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Palermo - Palazzi storici lasciati a marcire, ‘nobili’ decaduti tra l’indifferenza
di Luca Insalaco

C’è un piano di interventi da 24 mln € appena approvato, ma al momento il degrado abbonda. Vucciria, piazza Pretoria, via Maqueda: il centro è pieno di tristi esempi

Tags: Degrado, Palazzi, Vucciria, Piazza Pretoria, Via Maqued



PALERMO – Il capoluogo ha un patrimonio storico-culturale tra i più vasti ed importanti del nostro Paese. Il trattamento riservato a tali beni, tuttavia, è spesso l’indifferenza, l’oblio, talvolta perfino l’offesa. L’esempio del degrado che ne consegue è sotto gli occhi di tutti specie tra i vicoli di un centro storico che è zeppo di opere architettoniche e monumentali di enorme rilievo artistico.
Prendiamo ad esempio il Genio di Piazza Garraffo, nel cuore della Vucciria, nume tutelare laico della città risalente alla fine del Quattrocento. L’ultimo sfregio al monumento è stato compiuto con il trafugamento degli stemmi dei quattro mandamenti situati nello zoccolo, in bassorilievo, nonché di due statue che rappresentavano le Sante vergine e tutti i fregi. A seguito di un controllo, la polizia municipale ha apposto i sigilli al complesso monumentale “per degrado e stato d’ abbandono”.

Non si contano, poi, i palazzi storici lasciati a marcire nella più totale incuria. Un caso emblematico, anche per la sua posizione, è quello di Palazzo Chiaramonte Bordonaro. L’edificio sorge in Piazza Pretoria ed è quindi dirimpettaio di Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo. Dopo il restauro di Palazzo Bonocore, Palazzo Bordonaro è rimasta l’unica fetta in abbandono del quadrilatero che ha al proprio centro la fontana del Camilliani. Nel 2000 fu avviato il cantiere di restauro, grazie ai fondi messi a disposizione dal Comune, ma il cantiere si bloccò ben presto, pare per dissidi tra gli eredi proprietari dell’immobile. Non ultimati i lavori entro i tempi prefissati, il Comune ha battuto cassa ai proprietari per la restituzione dei contributi erogati. Il risultato è la desolazione alla quale i palermitani sono ormai abituati.

La panoramica sui nobili decaduti potrebbe continuare a lungo, soffermandosi, ad esempio, sul Cassaro e precisamente su Palazzo Papè di Valdina. L’edificio settecentesco è appartenuto a varie famiglie nobiliari fino a passare nelle mani della famiglia Papè Valdina. Sopravvissuto al regime borbonico, rimase danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.  Della magnificenza di un tempo resta ben poco, insomma. Un destino che accomuna il palazzo alla Galleria delle Vittorie, in via Maqueda, un tempo salto commerciale della città ed oggi rudere posto sotto sequestro.

Due giorni fa, il Consiglio comunale ha approvato un piano di interventi da 24 mln € per il recupero e la valorizzazione del centro storico. La delibera, predisposta dall’assessore al Centro storico Maurizio Carta, prevede il restauro degli edifici monumentali, il recupero del tessuto edilizio sia pubblico che privato, la messa in sicurezza degli edifici, la riqualificazione degli spazi pubblici e l’innalzamento del benessere degli abitanti.

Al momento, però, oltre ai progetti di recupero e alle enunciazioni di intenti, che si trasformano in cantieri, se tutto va bene, solo dopo parecchi mesi, restano le vetrate in frantumi, le insegne sbiadite e gli affreschi malridotti a memoria degli antichi fasti.

Articolo pubblicato il 02 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La Galleria delle Vittorie
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Il Genio di piazza Garraffo
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Palazzo Papè di Valdina
Palazzo Papè di Valdina