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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia è dei siciliani non dei traditori
di Carlo Alberto Tregua

L’interesse di tutti non è quello dei pochi

Tags: Sicilia, Politica, Pil



Chi sono i traditori della Sicilia? Tutti coloro che in 64 anni hanno anteposto i loro interessi personali a quelli dei siciliani. In altri termini, sono stati dalla propria parte e da quella dei propri accoliti quando hanno acconsentito e favorito attività che avvantaggiavano i pochi e svantaggiavano gli isolani.
Questi traditori hanno nome e cognome, ma non tocca a noi farlo, almeno in questo momento. Possiamo dire, senza ombra di smentita, che sono coloro che hanno contribuito, senza muovere un dito, al vilipendio dello Statuto siciliano, che ha costituito l’unica ragione perché il nostro popolo non si separasse dall’Italia.
Siamo profondamente convinti che se, nel 1946, questa Regione fosse divenuta una Repubblica indipendente, oggi le condizioni economico-sociali sarebbero di gran lunga superiori a quelle nelle quali ci dibattiamo con grande difficoltà. In ogni caso, si sarebbe tolto l’alibi che la condizione di depressione economico-sociale della Sicilia sia colpa dello Stato centrale.

A Roma, i traditori dei siciliani non hanno mai fatto il bene della Sicilia, tanto che a distanza di 64 anni il nostro Pil su quello nazionale è inalterato. Ciò significa che non siamo riusciti a crescere di nulla.
La piccola Malta, invece, dal dopoguerra in avanti, seppure con molta fatica e senza alcun tesoro naturale (si tratta di un’isola spazzata dai venti al centro del Mediterraneo) è riuscita a crescere e da poco è entrata nell’Unione europea con pari dignità degli altri 26 partner. Malta utilizza tutti i finanziamenti dell’Ue, sfrutta i commerci internazionali e fa crescere costantemente il turismo con un numero di pernottamenti che è più della metà di quelli siciliani, pur avendo una popolazione di 400 mila abitanti contro i 5 milioni della nostra Isola.
I traditori dei siciliani sono quelli che non difendono il nostro territorio dalle vessazioni della Corte Costituzionale che, dopo avere illegittimamente fatto cessare l’attività dell’Alta Corte, ha cominciato ad emanare una serie di sentenze, vedi caso tutte contro la Sicilia, con le quali sono stati danneggiati lo sviluppo e l’economia, tarpando le ali a una serie di iniziative che potevano avere successo.
 
È nostra abitudine rassegnare le responsabilità, a cominciare dalle nostre. Quando ci riferiamo ai traditori dei siciliani pensiamo anche a chi abita qui e ha il nostro sangue. Molti di questi, attraverso l’istituzione regionale, hanno fatto più danni di Attila, primo fra i quali avere favorito una elefantiaca pubblica amministrazione che ha bloccato sistematicamente il processo di sviluppo. Se avessimo avuto un presidente come Lee Hsien Loong, la fortuna di Singapore (anch’essa un’isola con 5 milioni di abitanti, ma Repubblica e non regione d’Italia), oggi produrremmo ben più degli 85 miliardi di Pil, ma ragionevolmente saremmo attestati su 120 o 130 miliardi, cifra adeguata ai parametri della nostra economia, ragguagliata ai fattori presenti in quest’Isola.
Non dico che dovremmo fare come il Montenegro o il Kossovo, che dalla loro indipendenza hanno iniziato un incredibile processo di sviluppo, in quanto si sono sottratti alle grinfie del loro Stato centrale (la ex-Jugoslavia di Tito), ma almeno utilizzare tutta l’Autonomia statutaria.

La Sicilia stava meglio prima dell’Unità d’Italia, ormai la revisione storica concorda su questo punto. Palermo era una grande capitale, non certo la miserrima città di oggi, piena di tesori e di ricchezze ove anche i ceti meno abbienti stavano bene, compatibilmente con quell’epoca. Napoli era una delle maggiori città d’Europa, la sua valuta era considerata come l’odierno euro, i commerci erano fiorenti, le arti erano sostenute da tanti filantropi che oggi non ci sono più. Allora non c’era la malavita organizzata, almeno com’è oggi, nè a Palermo nè a Napoli, ma solo una parte modesta che accolse Garibaldi a Marsala con grande favore e lo aiutò ad attraversare tutta l’Isola in modo quasi indenne.
Una responsabilità primaria in questo scenario l’ha avuta il popolo siciliano, che è stato sempre a chiedere e mai a organizzarsi, cercando al proprio interno gli elementi per produrre ricchezza e creare valore.
Un popolo deve avere dignità e orgoglio, due valori senza dei quali è solo una mandria.

Articolo pubblicato il 09 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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