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Quotidiano di Sicilia

Amministratori della Lega bravi ma corrotti
di Carlo Alberto Tregua

Tagliare il silenzio sul Carroccio
 

Tags: Umberto Bossi, Lega, Giancarlo Galan, Luca Zaia, Giampaolo Gobbo



La Lega è riuscita in un’operazione mediatica di primo livello: accreditare i propri amministratori locali non solo di un velo di onestà, ma anche di capacità. C’è del vero in questa operazione e, cioè, che in buona parte gli amministratori leghisti stanno facendo funzionare i loro apparati con discreta soddisfazione dei cittadini. Va aggiunto, però, che è da poco che sono approdati al maneggio del denaro pubblico e quindi sono stati capaci di non ascoltare le sirene della corruzione. Però cominciano ad affiorare qua e là fatti di malversazione a carico di esponenti della Lega che è bene evidenziare affinché nessuno scagli la prima pietra.
Ricordiamo due comportamenti che hanno creato iniquità nella pubblica amministrazione: quello che tendeva a salvare la banca della Lega, Credinord, che è fallita, e l’altra questione delle quote latte in esubero. In questo caso, l’associazione dei produttori di latte ha pubblicato pagine sui quotidiani nelle quali ha accusato i produttori irregolari.

Di che si tratta? L’Ue ha fissato dei tetti di produzione oltre i quali non si poteva andare. Alcuni produttori hanno ritenuto di superare tali tetti provocando una procedura di infrazione a carico del nostro Paese. Procedura di infrazione significa multe che dovevano essere pagate. Cosa che ha fatto la maggior parte dei produttori di latte. Ma un gruppetto, protetto dalla Lega, si è rifiutato e il Governo ha pagato per essi quelle multe. Una porcata, così sottolineata dal neo ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan. Il ministro che lo ha preceduto, Luca Zaia, leghista, ha taciuto sulla vicenda per proteggere i suoi produttori, simpatizzanti della Lega per interesse e non per amore.
Secondo Giampaolo Gobbo, segretario della Lega in Veneto, “siamo a Carrocciopoli”. Il grido d’allarme è forte e chiaro, perché si cominciano a contare i casi di corruzione. Gli esempio: l’ex sindaco di Silea, Cesare Biasin, che affittava un appartamento a prostitute e trans. L’assessore di San Michele al Tagliamento, David Codognotto, arrestato per una tangente di 15 mila euro. Edouard Ballaman costretto a dimettersi da governatore del Friuli perché usava l’auto blu pure per andare a trovare i suoceri.
 
E poi ancora: il senatore vicentino Alberto Filippi è stato chiamato in causa nell’inchiesta sulla maxi evasione fiscale di Chiampo.
C’è un rapporto fra il numero degli amministratori e quello dei casi di corruzione. Più sono gli amministratori, più sono i corrotti. Però un partito autonomista come quello della Lega, che fonda il suo appeal sulla buona amministrazione poggiata sulla correttezza, non può essere preso ad esempio per la nuova ondata di corruzione che sta investendo la Cosa pubblica.
Ma è così. Lo stesso Umberto Bossi ha avuto qualche grana giudiziaria anche con riferimento alla maxi-tangente Enimont.
Queste osservazioni non riguardano gli eccessi politici della Lega, quali aver messo i propri simboli nella scuola di Adrio o avere insultato il tricolore o le proteste contro l’inno di Mameli (che non è il nostro inno nazionale), ma questa ondata di fatti di corruzione che fanno omologare i leghisti a tutti gli altri amministratori.

La questione della corruzione non può essere basata sull’onestà individuale, anche perché si dice che ogni persona ha un prezzo. Questo non è sempre vero, perché chi crede fortemente nei valori morali può resistere alle tentazioni. La questione riguarda il sistema di controlli che in Italia è totalmente inefficace, per almeno tre motivi.
Primo. I sistemi informatici sono poco diffusi e poco attuali. Senza di essi non è possibile fare controlli sistematici e incrociati. Secondo. Nello Stato, nelle Regioni ed enti locali non esistono i Piani aziendali con i quali fissare programmazione, organizzazione, gestione e controllo. Se non ci sono gli obiettivi, se non ci sono i cronoprogrammi, i risultati non sono comparabili e quindi non è valutabile l’indice di efficienza e di efficacia di chi opera. Terzo. Mancano le sanzioni per chi amministra. Tutti sanno che quando mancano le sanzioni si diffonde l’irresponsabilità e, con essa, l’incapacità di bene amministrare.
Occorre una riforma che ribalti l’attuale situazione: da controlli formali a controlli sostanziali, tempestivi e responsabili.

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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