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“Raffineria di Gela poco produttiva”
di Liliana Blanco

Il Piano industriale dell’Eni viene illustrato oggi al sindaco e al presidente della Provincia. Così l’azienda annuncia 400 posti in esubero sui complessivi 1.500 dipendenti

Tags: Gela, Petrolchimico, Eni



GELA (CL) – Un piano industriale avulso dalla realtà regionale. Un piano che sa di vecchio, visto che non ha riportato novità sostanziali, visto che le cifre su cui si attendono gli investimenti sono quelle già concordate da anni fra sindacati e istituzioni. Queste le valutazioni emerse all’indomani della presentazione della programmazione della raffineria di Gela, che ha destato preoccupazione negli ambienti lavoratori e sindacali della città.

Interventi urgenti alla diga foranea per l’attracco delle navi che portano il greggio; interventi alla centrale termoelettrica e 400 posti in esubero: sono solo alcuni dei numerosi argomenti che hanno caratterizzato il primo dei quattro incontri di presentazione del piano industriale 2010-2013. Il comparto industriale di contrada Piano del Signore deve allinearsi al rapporto “dipendenti/produzione”, nella comparazione con l’organigramma di altri siti industriali italiani. Le raffinerie di Sannazzaro, Milazzo (Q8) ed Augusta (Esso) hanno una capacità produttiva superiore a quella di Gela e registrano soglie di produzione che oscillano tra i 6-8 milioni di tonnellate di greggio per ogni anno. Tutto questo disponendo di una forza lavoro media di 500 unità circa: nella raffineria di Gela invece la forza lavoro è pari a 1.500 e la capacità produttiva non supera 5 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Più lavoratori, quindi più spese e meno produzione.

Un vero sovvertimento delle conquiste sociali introdotte dalla Rivoluzione industriale di due secoli fa. Secondo la raffineria a questo si dovrebbe aggiungere un dato preoccupante relativo ad  eccessivo assenteismo dei lavoratori, con punte del dieci per cento; ma questo dato non viene confermato dai lavoratori.

Tre le principali aree di intervento che interessano il “Piano” presentato  dal presidente Giuseppe Ricci e dall’amministratore delegato, Bennardo Casa, di fronte ai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil. Gli interventi interesseranno la centrale termoelettrica, la logistica mare. Questo permetterà di ridurre i consumi energetici. Si prevede però uno stop per le assunzioni e si prevede il reintegro dei lavoratori che raggiungeranno l’età pensionistica.

Gli investimenti concordati per 550 milioni di euro verranno effettuati in parte, almeno per il momento. Primo intervento sulla centrale termoelettrica per 210 milioni di euro. Settanta milioni per la logistica, nell’immediato e 72 in un secondo momento, 30 milioni per il serbatoio, 18 milioni per il coking e manutenzioni.

“Il nostro intervento – ha detto il segretario generale della Cgil, Alessandro Piva – riguarda la salvaguardia dei livelli occupazionali. Non possiamo accettare che vengano persi 400 posti di lavoro in un periodo di crisi dilagante”.
La presentazione del Piano industriale prevede un appuntamento che si tiene oggi con l’illustrazione al sindaco Angelo Fasulo ed al presidente della Provincia, Pino Federico. “Gli investimenti sono stati confermati – dice Silvio Ruggeri segretario della Uil - ma bisogna comprendere bene come intenderanno affrontare la questione relativa la riduzione della forza lavorativa da loro stessi evidenziata”.

“La presentazione del piano industriale 2010-13 della raffineria di Gela, vengono conferma le perplessità che avevo avanzato in passato. è un piano puerile, non porta novità.”, dice il deputato gelese del Pd all’Ars, Miguel Donegani. “Appurata la carenza di proposta regionale - continua Donegani -, in mancanza di un piano industriale a cui non ha inteso provvedere il Governo siciliano, nel programma quadriennale della raffineria di Gela non si ravvisa la benché minima novità rispetto a quanto già noto in tema di investimenti e, per contro, si torna a parlare di esuberi i quali, sebbene non si tradurranno in licenziamenti, avranno come ovvia conseguenza il blocco delle assunzioni nel periodo considerato”. “Senza girarci troppo intorno - conclude Donegani - è oltremodo chiara la necessità di avviare un tavolo di confronto con l’assessorato regionale alle Attività produttive, che chiami in causa il ministero dell’Ambiente e tutte le parti, affinché si cominci a trattare più seriamente e senza ulteriori indugi la questione della bonifica in ordine alle aree dismesse, nel segno di una presenza e di una strategia più convinte dell’Eni sul territorio, nell’ambito di un rapporto più maturo e moderno con esso”.

Articolo pubblicato il 09 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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