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“Lo sfruttamento eccessivo compromette l’uso potabile”
di Rosario Battiato

Intervista al direttore dell’Agenzia regionale protezione ambientale. Marino: “Manca la consapevolezza all’uso sostenibile”

Tags: Acqua, Sergio Marino, Arpa



PALERMO - Sergio Marino è direttore dell’Arpa (Agenzia per la protezione ambientale)  Sicilia.
Negli ultimi anni lo sfruttamento delle falde acquifere siciliane si è fatto maggiormente intenso date le perforazioni più profonde, la quantità di acqua prelevata in crescita e l'aumento del numero di pozzi. Che rischi ci sono se si dovesse continuare ad agire in questo modo?
“Intanto ci sono i rischi connessi ad un abbassamento della falda con relative intrusioni e quindi una possibile compromissione dell’utilizzo dell’acqua per uso potabile, inoltre una diminuzione della presenza dell’acqua ne riduce la potenzialità in presenza di eventuali fonti di inquinamento come fitofarmaci e pesticidi”.

Lo stato di sfruttamento del settore etneo sembra particolarmente rilevante. La soluzione per limitare i danni quale potrebbe essere?
“Di base ovviamente si dovrebbero limitare i perforamenti, ma anche gli emungimenti per uso agricolo e per uso privato. Sarebbe importare mantenere a livello l’attuale situazione etnea, anche se la potenzialità dell’acquifero etneo è tale che non credo si possa arrivare a situazioni di estrema gravità, in quanto questo grande e naturale serbatoio di acqua garantisce una riserva notevole. Di certo, si avverte la necessità di una maggiore salvaguardia, sia da parte degli Enti locali che dei cittadini. Manca ancora quella consapevolezza sufficiente per uno uso sostenibile delle risorse idriche”.

Nell’inquinamento delle falde acquifere quanto hanno inciso i decenni di presenza dell’industria petrolchimica sul suolo siciliano?
“L’industria petrolchimica dei Sin (Siti di importanza nazionale, ndr) di Priolo, Gela e Milazzo, ha certamente avuto un ruolo rilevante nell’inquinamento delle falde. Quelle aree sono, infatti, già oggetto di interventi di bonifica sottostanti. Bisogna attivare le procedura di bonifica in tempi rapidi perché non sono ancora da considerarsi irrimediabilmente compromesse”.

Articolo pubblicato il 13 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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