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Misure di contrasto alla corruzione nelle Pa
di Raffaella Pessina

L’Ars approverà a breve il Ddl n. 520 che contiene le norme tanto attese. Non solo le disposizioni nazionali, anche una legge regionale

Tags: Corruzione, Pa



PALERMO - Mentre il Parlamento nazionale non ha ancora approvato il Disegno di legge per la prevenzione e la repressione della corruzione nella Pubblica amministrazione, la Regione siciliana queste regole le ha già approntate autonomamente, è il caso di dirlo, ed è in attesa di approvarle in Aula, con il Ddl n. 520 dal titolo “Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l’informatizzazione della pubblica amministrazione, l’efficienza,  l’agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione della legislazione regionale”.

Infatti, come specificato dal Disegno di legge nazionale, “Le amministrazioni pubbliche assicurano la trasparenza come livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili. La trasparenza è assicurata attraverso la pubblicazione, sui siti istituzionali delle Pa, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione, con particolare riferimento ai procedimenti di: autorizzazione o concessione, scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta, concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché di attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati, concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera”.

Ed è proprio così che il documento siciliano si è organizzato: all’art. 3 dal titolo “Informatica e trasparenza” viene specificato quale comportamento deve assumere il dipendente regionale nei confronti di altre amministrazioni e con il cittadino, utilizzando il sistema telematico. Ad esempio la reperibilità telefonica e per e-mail di qualsiasi dipendente con la specifica delle funzioni, tutte informazioni che si devono poter trovare facilmente sul sito dell’amministrazione pubblica. Infatti, spesso le pratiche si prolungavano a causa di dipendenti poco ossequiosi del regolamento e dell’etica professionale, creando quei ritardi che da sempre hanno caratterizzato l’apparato burocratico regionale.

È chiaro che nella legge regionale non sono previsti alcuni provvedimenti come il Piano nazionale Anticorruzione, come in quello statale. È l’attuazione di una delle previsioni di cui all’art. 5 della Convenzione Onu contro la corruzione (ratificata con legge del 3 agosto 2009, n.116). Viene predisposto e coordinato dal dipartimento della Funzione pubblica, quale Autorità nazionale Anticorruzione (ai sensi dell’art. 6 della legge di Ratifica). Passa attraverso alcune fasi che porteranno le Pa a valutare e “mappare” il livello di rischio corruzione dei diversi uffici, definire misure per presidiare il rischio corruzione e prevenire le potenziali minacce all’integrità del sistema (ad esempio, la rotazione dei dipendenti nelle posizioni più esposte al rischio corruzione).

A livello nazionale è previsto anche l’Osservatorio sulla Corruzione e gli altri illeciti nella Pubblica amministrazione, che sarà il “faro” per chi cerca informazioni ufficiali, complete e, quindi, corrette su questo fenomeno, evocativo ed eclatante, spesso raccontato insieme a termini quali “allarme” ed “emergenza”, che non ne aiutano la reale comprensione. L’Osservatorio cura l’analisi aggiornata dei fenomeni corruttivi e ne riferisce, con cadenza annuale, al ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione che, a sua volta, ne informa il Governo, il Parlamento, la commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Pubbliche amministrazioni e gli organismi internazionali.

Il Ddl regionale al Titolo II sulle “Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso”, viene specificato che il dipendente o il dirigente non deve accettare doni di qualsiasi genere né tantomeno richiederli e, qualora gli venissero offerti, è obbligato a riferire l’accaduto.

In entrambe le leggi, soprattutto, viene specificata l’obbligatorietà del monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali anche al fine di evidenziare eventuali anomalie. La mancata o incompleta pubblicazione da parte delle pubbliche amministrazioni di queste informazioni costituisce violazione degli standard qualitativi ed economici ed è oggetto di responsabilità dirigenziale.

Infine, il Ddl nazionale prevede l’istituzione di un elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso ai quali possono rivolgersi gli esecutori dei lavori, servizi e forniture. La Prefettura effettua verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei suddetti rischi e, in caso di esito negativo, dispone la cancellazione dell’impresa dall’elenco.

Articolo pubblicato il 26 agosto 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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