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C’è un vuoto normativo nella legislazione della Regione, le Province “collettori” dei Comuni, ma solo sulla carta
di Riccardo Bedogni

Gli enti sovracomunali hanno una bozza di piano ma nessuna ce l’ha operativo. Si raccolgono dati e cartografie che non vengono sfruttati a dovere. Bertolino (Trapani): “Le linee guida non sono mai state emanate”. La conseguenza è che non si può pianificare

Tags: Calamità, Sicurezza, Rischio Idrogeologico, Protezione Civile



PALERMO - La legge n. 225 del 24 febbraio 1992 dispone che le Province partecipino all’organizzazione ed all’attuazione del Servizio nazionale di Protezione civile, assicurando lo svolgimento dei compiti relativi alla rilevazione, alla raccolta e alla elaborazione dei dati interessanti; alla predisposizione di programmi provinciali di previsione e prevenzione e alla loro realizzazione, in armonia con i programmi nazionali e regionali. Inoltre, il decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998, all’art. 108 prevede, tra l'altro, che alle Province compete “la predisposizione dei Piani provinciali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali”.

La legge regionale n. 14 del 31 agosto 1998 dispone soltanto che le Province regionali istituiscano gli uffici di Protezione civile per far fronte alle competenze assegnate dal d.lgs. 112/98. Mancano del tutto gli indirizzi regionali alle quali fa riferimento il decreto legislativo. Ed è proprio questa la causa, secondo i vari responsabili provinciali di Protezione civile, dell’impasse in cui versano le Province per quanto riguarda l’adozione di un Piano d’emergenza generale.
“Di fatto – afferma Carlo Bertolino della Provincia di Trapani – le linee guida da parte della Regione non sono mai state emanate, permane quindi un vuoto normativo e di conseguenza pianificatorio”.

Tutte le Province regionali hanno dunque una bozza di Piano, ma nessuna ce l’ha operativo. Nello specifico, la Provincia di Trapani grazie al suo Ufficio di Piano ha una ragguardevole mole di dati e di cartografie del territorio, anche se sta cercando di fare un modello per essere più operativa; la Provincia di Ragusa ha redatto una bozza di Piano che è adesso all’attenzione dell’Assessore al ramo e degli uffici competenti per poter giungere in Consiglio per una sua approvazione.
Ancora, la Provincia di Siracusa ha il Piano in itinere, soprattutto per i rischi idrogeologico, sismico e trasporto sostanze pericolose. Va segnalato che tra le due Province di Ragusa e Siracusa è stato firmato nei mesi scorsi un protocollo d’intesa per lo scambio di dati e informazioni.

In fase di completamento il Piano della Provincia di Caltanissetta, anche se, come lamenta Salvatore Saia, responsabile provinciale del Settore, “per quanto riguarda la pianificazione a livello regionale con la nuova dirigenza abbiamo un vuoto totale”. La Provincia di Enna si è, invece, dotata di un Piano per il rischio idrogeologico e sta lavorando per il rischio sismico. “Nel Piano della Provincia di Agrigento – afferma Marzio Tuttolomondo dell’Ufficio provinciale di Pc – mancano solo alcuni rischi, tra cui l’idrogeologico e il sismico, ma si stanno apportando, ad opera dei progettisti, delle modifiche su indicazione del Comitato di Protezione civile”.

Il Piano provinciale messinese non è aggiornato, mentre quello della Provincia di Catania ha quasi completo il rischio idrogeologico per poi passare a quello dighe. “Per il sismico – sostiene il dirigente catanese Antonio Failla – abbiamo già individuato le aree di attesa e ammassamento”.
La provincia di Palermo ha redatto un suo Piano in forma speditiva, che definiscono un documento “work in progress”. In effetti, il Piano provinciale va pensato, per una  parte, come compendio di dati relativi al territorio, utili al decisore che opera in emergenza, e per un'altra, quale strumento che consente un pronto impiego di risorse umane, oltre che di materiali, da rendere esecutive secondo le  procedure di intervento della Provincia.

Articolo pubblicato il 18 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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