperienza esaltante fare il giudice in questa città. Sono un giudice con la porta aperta, le barriere vanno eliminate. Sono dell’idea che un giudice non debba restare molto nel posto dove lavora e occuparsi delle medesime funzioni. La nuova normativa che adesso impone il turnover degli incarichi direttivi, con molta serenità, è stata ben accetta”.

Ci voleva questo riordino?
“Dei magistrati si può dire tutto il male di questo mondo, possiamo ben dire che in un anno e mezzo hanno realizzato una metamorfosi ed il riciclo epocale della dirigenza. è l’unica amministrazione statale in Italia, forse in Europa, che in così poco tempo ha cambiato tutti i vertici dei suoi uffici. è una rivoluzione epocale che consentirà alla magistratura un nuovo slancio. A breve firmeremo tutti i presidenti del distretto della Corte di Appello di Caltanissetta un protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia per l’attuazione del processo telematico civile. Abbiamo attuato l’informatizzazione e l’anagrafe degli avvocati e stiamo facendo quella dei consulenti tecnici per la digitalizzazione delle comunicazioni. Non appena sono arrivato a Gela ho attivato la posta elettronica interna che non c’era, un provvedimento di una semplicità unica: riusciamo a comunicare in tempo reale. Mi porto dentro il mio Dna una convinzione: la cultura della regola; ogni magistrato deve essere rigoroso prima con se stesso e poi con gli altri (anche le norme ordinatorie).In trentadue anni di servizio mai una sentenza depositata fuori termine, nessuna. è un problema di organizzazione.

Come ha trovato questo tribunale, l’organico è sufficiente?
“Il tribunale di Gela nasce nel 1991 per volontà del Capo dello Stato, l’allora presidente Cossiga, per essere un presidio di legalità in un territorio che ha problemi di criminalità consistenti. Non vi dovrà stupire il dato che vi darò sulle pendenze dei processi, anche perché sono molto laboriosi e di una certa consistenza. Al numero limitato dei processi corrisponde una difficoltà nella trattazione dei singoli processi penali. Questi primi mesi li ho passati a scannerizzare il lavoro fatto; la situazione è brillante, perché vi è stato in questi ultimi anni un manipolo di giovani magistrati che è rimasto li per cinque anni e questo ha prodotto dei risultati consistenti. Ad oggi il tribunale collegiale penale ha una pendenza di 56 processi. Il dato numerico può sembrare esiguo, a questo corrisponde un dato: sono processi che provengono, in larga parte, dalla Procura della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta per fatti di criminalità organizzata ed a carico di numerosi imputati”.

Qual è la situazione per i processi di rito monocratico?
“Per questi processi c’è un deciso miglioramento dei numeri rispetto al dato di inizio anno che era di 1065 processi; a fronte di 311 sopravvenienze, sono state esaurite 391 processi e quindi c’è un gap positivo. Il dato finale si è ridotto a 985 processi. L’organico della sezione penale è composto da cinque magistrati più il presidente di sezione e tre vuoti d’organico che sono stati colmati con l’assegnazione di tre nuovi giovani magistrati, che si chiamano Mot (magistrato ordinario di tribunale): Valentina Balbo, Domenico Stilo e Barbara Nestola. Per loro ho creato un ruolo promiscuo che prevede la funzione sia civile che penale (al collegio)”.

E la sezione civile?
“Ho riscontrato qualche sofferenza nei tempi di deposito del provvedimento. Abbiamo cinque magistrati più il presidente. Gli altri due magistrati svolgono funzioni di gip e gup per un totale di 14 magistrati. Svolgo un ruolo consistente, sollevando qualche collega che aveva sofferenza come carico numerico e insieme stiamo cercando di recuperare tutto ciò che era rimasto pendente”.

Cosa significa la cultura della regola?
“Ho detto ai miei colleghi che bisogna essere rigorosi prima con se stessi e poi con gli altri. Il rigore impone il rispetto di tutte le norme processuali, anche quelle ordinatorie: è un problema di organizzazione.
“C’è un generale malcontento nel personale perché vedono che le persone vanno in pensione e non vengono sostituite; non sono ancora entrati nella mentalità che dovranno fare loro il lavoro del collega andato in pensione.
“Con la riforma del processo civile si abbreviano i termini dell’appello, c’è un nuovo impulso al processo telematico. La via è questa: fare si più con meno personale ed ottenere risultati ancora più brillanti. Dobbiamo cercare di entusiasmare e motivare il personale”.

Come può il tribunale seguire la vita dei cittadini?
“Sto visitando tutti i comuni per capire quale domanda di giustizia vi è, ricevendo gli imprenditori, i politici, le associazioni di volontariato, voglio fare gioco di squadra”.

Che collaborazione si è instaurata con l’Università?
“Costituiremo a Gela un ente culturale che si chiama Lapec (laboratorio permanente esame e controesame del dibattimento penale); dovrebbe essere un laboratorio che vede riuniti magistrati, avvocati, professori universitari dei tribunali di Caltanissetta e Gela per l’esame delle questioni principali del processo penale”

Articolo pubblicato il 05 giugno 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Alberto Leone, presidente del Tribunale di Gela
Alberto Leone, presidente del Tribunale di Gela