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Una rete per aiutare chi è più debole
di Rocco Angelico

Un servizio di consulenza ed accoglienza telefonica multilingue per contrastare il fenomeno della violenza verso le donne. Sino a febbraio 2010 sono state registrate un numero totale di chiamate utili di 53.611 unità

Tags: Donne, Violenza



CATANIA - Sul tema del contrasto alla violenza delle donne, vittime di abusi intra ed extra familiare e di stalking, si è registrato negli ultimi anni un incremento di denunce, monitorato grazie alla Rete Nazionale Antiviolenza collegata al servizio telefonico 1522.

La Rete Nazionale Antiviolenza coordinata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri è una rete costituita dalle Autorità centrali e dai referenti locali degli Ambiti Territoriali di Rete coinvolti nelle azioni d’integrazione tra servizio telefonico nazionale e operatività territoriale, ed è attiva nelle città di Bologna, Cosenza, Faenza, Isernia, Napoli, Nuoro, Palermo, Pescara, Potenza, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Trieste, Venezia, Agrigento, Aosta, Latina, Torino, e nelle province di Ancona, Bari, Caserta, Catania, Crotone, Genova, Pesaro-Urbino, Teramo e Bolzano.

Dall’8 marzo del 2006, attraverso il numero di pubblica utilità 1522, si è reso un servizio di consulenza ed accoglienza telefonica multilingue in H24, idoneo a contrastare il fenomeno della violenza verso le donne italiane e straniere, registrando un numero totale di chiamate utili pervenute al servizio telefonico di 53.611 unità,  calcolate a febbraio del 2010.
Nel solo anno 2009 le persone che hanno contattato il 1522 sono state 17639, e di queste 1471 sono straniere; ponendo a confronto i dati dell’anno 2008 con l’anno 2009 si è registrato un forte incremento pari al 73,2% rispetto al totale delle chiamate al 1522 pervenute nel 2008.

Nel primo trimestre del 2009, con l’introduzione del reato di stalking, si è registrato un forte incremento delle richieste di supporto, nell’ordine del 63,3% rispetto al dato medio del 2008.
Analizzando i dati riguardanti lo scorso anno, ci si accorge che nel primo trimestre 2009 il 91,3% del totale delle telefonate proveniva da donne italiane, mentre nel secondo trimestre del 2009 le chiamate sono quasi sempre effettuate da una donna per l’89% del totale delle telefonate ed in prevalenza da donne italiane con 89,9%, pur tenendo presente che la percentuale delle straniere rispetto alle italiane è aumentata dal 7,6% al 10,1%. Anche nel terzo trimestre 2009 le richieste di sostegno al numero 1522 sono quasi sempre effettuate da una donna per l’88% del totale delle telefonate ed in prevalenza da donne italiane per il 93,1%, e nel quarto trimestre 2009 le richieste di sostegno sono state in numero pari alle 3.890 unità, e quasi sempre effettuate da una donna per l’89,6% del totale delle telefonate ed in prevalenza da donne italiane per 91,2%. Da un esame sulla distribuzione delle donne per macro-aree territoriali e nazionalità, si può osservare come la maggior parte delle donne chiami dal Nord dell’Italia per il 43,1%, verificandosi un incremento nel caso delle donne straniere per una percentuale pari al 54,9% a fronte del 41,7% che rappresenta il dato relativo alle donne italiane; significativa anche la quota che proviene dal sud e isole con il 34,2% mentre il centro Italia ha le percentuali più ridotte.

I dati raccolti chiariscono che oltre ad una corrispondenza con la popolosità delle aree, i territori dai quali proviene un numero maggiore di chiamate sono spesso correlati ad attività di sensibilizzazione intraprese sul tema della violenza, a partire da precedenti esperienze realizzate nel territorio all’interno degli antecedenti progetti “Urban”.
 

 
Ecco cosa ci ha detto, la responsabile della Rete antiviolenza Distretto SSD16
 
Catania – L’Associazione Thamaia Onlus è un centro antiviolenza che fa parte del circuito della Rete Nazionale Antiviolenza, e che rischia la chiusura per insufficienza di fondi. La responsabile della Rete Antiviolenza Distretto S.S.D16  Pina Ferraro, ci ha chiarito che: “grazie al lavoro delle FF.OO. e della Magistratura, finalmente a Catania si fa luce sulla prassi consolidata da decenni nella gestione dei servizi sociali, iniziando a togliere la coltre di fumo che ha accompagnato la gestione dei finanziamenti della 328/00 e della 285/87”.
Avete ricevuto aiuti dagli Enti locali?
“Da anni non riceviamo alcun sostegno, a parte qualche piccolo contributo dalla Provincia di Catania. Abbiamo chiuso una casa rifiugio ad indirizzo segreto che aveva dato aiuto concreto a numerosi nuclei familiari ed abbiamo ridotto il numero dei giorni di accoglienza e le risposte alle richieste che vengono dal 1522”.
Siete presenti nel Piano di Zona?
“Nonostante il Comune di Catania e i Comuni del Distretto Socio Sanitario D16 sono stati partner del nostro progetto e hanno partecipato a tutte le azioni che sono state realizzate nei loro territori, nessuno ha mai provveduto ad inserire nei Piani di Zona una voce di finanziamento che avesse come obiettivo la prevenzione ed il contrasto della violenza contro le donne ed i minori”.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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