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Quotidiano di Sicilia

L’Italia si mantiene ancora distante dagli standard Ue
di Francesco Torre

Come avvengono le comunicazioni tra cittadini imprese straniere. La Pec non è riconosciuta in Europa, che ha altri protocolli

Tags: Pec, Pa, Enti Locali, Renato Brunetta, Email, Posta Certificata



Palermo - Nonostante sia ormai entrata in vigore da diversi anni, la Pec continua ancora oggi a registrare le perplessità di rappresentanti dei consumatori, professionisti ed esperti. Innanzitutto per un aspetto procedurale, ovvero l’obbligo imposto dalla legge alle amministrazioni di attivare un indirizzo per ogni registro di protocollo: un bacino oggettivamente troppo ampio per poter garantire a cittadini e imprese risposte in tempi brevi. Ma desta seri dubbi di legittimità in un contesto europeo e globale la struttura stessa della Pec che, ricordiamolo, è uno standard tutto italiano, le cui anomalie sono state denunciate alla Comunità Europea anche da soggetti collettivi come l’Associazione Cittadini di Internet.

La posta certificata, infatti, ha valore esclusivamente nel nostro paese, ma non viene accettata in Europa, dove sono previsti altri protocolli. Perché? Perché in fondo la Pec non presenta così tante differenze rispetto ad un normale indirizzo internet e non garantisce nemmeno lo stesso standard qualitativo delle raccomandate A/R. In caso di assenza del destinatario, per esempio, per le raccomandate è previsto un avviso di giacenza presso l’ufficio postale. Per la Pec, invece, se il pc del destinatario è spento o non collegato alla Rete, non è previsto nessun avviso, dunque la certezza dell’avvenuta comunicazione non c’è.
 
È anche per questo che la legge, aldilà della tanto reclamizzata Pec, permette a cittadini, imprese ed enti pubblici di seguire un altro protocollo informatico, i certificati S/MIME, con sistemi crittografati che garantiscono il rispetto della privacy (altro punto debole della Pec) e che risultano interoperabili con qualunque sistema ed ormai disponibili da anni anche in ambito internazionale (G-Mail, ad esempio, ha da tempo integrato gli S-MIME nella sua casella di posta gratuita). In questo caso le amministrazioni possono farsi certificare anche gli indirizzi di posta elettronica attualmente in uso senza doverne creare di nuovi, e il tutto gratuitamente, permettendo di avere anche un dialogo “certificato” con amministrazioni straniere nel pieno rispetto dei codici digitali dell’Unione Europea.

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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