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Quotidiano di Sicilia

Mille euro per restare disoccupati
di Michele Giuliano

Formazione. Spese folli e senza criterio.
Spesa. Si notano maggiori investimenti nelle province in cui la disoccupazione è più bassa: a Ragusa (11 mila disoccupati) 21 milioni contro i 60 mln di Palermo per 78.000 senza lavoro.
Costi pro capite. Ogni disoccupato costa in media oltre mille euro al bilancio della Regione. La spese più basse si registrano nelle province di Agrigento (740 euro) e Palermo (769 euro).

Tags: Formazione



La spesa pazza della formazione professionale continua a far parlare di sé. Questa volta è il capitolo della distribuzione per province dei fondi di Regione e Unione Europea a destare molto più che delle semplici perplessità. Si scopre che ad essere incoronate province con la spesa più dissennata non sono le realtà, per così dire metropolitane (Palermo, Catania o Messina), da cui ci si aspetta un’emorragia di soldi pubblici. Emerge invece che sono Siracusa, Ragusa e Trapani le province dove il rapporto tra popolazione, spesa e disoccupati è sperequativo. Da queste parti si spendono dai mille ai 2 mila euro per singolo disoccupato. Ciò significa che le misure di finanziamento per alimentare corsi contro la disoccupazione e per la qualificazione di inoccupati fa acqua da tutte le parti.
 
Ma è un po’ in tutta la Sicilia che continua a consumarsi questa condizione di spesa per la formazione che non sembra avere né testa né coda. Sistema che si sta riproponendo quest’anno, dopo un lungo dibattito al governo regionale che aveva messo in discussione il piano formativo prima della sollevazione popolare di enti di formazione e sindacati.
La formazione, si sa, dovrebbe servire ai disoccupati per permettergli di mettersi in gioco nel mercato del lavoro, per renderli competitivi e arruolabili dalle imprese.

In Sicilia il rapporto tra disoccupati e costi della formazione arriva mediamente a superare le mille euro pro capite. Un calcolo fatto in base ai 236 mila disoccupati censiti a tutto il 2009 dall’Istat e divisi per il costo dei corsi professionali foraggiati dalla Regione che ammonta a 246 milioni di euro. Una cifra che si innalzerebbe ulteriormente se si aggiungessero i circa 60 milioni che la Regione spende per sostentare i circa 200 Sportelli multifunzionali dislocati un po’ in tutta la Sicilia e che dovrebbero servire per accompagnare l’inoccupato a trovare una collocazione all’interno del mercato del lavoro. La realtà però è ben altra: mentre si continua a spendere e spandere nell’Isola in questo versante addirittura nell’ultimo anno la Cgil ha calcolato un aumento dei disoccupati dello 0,2 per cento con picchi nel manifatturiero e nell’industria.

Insomma, se i numeri non possono essere smentiti allora arrivare alla conclusione che in Sicilia si sprecano risorse pubbliche per misure inefficaci contro la disoccupazione è abbastanza scontato tanto quanto lampante. In questo quadro disastroso ci sono situazioni più scandalose di altre. Ad esempio si notano maggiori investimenti (in rapporto alla popolazione) in alcune province ma senza un reale criteri. Così accade che a Ragusa arrivano ben 21 milioni di euro in un territorio con 10.000 disoccupati. Questo significa che in questa provincia la Regione ha speso inutilmente 2.100 euro a testa per ogni disoccupato. Stessa cifra a Siracusa che però conta all’incirca mille disoccupati in più: in questo caso la spesa per alimentare corsi di formazione senza alcuno sbocco occupazionale raggiunge quota 1.910 euro. C’è poi un’altra realtà “sprecona”: è Trapani con i suoi 25 milioni di euro incassati dagli enti. Qui i disoccupati sono 15.000 e la spesa media scende a 1.700 euro. Ma a superare la mirabolante media dei mille euro a testa di spesa della formazione per disoccupato sono anche le province di Enna, Catania e Messina.

Di converso, da calcoli fatti dalla Procura della Corte dei conti siciliana, emerge che per ogni corso di formazione solo un disoccupato e mezzo trova effettivamente lavoro. I costi della collettività per ogni occupato ammontano a 72.000 euro. Accanto alla mala distribuzione dei fondi c’è poi anche la cattiva qualità delle attività svolte all’interno dei corsi. Ne sa qualcosa Salvatore Ruffino, responsabile del settore degli acconciatori della Cna catanese: “L’impresa più difficile, nel nostro campo, non è trovare personale disposto a lavorare – afferma - ma trovare lavoratori con un adeguato livello di professionalità. Quelli che giungono dai corsi professionali della Regione a stento sanno fare una piega. Ma quei corsi, non è una novità, vengono fatti soprattutto per garantire gli stipendi ai docenti. E non possiamo neanche prendere personale in prova perché non ci viene più consentito dalla legge”.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Tabella disoccupati e media dei costi della formazione in Sicilia
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