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Torna la lobby del rigassificatore
di Rosario Battiato

Ambiente. L’infinita vicenda di un’opera controversa.
L’obiettivo. A sei mesi di distanza dalle decisioni della conferenza di servizi su tutta una serie di opere da compiere prima dell’autorizzazione finale, la lobby del rigassificatore di Priolo-Melilli torna alla carica.
Gli argomenti. “Inconcepibile attendere ok da 6 anni”: è la frase ricorrente dei favorevoli all’impianto Erg-Shell. Che omettono il principale ostacolo: la struttura è prevista dentro un pericoloso polo petrolchimico.

Tags: Priolo, Melilli, Augusta, Inquinamento, Triangolo Della Morte, Rigassificatore, Erg, Legambiente



PRIOLO (SR) – C’è uno spettro che si aggira per la Sicilia ed è certamente il rigassificatore di Priolo-Melilli.
Questa ipotetica costruzione che da sei anni attende una risoluzione definitiva sta vivendo l’ennesima stagione di pressione politica e finanziaria sul governo regionale.
I vertici nazionali aggrediscono il momentaneo blocco alla Regione, mentre gli industriali minacciano di spostare i loro preziosi denari altrove.
Intanto, mentre da Bruxelles si indaga sulla vicenda degli aiuti di Stato per i due rigassificatori di Priolo Gargallo e Porto Empedocle, nell’Isola si sottovalutano le prescrizioni dell’ultima conferenza dei servizi dello scorso aprile: 10 punti da portare a compimento prima della realizzazione dell’impianto.
 
Il futuro del rigassificatore di Priolo-Melilli era stato messo in freezer lo scorso aprile dopo che l’ultima conferenza dei servizi alla Regione aveva sancito la possibilità della realizzazione dell’impianto a patto di una serie di prescrizioni da ottemperare prima che la Ionio Gas, joint venture paritaria tra Erg e Shell, potesse dare il via ai lavori. Nei giorni scorsi la questione è tornata prepotentemente alla ribalta anche in virtù delle esternazioni di Ivan Lo Bello, presidente degli industriali di Sicilia, sulla necessità di far ripartire gli investimenti nell’Isola.

Tuttavia lo sviluppo, o presunto tale, non può passare sulla testa degli abitanti dell’area del petrolchimico che da anni patiscono l’invasiva presenza dell’industria e che si troverebbero a dover fronteggiare, caso quasi unico al mondo, un’area petrolchimica ad alto rischio di incidente rilevante - tra il 2007 e il 2009 si sono verificati 193 incidenti nell’area, la media di uno ogni tre giorni, secondo la relazione firmata dall’ex dirigente del dipartimento generale della protezione civile Salvatore Cocina – con rigassificatore annesso.

L’Erg continua il pressing asfissiante sulla Regione, visto che proprio nei giorni scorsi uno degli ultimi atti di Pier Carmelo Russo come assessore all’Energia è stato quello di inviare una lettera ai vertici aziendali per calmare le acque, spiegando che adesso c’è di mezzo anche l’Unione Europea, dopo che ad inizio settembre Sonia Alfano, eurodeputata di Italia dei Valori, ha mosso dei dubbi sugli aiuti di Stato che saranno garantiti alla Ionio Gas per Priolo e all’Enel per Porto Empedocle.
Adesso la questione è al vaglio della direzione generale della concorrenza dell’Ue, ma sull’impianto incombe anche un giudizio del Tar di Catania che dovrà stabilire a chi imporre l’obbligo di bonificare i terreni, atto determinante per la nascita del rigassificatore. In questo gioco di rimandi – azienda, regione, ministero e adesso anche Bruxelles, in un girotondo di accuse e recriminazioni- sembra quasi non considerarsi che il peggio deve ancora venire: 10 punti che fanno riferimento alle pesantissime prescrizioni stabilite nella conferenza dei servizi dell’aprile scorso.

Dal punto di vista ufficiale l’ultimo atto di impatto sull’area resta la conferenza dei servizi dello scorso aprile con una serie di prescrizioni da risolvere prima di cominciare i lavori. “Allo stato dei fatti – ha spiegato Stefano Pennisi, ex presidente di Priolo Parla e ora nell’associazione Risvegli – non pare esserci nulla di nuovo”. Anche perché la bandiera dello sviluppo dovrebbe poter sventolare su un’area completamente risanata. Gli esperti parlano di almeno dieci anni di lavori – che porterebbero occupazione sana per tutto il comprensorio – e di una cifra considerevole.

“Secondo una serie di calcoli di massima – ha spiegato Pennisi – si tratterebbe di una cifra pari ad una volta e mezza l’investimento complessivo”. Facendo due conti stiamo parlando di almeno un miliardo e duecento milioni di euro. Infatti il rigassificatore, secondo uno studio di massima, dovrebbe comportare investimenti per oltre 800 milioni di euro, anche se, all’eventuale atto della firma del presidente della Regione sul decreto autorizzativo, le cifre del piano industriale potrebbero subire variazioni dati i sei anni di distanza.

Ad oggi, secondo fonti locali, lo stato del ripristino ambientale dell’area è quasi all’anno zero. Dal canto suo l’Erg minaccia di cambiare residenza, facendo perdere alla Regione gli eventuali contributi che comporta la sua permanenza in loco. Ma sarebbe un caso perlomeno anomalo quello di avere due rigassificatori in casa – l’Enel ha annunciato che i lavori per l’impianto di Porto Empedocle cominceranno tra qualche settimana – di cui uno - è il nocciolo delle questione -  bellamente piazzato all’interno di un complesso petrolchimico. Certo esiste il problema dell’occupazione, ma anche se l’area soffre di una grave emorragia di posti di lavoro il rigassificatore prometterebbe 1500 posti di lavoro per tre anni, e dopo appena 150, ma c’è chi parla di soli 50 posti finali.

Del resto, quando si parla di ripristinare l’accordo per la chimica nell’area, il rigassificatore non era considerato l’unico impianto da costruire, ma rientrava all’interno di un progetto complessivo ad ampio respiro.
 

 
Legambiente. “Pompare gas per la pianura padana? Non ha senso”
 
PRIOLO (SR) – Su una cosa paiono tutti concordi: questa storia deve avere una fine. Un coro unanime di ambientalisti, uomini d’affari e cittadini, chiede che l’affare rigassificaore di Priolo-Melilli, che si trascina da ormai sei anni, possa avere finalmente una sua conclusione. “Ormai nessuno più si preoccupa dei cittadini – ha spiegato Enzo Parisi, Legambiente Sicilia – perché ormai l’interesse primario è completamente diverso”. I tempi lunghi non stanno aiutando nessuno, e difficilmente potranno essere rapidi, data la consistenza delle prescrizioni che incombono sull’area. “Anche in Europa non sono velocissimi nel concedere o rifiutare le autorizzazioni – ha spiegato Parisi – ma qui si sta esagerando. Del resto considero importanti le prescrizioni della conferenza dei servizi”. L’associazione del cigno sul punto è sempre stata chiara. “L’impianto dev’essere strategicamente legato – ha concluso – allo sviluppo dell’Isola. Pompare gas per la pianura padana non può interessarci, mentre sarebbe diverso se il rigassificatore venisse collegato a un impianto per la produzione di gas liquidi”.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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