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Quotidiano di Sicilia

Chiusura dei negozi: deroghe possibili
di Marina Pupella

L’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi, risponde alle nostre domande in merito al Ddl sul Commercio. “Vogliamo difendere le piccole realtà da liberalizzazione selvaggia e grande distribuzione”

Tags: Marco Venturi, Orario Negozi, Confesercenti, Giovanni Felice



PALERMO - “Il Ddl Venturi? Tanto fumo per niente. Il Governo dovrebbe ritirarlo”. Ad affermarlo è il presidente di Confesercenti regionale, Giovanni Felice. Nel mirino il testo del Disegno di legge regionale sul commercio.
Secondo Felice “il Ddl è inutile in quanto, come noi sosteniamo dal primo minuto, l’assessore ribadisce che si tratta di ‘regolamentazione (e non limitazione) delle aperture nelle domeniche e nei festivi. Perchè il Ddl prevede due modalità per consentire la deroga al regime ordinario’ e che quindi resta tutto come prima”.

“Non comprendiamo - prosegue il presidente di Confesercenti - come la riduzione delle giornate e delle ore lavorative possa non influire sull’occupazione. Chi sa di inadempienze contrattuali, di vessazioni e di sfruttamenti denunci ed aiuti a restituire legalità e pari opportunità, non si possono combattere fenomeni deviati penalizzando chi vuole investire”. Per esempio? “Il numero delle aperture domenicali, da zero a cinquantadue, necessarie a garantire sviluppo lo determinino i Comuni”.

Sull’argomento l’assessore Venturi ha risposto alle domande del Quotidiano di Sicilia.
Perché ha varato un Ddl sul commercio limitando le aperture?
“Perché era necessario iniziare a mettere mano, regolamentando l’intero settore del Commercio in Sicilia. Il Ddl stabilisce come ‘regola ordinaria’ la chiusura domenica e festiva, non affidando questa scelta esclusivamente all’esercente. Non c’è alcuna limitazione delle aperture, al limite c’è un concetto per certi versi nuovo: la regolamentazione (e non limitazione) delle aperture nelle domeniche e nei festivi. Perché il Ddl prevede due modalità per consentire la deroga al regime ordinario.
“La prima consiste nella parziale modifica rispetto al regime ordinario, fermo restando l’impossibilità di apertura in occasione delle festività maggiori e per almeno 32 domeniche. Tale deroga è disposta dal Comune interessato, sentite le organizzazioni sindacali, senza particolari formalità. La seconda opzione, regolando l’ipotesi di ulteriore deroga rispetto a quanto previsto, prevede la convocazione di apposita Conferenza di servizi da parte dell’assessore regionale alle Attività produttive a cui partecipano i Comuni interessati e le rappresentanze datoriali e sindacali”.

Perché, al contrario, non liberalizza il settore, consentendo la libera decisione dei negozi (grandi e piccoli) di aprire quando e come vogliono (in favore del consumo e dei posti di lavoro che, forse così aumenterebbero)?
“Perché la liberalizzazione selvaggia finirebbe per distruggere le piccole realtà, che verrebbero divorate dalla grande distribuzione. Non si può inseguire semplicemente il principio del consumismo se a questo non si applicano regole certe che garantiscano sia i lavoratori - della grande come della media e piccola distribuzione - sia gli acquirenti. Questo Disegno di legge mira a regolamentare il settore partendo da un principio semplice e chiaro: di base la domenica e nei festivi si sta chiusi, ma le deroghe è possibile ottenerle”.

Si parla di sburocratizzare le normative, ma s'inseriscono paletti. Pensa che il Ddl potrà essere rivisto?
“Partendo da questa affermazione governare dovrebbe essere il lavoro più semplice del mondo: basta delegiferare, tagliare una norma qua, una legge là ed il grosso è fatto. Mi sembra una soluzione semplicistica se non provocatoria. Io sono contro l’eccessiva burocrazia, contro chi intende il proprio ruolo di impiegato pubblico solo come un by-pass in cui tutto deve fermarsi, arenarsi, stopparsi al solo fine di sentirsi importante, nelle migliori delle ipotesi. Perché la lentezza della pubblica amministrazione causa danni, economici, finanziari, sociali non indifferenti. Questo non vuol dire che bisogna velocizzare senza criteri e senza regole.
“Dal mio punto di vista il ruolo della Regione è proprio questo: re-go-la-men-ta-re. E fare in modo che le regole/leggi vengano rispettate, e dare risposte celeri immediate, trasparenti. Anche negative. Non si può dire di sì, a dispetto dei santi. L’importante è che ci siano velocità delle procedure, celerità e trasparenza amministrativa. Detto questo, il Ddl è stato approvato dalla giunta ed è stato trasmesso all’Ars: il parlamento è sovrano e lì si potranno adottare degli accorgimenti se l’Aula lo riterrà opportuno. Io mi limito a ricordare che prima di giungere alla versione definitiva questo testo è stato concertato con tutte le parti sociali, sindacali e delle associazioni datoriali”.

La Confesercenti ha mosso delle proteste sul Disegno di legge.
“Ho più volte annunciato il mio proposito di portare un testo in giunta entro fine giugno, ma da parte di chi oggi contesta, non è mai giunto un suggerimento, una proposta o anche soltanto un invito a soprassedere. Entrando nel merito, ripeto, occorre regolamentare l’intero settore del Commercio in Sicilia.
“Il Ddl garantisce una maggiore tutela della fasce deboli e consente ai lavoratori di potere trascorrere le festività in famiglia, nel rispetto della libertà di impresa. Chi strumentalmente oggi attacca a testa bassa e parla di crisi e di rischi occupazionali, dovrebbe invece dirci quanti sono i lavoratori a tempo indeterminato che vengono occupati nel commercio e nella grande distribuzione”.

Infine, un altro argomento. Ddl di riforma dei Consorzi Asi: a che punto è? Quando sarà discusso all’Ars?
“Anche questo è stato approvato dalla Giunta di governo e trasmesso all’Ars. Ritengo che con la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva il testo inizierà il suo percorso all’interno di Palazzo dei Normanni, prima di approdare a Sala d’Ercole”.

Articolo pubblicato il 11 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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