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Il mare a tavola da Massimo
di Antonio Iacona



Quel pesce, mangiato con lentezza, rivelava tutto il profumo del mare Jonio, della costa catanese che non ha dimenticato di essere parte integrante di un’isola. E il cliente a tratti ne mangiava a occhi socchiusi, a tratti ne contemplava l’odore, il sapore, la freschezza.

Per Massimo Gilletti, chef e ristoratore ormai da una decina d’anni del suo locale: “Al Massimo”, a due passi dal teatro “Vincenzo Bellini”, nel centro storico di Catania, l’episodio ha rappresentato la firma di qualità che adorna ogni piatto da lui preparato con puntiglio e meticolosità. Un piatto guardato con tanto rispetto da avere cura di finirlo piano piano e magari di chiederne il bis. Alle 7 del mattino Gilletti è già tra i mercati rionali, a cercare il pesce migliore, le verdure più fresche, la frutta più bella e colorata di Catania, che a sera presenterà a turisti e catanesi (quasi ogni sera i tavoli sono tutti prenotati!), anche in agosto, per quel senso del dovere che unisce i commercianti e gli esercenti più sensibili alla vita economica della città.

Il segreto, ci spiega, è essere innanzitutto tu stesso un appassionato di gastronomia: allora sai che cosa proponi alla clientela. Poi, avere la voglia di “educare alla tavola” chi si accinge a scoprire i prodotti eccellenti del territorio siciliano. Ed eccolo il menù che meglio rappresenta la cucina etnea dello chef Gilletti: per antipasto pesce crudo, non marinato (c’è differenza, eccome!) e già qui si rivela la freschezza dei prodotti serviti, come a quel cliente rimasto estasiato; per primo la “Mollicata”, mezzepenne ai frutti di mare con mollica tostata, su cui Massimo consiglia un rosso Barbazzale di Cottanera; per secondo tagliata di tonno o filetto di spigola, con capperi e pomodorini, o ancora sarde a beccafico, anche arrosto, il tutto annaffiato con un Etna Bianco Superiore Doc “Barone di Villagrande”; un semifreddo al pistacchio e mandorle potrebbe chiudere la cena oppure il fascino etneo potrebbe continuare con il “biancomangiare”, dolce con canditi e frutta secca, con in calce la firma di un vino liquoroso.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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