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Messina - Differenziata, peggio non si può nonostante le carissime imposte
di Francesco Torre

Ben al di sotto dell’obiettivo del 20 per cento, Messina resta inchiodata ad un misero 4,4. La città è la seconda d’Italia in spese per servizi, ma la qualità è sempre carente

Tags: Messina, Rifiuti, Ato3, Raccolta Differenziata



Messina - Che l'Ato3 fosse un'azienda con serie difficoltà a produrre risultati (salvo concedere posti di lavori alle varie “clientele”) lo si sapeva da tempo. E d'altra parte ogni anno ce lo ribadiscono tutte le classifiche nazionali sulla raccolta differenziata, dove non riusciamo quasi mai ad andare oltre il penultimo posto in Italia. Maglia nera, fanalino di coda, cucchiaio di legno.
La nuova legge regionale del settore, la n. 9 del 2010, aveva fissato degli obiettivi ben precisi, coordinati in base alle direttive europee: il 20% entro il 2010, il 35% entro il 2011, il 50% entro il 2012. A ben vedere, però, si tratta di risultati utopistici, che nessuno in Sicilia (ultima regione in Italia per percentuale di raccolta differenziata) potrà mai raggiungere, men che meno Messina che, secondo i dati Istat sugli indicatori ambientali urbani 2009, recentemente presentati, è ferma ad un misero e vergognoso 4,4%. Solo Siracusa riesce a fare peggio, con il 3,8%. Ma è una magra, magrissima consolazione.

Lo sappiamo, questi numeri aprono la solita infinita questione, paragonabile solo all'eterna domanda se sia nato prima l'uovo o la gallina. Ovvero: se in città nessuno differenzia è colpa dei cittadini incivili e ancora non pronti a questa rivoluzione culturale o delle istituzioni che non sono capaci di incentivare e promuovere queste azioni, anche grazie alla creazione di strutture idonee? Ad onor del vero, nell'ultimo anno a Messina sono sorti diversi centri di raccolta, che di fatto hanno aumentato la copertura su tutto il territorio degli strumenti per differenziare. Tali centri, però, a tutt'oggi vengono praticamente disertati dalla cittadinanza, se non per depositare i rifiuti ingombranti (anche se la Panoramica rimane sempre il luogo migliore per abbandonare frigoriferi, divani e materassi). Certo, i cittadini avranno anche le proprie responsabilità, e d'altra parte l'indolenza e la pigrizia dei messinesi sono note e si esprimono in tutti i settori. Ma è anche vero che l'attività di educazione ambientale nelle scuole, la consegna di sacchetti di colore diverso porta a porta, una politica di premialità fiscale per chi differenzia sono interventi mai presi in considerazione dai vertici dell'Ato3.

Insomma, le responsabilità politiche sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto quando invece di nominare un tecnico con esperienza nel settore, un sindaco decide di affidare il vertice dell'azienda ad un amico di famiglia su cui pesa al momento anche un indagine della Procura per truffa ai danni del Comune. Certo, tutto questo a meno di non voler pensare che, geneticamente, i messinesi siano inferiori – per esempio - ai cittadini di Prato, quest'anno in cima alle graduatorie sulla raccolta differenziata.

COSTI ALTI - Potevate mai pensare che la città dello Stretto fosse la seconda città più cara d'Italia? Più di Roma, di Milano, di Torino, di Genova, di Napoli, di Bari, e seconda soltanto a Palermo? è quanto rivelato dall'Osservatorio nazionale della Federconsumatori nell'ambito dell'”Indagine sui costi di cittadinanza”.

La formula della ricerca è molto semplice. Si pone come campione un modello familiare composto da tre persone con un reddito totale di 36 mila euro l'anno. Poi si mettono insieme tutte le spese per servizi (acqua, immondizia, asili ecc.), si sommano alle imposte locali e il gioco è fatto. La spesa annua di una famiglia media di Messina risulterebbe così di 2154 euro, 500 euro più che a Venezia, 200 in più della media nazionale. La città dello Stretto, inoltre, risulterebbe al top per quanto riguarda le spese per asili nido (solo due le strutture comunali) e addizionale Irpef. Un record che, messo in relazione alla qualità dei servizi (basti pensare a interi quartieri senza acqua per giorni, ai trasporti pubblici, alla già citata carenza di asili), non fa che dare ragione ai tantissimi messinesi – soprattutto giovani - che ogni anno decidono di prendere il traghetto e salutare questa città balorda.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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