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Vendemmia 2010, produzione in calo
di Michele Giuliano

In Sicilia si è registrata la contrazione più alta di tutta Italia (-20% rispetto al 2009), ma la qualità resta buona. Abbandonati nell’ultimo anno circa 2.000 ettari di superficie vitata in cambio dei contributi Ue

Tags: Vendemmia, Vino



PALERMO - La Sicilia è la regione che perde più di tutta Italia la quantità di prodotto di vino in questa vendemmia del 2010 rispetto a quello dello scorso anno. Il dato viene snocciolato dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani e viene ripreso da uno studio statistico fatto da Assoenologi Sicilia che per l’appunto ha potuto notare questa fortissima contrazione del 20 per cento della produzione di vino in Sicilia.

Un po’ tutte le regioni in Italia invece sono in attivo: dal Piemonte alla Lombardia (+10 per cento), passando per le Marche, il Lazio, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia (+5 per cento). Nessuno peggio della Sicilia e la Sardegna ci è andata vicino (-15 per cento). In pratica questa notevole contrazione di produzione del vino è frutto dei quasi 6 milioni e 200 mila ettolitri del 2009 contro “appena 4.940.000 di quest’anno (dati su base Istat).

Ci sono comunque degli aspetti che sottolinea nel suo studio Assoenologi: “Il ciclo vegetativo della vite, nel periodo della fioritura e dell’allegagione, - si legge - ha avuto un decorso normale aiutato dalle notevoli disponibilità di acqua accumulate nel periodo autunno-invernale. Anche l’invaiatura e la maturazione sono decorse nel migliore dei modi, anche se disturbate dai consueti attacchi delle tipiche malattie della vite che sono state debellate nei vigneti condotti razionalmente e monitorati da un valido calendario di lotta”. Complessivamente comunque per Assoenologi resta buona la resa uva/vino, nonostante ciò si registra complessivamente in tutta la regione un decremento produttivo del 20 per cento rispetto alla passata campagna, dovuto sia dall’abbandono, attraverso i contributi comunitari, di oltre 2.000 ettari di superficie vitata, sia dagli abbandoni volontari causati dalla preoccupante situazione di mercato e, non ultima, dalla vendemmia verde, operata in Sicilia su oltre 9.000 ettari.

Tutto questo si tradurrà in una diminuzione di circa un milione e 300.000 ettolitri rispetto al 2009. In Sicilia, il calo di produzione si prevede non omogeneo. Secondo la Cia, “Il dato previsionale è variabile sia per le diverse aree viticole dell’Isola, sia per tipologia di vitigno.

Si stima che la produzione sia minore per alcuni vitigni come il Nero D’Avola il Syrah e lo Chardonnay che in alcune aree potrà fare registrare cali anche superiori al 30 per cento; un po’ meglio andrà per il Catarratto e il Merlot”. “I motivi del calo produttivo sono molteplici - dichiara Maurizio Lunetta, vicepresidente della Cia siciliana -. Ci si aspettava che il ricorso alla pratica della vendemmia verde e alle estirpazioni, che insieme quest’anno hanno tolto dalla produzione circa 13 mila ettari che avrebbero prodotto circa un 1,5 milioni di quintali su un totale regionale di 10 milioni, avrebbe inciso negativamente sulla produzione, ma a questo deve aggiungersi l’effetto delle condizioni climatiche e lo sviluppo di alcune malattie fungine che, come nel caso dello Chardonnay, hanno fatto lievitare le perdite fino al 40 per cento”.
 

 
L’approfondimento. Quali sono le varietà sviluppate
 
La vendemmia, per le varietà bianche precoci (Pinot grigio e Sauvignon) è iniziata in Sicilia nella settimana di Ferragosto con qualche giorno di ritardo rispetto alla precedente campagna.
Nella terza settimana di agosto si è iniziato a raccogliere lo Chardonnay, il Viognier, il Müller Thurgau e il Moscato bianco in provincia di Siracusa. La vendemmia delle uve nere, in particolare di quelle di Merlot, è iniziata invece verso la fine di agosto. A seguire Sirah, Nero d’Avola, Frappato, per chiudere con il Cabernet sauvignon verso la seconda decade di settembre. Per quanto riguarda le varietà autoctone, a bacca bianca come il Catarratto, l’Insolia e il Grillo, l’inizio della raccolta è stato scandito nella prima decade di settembre. Tantissime quindi le varietà in Sicilia ed ognuna con peculiarità ben precise. Quindi sotto questi punto di vista, l’Isola resta assolutamente ricca rispetto invece a molte altre regioni d’Italia dove per l’appunto la produzione è molto limitata e settata solo per poche varietà. Resta quindi da sfruttare questa opportunità nella diversificazione dell’offerta rispetto alle altre regioni d’Italia.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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