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Quotidiano di Sicilia

Regione on line ignora linee guida
di Marina Mancini

Siti web. Quello della Regione è da rifare.
Linee guida. Destinatarie delle linee guida ministeriali sono tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, co 2 del d. lgs 165/2001, tra cui anche le Regioni a statuto speciale.
Dominio “gov.it”. La diffusione del dominio “gov.it” garantisce la natura pubblica dell’informazione e l’appartenenza di un sito a una pubblica amministrazione

Tags: Regione Siciliana, Internet, Web



PALERMO - La Sicilia non risponde al dettato delle nuove linee guida riguardanti i siti pubblici che il ministero della Pa ed Innovazione ha varato per qualificare la migliore presenza online delle amministrazioni pubbliche così come previsto dall’articolo 4 della direttiva n. 8/2009.

Destinatarie delle linee guida sono tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 165/2001, vale a dire, tra le altre, anche le Regioni a statuto speciale. I siti della Pa siciliana, per lo più non appaiono ancora pronti al restyling previsto dalla linee che sono state varate, in prima istanza, il 2 marzo 2010, sottoposte a due mesi di consultazione pubblica telematica sul sito del Ministero con oltre 17mila accessi da parte dei vari stakeholder che hanno proposto modifiche e miglioramenti, utilizzati per la revisione e per le successive edizioni – le linee verranno infatti aggiornate ogni anno e corredate da un vademecum di approfondimento - e ripubblicate infine lo scorso 26 luglio su www.innovazionepa.gov.it dove sono consultabili. Tra i punti chiave previsti dal documento, sottoscritto dal ministro Brunetta, la diffusione del dominio “gov.it” che garantisce la natura pubblica dell’informazione e l’appartenenza di un sito a una pubblica amministrazione, l’utilizzo degli strumenti Web 2.0 per garantire l’interazione con i cittadini, la razionalizzazione dei contenuti ed il miglioramento dell’offerta informativa e di servizio oltre alla dismissione dei siti obsoleti.

Altro punto fermo riguarda il trattamento dei dati e la pubblicazione della documentazione pubblica nonché l’introduzione della figura del responsabile del procedimento di pubblicazione dei contenuti.
La metodologia si basa sulla elaborazione di sei indici che rappresentano la rispondenza di un sito alle diverse categorie di requisiti trattati dalle linee guida: requisiti tecnici e legali; accessibilità ed usabilità; valore dei contenuti; servizi; apertura e amministrazione 2.0.

“La rivoluzione digitale passa anche per la creazione di portali efficienti e intuitivi”, aveva detto il ministro Brunetta all’indomani della pubblicazione della prima versione ma pare che in Sicilia siamo ancora lontani dagli standard suggeriti dal documento e occorre sottolineare che l’applicazione delle linee guida è rilevante anche ai fini della misurazione e della valutazione delle performance sia organizzative, sia individuali previste dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 150/2009.
A partire dal sito della Regione Siciliana che non ha ancora attivato il domino “gov.it” sono molti i siti di Comuni, Province, Aziende sanitarie e scuole pubbliche siciliane che non hanno ancora fatto proprie le linee guida. Solo alcuni fanno eccezione (vedi articolo in basso)

La Regione Siciliana aveva già introdotto principi inerenti la Società dell’informazione con l’approvazione di due leggi regionali: la legge regionale n. 6/2001 sull’istituzione del coordinamento dei sistemi informativi e la legge n.10/1999 sulla razionalizzazione della spesa informatica.
è importante sottolineare che le linee guida vanno applicate a tutto quel che della PA corre sul web; ovvero a tutti i siti ed alle iniziative in rete dell’ente.

Il sito principale della Regione siciliana www.regione.sicilia.it pare avere alcune lacune, facilmente rilevabili. Per quanto riguarda l’indirizzo, non si riscontra il dominio del genere “nome-ente.gov.it” e ciò non solo nei siti ufficiali ma anche  nei siti dipendenti; solo una parte dei contenuti minimi richiesti nelle linee guida è presente nel portale; in parte relativamente ai percorsi, ai contenuti minimi ed al sito, non sono presenti elementi relativi al web semantico (si intende per web semantico la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i file pubblicati siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all’interrogazione, all’interpretazione e, più in generale, all’elaborazione automatica. Si basa sul Resource Description Framework (RDF), che integra una varietà di applicazioni che utilizzano l’XML per la sintassi e gli URI (per i nomi) quali il Dublin Core, richiesti dalle linee guida.

E ancora: sembra non siano riportate le politiche per la privacy, non sono riportate inoltre le note riguardanti le visite al sito e gli altri parametri relativi ai dati di Web Analytics; non è presente un elenco di tutti i siti dell’ente, ove dovrebbero apparire alcuni giudizi e flag sullo status di aggiornamento dei contenuti o sulle archiviazioni degli stessi se non ritenuti più attuali. Non è possibile quindi sapere quali siano tutti i siti dell’ente, oltre naturalmente a quelli, spesso tematici, collegati alla home page.
Assente anche il sistema di valutazione della soddisfazione utenti. è da sottolineare che dal punto di vista dell’accessibilità, il sito appare, seppur non proprio in maniera ortodossa, leggibile anche con browser testuale, rispetta infatti  molte delle regole dettate dalla attuale Legge Stanca 4/2004.

A onor del vero va detto che un lavoro di adeguamento alle linee guida è decisamente corposo in termini di tempo e richiede competenze specifiche che spesso le PA non hanno, questa rapida analisi dunque non è una sentenza, ma potrebbe essere valutata come un punto di partenza per il restyling.

Articolo pubblicato il 08 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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