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Quotidiano di Sicilia

Nuovo anno accademico tra tagli e test
di Antonio Borzì

Montano le proteste da parte di addetti ai lavori e studenti a poche settimane dall’inizio delle lezioni. Da quest’anno tutti i corsi dell’ateneo catanese saranno a numero programmato

Tags: Numero Programmato, Università, Proteste



CATANIA - Il mondo universitario in questi giorni estivi di calma apparente si appresta a vivere una stagione dalle grandi agitazioni. Infatti gli effetti della riforma Gelmini si faranno sentire nel nuovo anno accademico pronto a partire e non è da escludere che si torni a protestare anche in modo eclatante. Infatti ancora sono vivi nella mente dei palermitani le immagini di esami all’aperto con i 34 gradi di un luglio infuocato. Il tutto per protestare contro i tagli alla ricerca portati dalla nuova riforma.
Saranno proprio i ricercatori il nodo del prossimo anno accademico. Spesso protagonisti per anni di un ruolo non definito in modo adeguato hanno ricoperto diverse mansioni fondamentali per il corretto svolgimento di lezioni ed esami universitari. I 25 mila ricercatori italiani, spesso sottopagati, sono adesso nell’occhio del ciclone per una serie di tagli che, nei piani del ministro, dovrebbero riportare la meritocrazia all’interno delle retribuzioni universitarie.

Dal punto del diritto allo studio, altro cavallo di battaglia delle proteste dello scorso anno, il quadro non sembra migliorare.  Si moltiplicano i test d’ingresso ai corsi triennali. Mentre a Palermo si deve svolgere la prova per verificare l’effettiva preparazione e permettere un adeguato allestimento degli studi (salvo i corsi a numero programmato) a Catania il quadro è diverso e a tratti drammatico.

Infatti da quest’anno tutti i corsi dell’ateneo catanese saranno a numero programmato. Chi vorrà seguire le lezioni dovrà infatti superare una prova ad hoc per ogni indirizzo. E i numeri mostrano chiaramente come i posti a disposizione dei futuri studenti etnei siano insufficienti.  Scaduta il 5 agosto la data di presentazione delle domande per i test sono giunte 23.156 domande per un numero complessivo di posti disponibili che ammonta a 9.270. Ma questo dato deve essere letto tenendo conto della possibilità offerta agli studenti di presentare domande multiple per i vari indirizzi scelti. Il tutto pagando, per ogni domanda, una tassa di 40 euro. E se a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca questa soluzione porterà alle casse dell’ateneo guidato da Antonino Recca una  somma non indifferente.

Secondo gli uffici catanesi gli iscritti ad almeno una prova sono circa 12 mila. Un numero che fa intuire come siano stati abbondanti le istanze multiple. Il pagamento della tassa di 40 euro mette in risalto come, per gli studenti indigenti, siano precluse le possibilità offerte ai colleghi più facoltosi. Inoltre in questo modo si verificherà in alcuni casi l’adesione a facoltà con una maggiore disponibilità di posti ma che non erano in cima ai desideri degli iscritti.
E non sarà sicuramente una delle iscrizioni più facili da raggiungere quella della facoltà di scienze biologiche. Con i suoi 250 posti disponibili a fronte di quasi 1.500 domande rappresenta uno dei traguardi più ostici mentre si dimostrano abbordabili facoltà tradizionali come giurisprudenza e lettere.

I tagli hanno anche portato in Sicilia all’epurazione dalla lista dei corsi di quegli indirizzi che registravano un numero minimo di iscritti. Nell’ottica dell’efficienza dei costi è stato cancellato a Messina il corso di scienze statistiche e, in tutti gli atenei siciliani, si è verificato un compattamento dei corsi con meno iscritti.
In un quadro sicuramente confuso come quello di quest’anno gli uffici preposti ad informare gli studenti cercano di dare delle indicazioni più o  meno precise. Infatti il Cot (centro orientamento e tutorato) di Palermo ha aperto le porte il 2 agosto per dare delle indicazioni a tutte le matricole. Aspiranti matricole che a Catania, visti gli ardui test d’ingresso, hanno usufruito dei diversi corsi di preparazione che si sono svolti e si svolgeranno alla Cittadella.
 

Decreto Recca. Corsi in scadenza: passaggio d’anno assicurato
 
CATANIA - In questi giorni  fa discutere il presunto Decreto Recca. Viene chiamata così  la comunicazione del rettore etneo che recita testualmente:   “Per gli studenti iscritti ai corsi di studio non più attivati nell’A.A. 2010-2011 viene eliminata ogni limitazione all’iscrizione agli anni successivi al primo”.
Insomma per chi deve passare all’anno successivo non diviene più vincolante il raggiungimento di una soglia di crediti minima. Il documento, protocollato il 27 luglio scorso, prevede la ratifica del provvedimento alla prima riunione utile degli organi di governo universitari. Anche  se la soluzione è prevista soltanto per gli iscritti ai corsi che “stanno scadendo” fra gli studenti la confusione è crescente.

A dare una lettura maliziosa, e in alcuni casi questa potrebbe essere una chiave corretta, forse Antonino Recca con questa soluzione vorrebbe evitare agli studenti etnei d’impantanarsi negli studi gravando in questo modo nella graduatoria  dei vari atenei che, e questo punto sarà fondamentale nel raggiungimento dei finanziamenti, vede negli studenti fuori corso uno degli elementi fondamentali. In attesa di una comunicazione ufficiale con la ratifica di questa soluzione comunque si attesta  un altro provvedimento che, vista la data di fine luglio, porterà sicuramente lo scompiglio in studenti già con i nervi tesi per tutti i cambiamenti che sono costretti ad affrontare anno dopo anno. (ab)

Articolo pubblicato il 20 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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