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Ritardi nei pagamenti, Ue trova l’accordo
di Angela Carrubba

Il provvedimento consentirebbe di rimettere in circolazione una liquidità di circa 180 miliardi di euro in Europa. Si attende per fine ottobre il varo della nuova direttiva europea, che deve essere recepita dagli Stati

Tags: Liquidità, Pagamenti, Unione Europea



PALERMO  – In due servizi pubblicati nei mesi scorsi (11 maggio e 13 agosto 2010) abbiamo trattato ampiamente della proposta di direttiva europea per rispondere alla crisi provocata dai ritardi con cui vengono  pagati beni e servizi forniti alla Pubblica amministrazione. Sull’approvazione di tale documento, il 15 e il 20 settembre scorsi l’Ansa e la Reuters hanno diffuso la notizia dell’accordo fatto tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue che prevede che le amministrazioni pubbliche debbano pagare i fornitori di beni e servizi entro 30 giorni. Scaduto questo termine si applicherà una penale del’8%.
“Una gran buona notizia per le piccole e medie imprese – ha commentato il vicepresidente dell’esecutivo europeo responsabile per la politica industriale Antonio Tajani –. Il provvedimento, ha aggiunto, consentirà di rimettere in circolazione una liquidità di circa 180 miliardi di euro e di tenere così in vita tante Pmi che rischiano di soffocare sotto il peso della crisi e dei ritardi nei pagamenti”. 

Un recente studio della svedese Intrum Justitia presentato a Bruxelles l’11 maggio scorso ad un convegno organizzato dall’Ecri (European Credit Research Institute), ha messo in luce come in Europa molte attività imprenditoriali, soprattutto di piccole dimensioni, siano letteralmente paralizzate dai debiti a causa di mancati o ritardati pagamenti da parte dei loro clienti.
La legislazione sui termini di pagamento varia di nazione in nazione all’interno dell’Ue come pure i trend del rischio di mancato pagamento; se la cavano meglio i paesi del Nord Europa rispetto a quelli dell’Est o dell’Europa Meridionale. Tra le nazioni più a rischio Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Lituania. La Commissione Imco (Mercato Interno e Protezione dei Consumatori) ha approvato una proposta di nuova direttiva nella quale si chiede di stabilire delle sanzioni applicabili sia al settore pubblico che privato e di limitare il normale termine di pagamento delle fatture a 30 giorni per le transazioni tra Pubblica Amministrazione e privato o tra privati. In Italia, in particolare, a partire dal gennaio 2009, hanno chiuso in media 30 aziende al giorno a causa di problemi di liquidità e dell’impossibilità di accedere al credito.
Gli arretrati dovuti dalle Pa alle aziende di piccole e medie dimensioni toccano, secondo quanto afferma l’Abi, i 50-60 miliardi di euro. Massimo Baldinato, membro del comitato di gabinetto di Antonio Tajani, Commissario Europeo all’Industria, afferma che la riforma della Direttiva sui ritardati pagamenti rappresenta una priorità nelle discussioni di Commissione, Parlamento Europeo e Consiglio.

D’accordo sulle proposte di regolamentazione dei rapporti tra Pa e aziende private è anche Luc Hendrickx, direttore delle Relazioni Esterne presso l’Ueapme (European Association of Craft, Small and Medium-sized Enterprises).
Questa proposta – afferma la Lega delle cooperative – oltre alla ribadita opportunità di un allentamento del patto di stabilità interno per i Comuni cosiddetti virtuosi, è stata approvata anche dalle organizzazioni del Taiis (Tavolo Interassociativo Imprese dei Servizi) e da Sindacati di categoria di Cgil/Cisl/Uil, sulla base di un’articolata analisi della situazione attuale contenuta nel rapporto di ricerca commissionato ad Astrid, nota Fondazione di ricerca sulla Pubblica Amministrazione, presieduta da Franco Bassanini. 
 

 
Confindustria e Cna chiedono un rapido recepimento in Italia
 
L’annuncio dell’approvazione della nuova direttiva ad ottobre dato da Antonio Tajani in un congresso della Confindustria di Bergamo ha registrato il plauso della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha però ricordato come la direttiva sia andata avanti con l’opposizione del governo italiano.
“Vogliamo che la direttiva diventi legge italiana e che non ci siano modi per aggirarla – ha detto Marcegaglia –, ricordando che l’Italia è contraria perché deve pagare un sacco di soldi alle imprese, circa 70 miliardi di euro”. Alla presa di posizione di Emma Marcegaglia fa eco la Cna. “I singoli stati avranno due anni per recepire la direttiva. Speriamo che l’Italia sia tra i primi paesi a farlo, dato che peggio dei tempi di pagamento italiani ci sono solo quelli greci e portoghesi. Per una volta non ci dispiacerebbe correre per la parte alta della classifica, nella speranza di trovare ancora in attività tante piccole imprese oggi agonizzanti”.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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