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Catania - Debiti fuori bilancio per 38 millioni, la zavorra sul previsionale 2010
di Melania Tanteri

Sulle casse comunali pesa anche la situazione partecipate: Sidra e Amt i principali nervi scoperti. Il documento è redatto a norma, ma i revisori ne rivelano importanti criticità

Tags: Catania, Bilancio, Partecipate, Sidra, Amt



CATANIA - Scongiurato per il momento il rischio dissesto, il Comune di Catania continua a dover fare i conti con le proprie finanze. Il bilancio di previsione 2010, nonostante sia improntato al rigore e all’equilibrio, desta molte preoccupazioni da parte del collegio dei revisori dei conti, che ha recentemente espresso il parere sul documento di programmazione economica dell’Ente, indicandone i numerosi punti critici.

Nel parere sul bilancio di previsione, il collegio, pur ammettendo che “il bilancio di previsione del Comune di Catania è stato redatto nell’osservanza delle norme di legge, dello statuto, del regolamento di contabilità, dai principi previsti dal Tuel (il Testo unico degli enti locali)” e che lo stesso è coerente, pone l’accento su alcuni punti deboli che potrebbero compromettere l’equilibrio e la stessa tenuta economica dell’Ente.

A cominciare dai debiti fuori bilancio, che attualmente ammontano a 38.297.638,20 euro e che pesano ancora, e molto, sul bilancio del Comune di Catania: “La presenza dei predetti valori di spesa, soprattutto di parte corrente, non previsti in bilancio – scrivono i revisori – inducono a ritenere non rispettato l’equilibrio dell’Ente”. Secondo i revisori, “sorge l’obbligo di reperire ogni utile risorsa da destinare allo scopo”.

Altro nervo scoperto, evidenziato nella relazione, l’obbligo, da parte della Sidra, società partecipata dal Comune che gestisce i servizi idrici, di restituzione della quota di tariffa non dovuta, in applicazione della sentenza n. 355 del 2008 emessa dalla Corte Costituzionale, secondo la quale “un Ente, non dotato di impianto centralizzato di depurazione o con impianto di depurazione non funzionante, non ha più titolo per riscuotere la parte di canone o tariffa per il servizio di depurazione”.
La mancata riscossione e la necessità di restituzione, entro massimo cinque anni, della quota non dovuta e pagata dai cittadini, graverà sicuramente sul bilancio della partecipata e dunque, di riflesso, sul Comune.

Vero tallone d’Achille del capoluogo etneo continuano infatti ad essere le società partecipate, prima fra tutte l’Azienda municipale trasporti, il cui andamento negativo continua a compromettere la stabilità economica del Comune: “Si consiglia – scrivono ancora i revisori – di incentivare l’azione amministrativa di risanamento delle stesse”, dal momento che “la maggior parte delle società partecipate presentano rilevanti perdite di esercizio”.
Un Ente che, dal baratro è riuscito a risalire di qualche gradino, ma che presenta ancora zone d’ombra sulle quali bisognerebbe intervenire.

Il personale, ad esempio, ma soprattutto l’economia sommersa che sottrare entrate, sono alcuni dei punti indicati dai revisori, su cui il Comune dovrebbe intervenire con priorità. In particolare, bisognerebbe procedere “all’individuazione di aree idonee all’esercizio commerciale ambulante” che farebbe emergere l’esercizio di tutte le attività attualmente svolte in nero; bisognerebbe operare “maggiori controlli sull’entrate previste di accertamento dell’Ici in materia di aree edificabili e della Tarsu per i contribuenti non ancora censiti per consentire all’amministrazione di avere dati certi per riscontrare l’esattezza delle imputazioni previste in bilancio”.

Insomma, per quanto il Comune di Catania abbia dimostrato serietà e rigore nel contenimento della spesa e nella previsione, esistono ancora elementi che, in mancanza di un attento intervento, potrebbero veder vanificato lo sforzo.
 

 
Ma sulla trasparenza gravi ritardi
 
CATANIA - Il Collegio dei revisori dei conti, pur dando parere favorevole al bilancio di previsione del Comune di Catania per l’anno 2010, bacchetta lo stesso per la mancata trasparenza proprio relativamente ai bilanci. L’Ente comunale etneo, infatti, insieme ad altri comuni siciliani, non ha ancora pubblicato il documento di programmazione economica sul prorio sito web, nonostante questo sia un obbligo di legge, per la precisione la n. 69 del 2009, denominata “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile” che prevede la pubblicazione dei bilanci, oltre che sulla carta stampata, anche sui siti internet istituzionali. L’obiettivo è garantire una maggiore evidenza pubblica degli atti amministrativi con l’accesso gratuito degli stessi a tutti i cittadini, ampliando enormemente quei processi di democraticizzazione dell'informazione e crescita della trasparenza negli atti pubblici che dovrebbero rappresentare un obiettivo fondamentale.
Mancanza di trasparenza che si riflette anche nell’atteggiamento tenuto dall’amministrazione nei confronti dei numerosissimi creditori, il cui elenco non è mai stato reso noto.
Il criterio assunto sin da subito dall’amministrazione Stancanelli, fatto proprio prima dall’ex assessore al bilancio, Gaetano Riva, e dall’assessore “tecnico” Roberto Bonaccorsi, di ordine cronologico nei pagamenti, è tutt’ora in vigore, perché è “un criterio di equità - spiega Bonaccorsi - perché l’unico oggettivo”, ma non è dato sapere come né quando verranno saldati i debiti.
Nessun elenco di creditori, infatti, né le tempistiche per il pagamento sono state indicate in un elenco pubblico.
Sicuramente la decisione è stata presa per garantire il rispetto della privacy, che in questo caso prevale sull’interesse dei singoli creditori per quanto questa vada a scapito della trasparenza.

Articolo pubblicato il 18 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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