Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Da 30 anni senza Piano Cave, sono a rischio 3.500 lavoratori
di Michele Giuliano

Ritardi per l’approvazione dello strumento che doveva essere varato entro la fine dello scorso anno. La lavorazione del marmo costituisce il 20% dell’economia della provincia di Trapani

Tags: Piano Cave, Salvino Caputo



PALERMO - La corsa contro il tempo è cominciata già da un bel pezzo ma di Piano regionale delle Cave ancora nemmeno l’ombra.
A sentire il governo regionale si è alle battute finali, dal punto di vista burocratico, per arrivare a varare lo strumento indispensabile per le centinaia di imprese del marmo in Sicilia dove si contano all’incirca, indotto compreso, 3.500 unità di personale impiegato. Però, tra proclami e annunci di approvazione del Piano, si è perso in Sicilia quasi un anno. Lo strumento doveva essere varato entro la fine dello scorso anno, come era stato detto dall’allora assessore all’Industria Marco Venturi, ma un po’ a tutti gli addetti ai lavori la previsione era parsa fin troppo ottimistica. Oggi infatti si parla ancora di Piano delle Cave in “dirittura d’arrivo” mente le aziende del comparto pare che siano davvero arrivate al più totale collasso.

Per uscire da questo empasse il deputato regionale Salvino Caputo ha avanzatouna proposta che suona più come un campanello d’allarme: “Se non si approva entro la fine di settembre il provvedimento che regola le autorizzazioni, - dice - nell’attesa dell’approvazione definitiva del piano regionale per le cave, la maggior parte delle aziende rischia di chiudere con gravissimo danno per le attività produttive locali”. Per il parlamentare, che tra l’altro è Presidente della Commissione Legislativa Attività Produttive, serve in maniera prioritaria l’approvazione di un provvedimento transitorio necessario per consentire lo svolgimento dell’attività estrattiva in Sicilia in attesa della definitiva approvazione del Piano Cave regionale.

“L’attività delle cave – ha aggiunto Caputo - rappresentata uno dei comparti produttivi più importanti dell’economia siciliana ed i marmi prodotti dalle nostre cave sono tra i più apprezzati dal mercato internazionale. I ritardi nell’approvazione del Piano regionale delle Cave hanno gravemente compromesso la maggior parte delle attività esistenti e adesso è di fondamentale importanza che questo provvedimento che deve disciplinare le attività estrattive nelle more dell’approvazione del piano venga approvato in tempi brevi”.
La Regione già da un anno ha nominato i componenti del Consiglio regionale delle miniere, che resterà in carica per il triennio 2009-2012. Questo squadra di esperti del settore ha però la necessità di prendere dei tempi per completare analisi, studi e quanto altro servirà per raggiungere l’approvazione del nuovo importantissimo Piano. Intanto le imprese del marmo parlano di una perdita di fatturato che di conseguenza comporta anche un assottigliarsi di ricavi che potrebbe portare ad un’ondata di licenziamenti stimata dai sindacati in 3.500 lavoratori del settore. La burocrazia oggi frena la crescita del settore che anzi, nonostante la qualità del prodotto, rischia di scomparire. Numeri alla mano la lavorazione del marmo costituisce il 20 per cento dell’intera economia provinciale nella sola Trapani. Il Piano dal suo canto deve seguire pedissequamente un iter preciso per cui le vie d’uscita sembrano essere davvero poche.
 


L’approfondimento. Senza Piano bloccate le attività estrattive
 
Il Piano Cave oramai manca da trent’anni: senza di esso sono di fatto bloccate le attività estrattive e le cave rischiano di fermarsi del tutto da un giorno all’altro. Il Piano regionale serve in pratica per individuare zone per i materiali di scarto dalla lavorazione dei materiali lapidei, materiali che sono quantitativamente maggiori rispetto a quelli derivanti dal settore dell’edilizia. Per quanto riguarda in particolare l’area del trapanese, il terzo bacino più importante d’Italia e quello che rappresenta la totalità della produzione siciliana, le criticità sono determinate dalla presenza di stirene nella marmettola. Inutile dire che senza aree di smaltimento le industrie del settore o creano discariche abusive oppure fermano la propria attività. Di fatto però l’impresa non ha al momento prospettive e non può investire non sapendo quando effettivamente entrerà in vigore il piano cave ed in che termini. Ovviamente tale strumento aiuta anche su piano dell’allargamento dei bacini e delle attività estrattive. Non essendoci Piano non possono neanche allargarsi i bacini esistenti e non si piò neanche estrarre altrove.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐