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Turismo in calo nonostante il mare
di Michele Giuliano

La ristrettezza dell’offerta turistica penalizza ancora la Sicilia che riesce a reggere alla crisi solo in parte. L’Isola secondo un’indagine su Internet è la meta preferita dagli italiani, ma i visitatori sono in calo

Tags: Turismo, Sicilia



PALERMO - La Sicilia è la meta più gettonata dagli italiani per il mare ma l’offerta non riesce a reggere il mercato.
Lo si evince mettendo a confronto le ultime indagini statistiche dove si evidenzia proprio questo notevole exploit per le zone di mare ma nel contempo ancora una volta ci sono dati negativi per le presenze estive confrontate con lo scorso anno.
Expedia, sito Internet specializzato in viaggi, ha passato al vaglio le scelte dei turisti italiani e stilato una classifica delle destinazioni di mare più gettonate di quest’anno.

La Sicilia,come dicevamo, si è confermata la meta più desiderata dagli italiani, salda in vetta a questa speciale classifica grazie al suo mix di paesaggi e cultura, seguita da Barcellona. Sono stati staccati, in questo specifico segmento dell’offerta, Emilia Romagna, Campania, Sardegna, Liguria e Puglia. In realtà, però, questa resta solo una magra consolazione per un ordine di motivo: il saldo negativo delle presenze.

Un po’ ovunque questo calo è generalizzato tanto da spingere alcuni operatori alla clamorosa protesta come successo nella zona di Acireale. Qui gli albergatori e gli operatori del turismo, insieme ai dipendenti delle loro imprese, hanno affollato la bella piazza barocca del Duomo di Acireale, nel sit-in di protesta indetto dal Consorzio Acireale Hotels. Capitanata dal presidente del consorzio Salvo Zappalà, la manifestazione ha ricevuto adesioni in crescendo, tra le ultime anche quelle della Faita e degli albergatori di Salina Isola Verde.
Sulla Costa Acese si sono registrate “gravi perdite di arrivi e presenze” soprattutto  internazionali, ed un ancor più forte calo di fatturato.

I danni risultano ingenti in tutto l’indotto, gli operatori balneari lamentano fatturato in calo del 30 per cento rispetto a luglio e agosto del 2009, mentre per gli operatori della Costa Acese, esclusa quindi Taormina, si parla di business ridotto di un 50 per cento circa. Nonostante tutto, il mare ha retto in parte l’onda d’urto e questo lo dice anche “Federalberghi” che parla di un giro d’affari del turismo calato in generale in tutta Italia sensibilmente: 17,2 miliardi di euro rispetto ai 20,2 miliardi dello scorso anno per una flessione del 15 per cento.

Gli alberghi nei primi sei mesi del 2009 hanno registrato una caduta dei pernottamenti del 6,7 per cento.
Solo la Sicilia e le città storiche italiane resistono a questa crisi turistica. Cefalù e Taormina (non a caso di mare) sono state le uniche mete che hanno perso meno di tutti. Nella prima città, secondo quanto dice il Distretto turistico di Cefalù, si è contato un calo di appena lo 0,39 di presenze turistiche rispetto al precedente anno. Tiene quindi, nonostante la crisi, il turismo a Cefalù che se pur con una contrazione di arrivi italiani, circa 3.300 in meno, quelli che scelgono la cittadina normanna, come destinazione, restano di più soprattutto nella stagione del bel tempo.
A Taormina invece, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio turistico della Regione, si sono contate sino ad agosto 40 mila presenze in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
 


Le piccole strutture ricettive preferite ai grandi alberghi
 
In questo quadro di “alti e bassi” i dati recentemente diffusi dal ministero del Turismo fotografano le abitudini degli italiani che scelgono, per le vacanze, di restare in Italia. In particolare, nel mese di luglio la vacanza principale si è svolta per 10,4 milioni di italiani in Italia, e più in dettaglio il 37,1 per cento al sud e isole, il 28,8 per cento al nord est, il 22,1 per cento al centro ed il 12 per cento al nord ovest. Nel mese di agosto però, nonostante il calo, le cose non sono andate malissimo nell’Isola dove comunque le piccole strutture ricettive hanno avuto la meglio sui grandi alberghi e i turisti hanno deciso di pernottare solo per poche notti, alimentando il turismo mordi e fuggi, caratteristica principale di molte località siciliane. Ma perché la Sicilia continua a perdere colpi nonostante le potenzialità? Secondo il fronte nazionale siciliano ciò è dovuto a causa di una serie di carenza culturali, politiche ed organizzative che impediscono, sempre e comunque, alla Sicilia di sviluppare maggiormente le proprie potenzialità turistiche.
“Manca una strategia siciliana – si legge in una nota dell’Fns - per il turismo nostrano, manca un’azione politica turistica che coinvolga l’intero Popolo Siciliano, l’intera Sicilia. E, viceversa, predomina la pretesa di fare turismo cancellando o mortificando, innanzitutto, la identità siciliana”.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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