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Quotidiano di Sicilia

Un passato da dimenticare sprecati centinaia di miliardi
di Michele Giuliano

2.800 dipendenti dal ‘92 al ‘96 sono costati 866 miliardi di lire. Tempo fa si era parlato all’Ars di riaprire le porte alla Resais



PALERMO - Davvero incredibili le stime di quanto sia costata la Resais alla Regione in quest’ultimo decennio o poco più. A metà degli anni ’90 aveva azzardato a fare una previsione l’allora assessore all’Industria della Regione, un giovanissimo Giuseppe Castiglione. Dai suoi calcoli sono venute fuori delle cifre davvero astronomiche. Solo dal 1992 al 1996 i tre enti regionali, e cioè l’Ems, Ente minerario siciliano, l’Espi, Ente siciliano per la promozione industriale, l’Azasi, Azienda asfalti siciliani, e le società collegate hanno perso 841 miliardi di lire. Inoltre gli allora 2 mila e 800 dipendenti della Resais sono costati nello stesso periodo 866 miliardi sempre di lire. Non è certamente stata una bazzeccola nemmeno l’ultima manovra fatta con la leggina numero 21 del 2002 che ha permesso l’ingresso di altri lavoratori provenienti da Consorzi di Bonifica e cantine fallite. Solo per quell’anno l’Ars diede una copertura finanziaria di un milione e 200 mila euro. C’è però un pericolo dietro l’angolo e cioè che l’Ars ed il governo siciliano tornino ad aprire le porte della Resais.

Se ne era già parlato lo scorso settembre quando l’assessore al Commercio ed alla Cooperazione, Roberto Di Mauro, propose di far transitare i 38 dipendenti dell'Ente Autonomomo della “Fiera del Mediterraneo” di Palermo, in via di scioglimento, proprio alla Resais. “Una strada percorribile –aveva affermato Di Mauro - è il traghettamento del personale all'area speciale istituita presso la Resais, che potrebbe farsi carico degli oneri contributivi e dei contenziosi”.
Sono passati da allora 8 mesi e della questione non si è più parlato: ma il rischio che questa manovra si concretizzi è tutt’altro che scampato.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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