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Acque minerali, Eldorado in Sicilia
di Rosario Battiato

Acqua. Il regalo della Regione a chi imbottiglia.
La svendita. La Regione siciliana dà le concessioni per produrre acqua minerale a prezzo irrisorio: 11 euro per ettaro. Confronto: in Lazio fino a 120 €/ha, in Veneto fino a 588 €/ha.
Beati produttori. In linea il canone per volume emunto, ma la logica è: “Chi produce di più, in proporzione paga di meno”. Viaggio in un settore regolato da una legge del 1956

Tags: Acqua, Rete Idrica



PALERMO – Nell’elenco delle risorse che la Sicilia offre senza remore agli industriali rientra a pieno titolo anche l’acqua minerale.
Ogni anno milioni di litri vengono estratti dal suolo isolano a fronte di quote di concessioni misere, che non possono assolutamente reggere il confronto con il giro d’affari che l’acqua isolana continua a produrre.
Eppure esiste un documento delle Regioni di qualche anno fa dove era assicurato l’impegno ad aggiornare i tassi, ed un documento del 2008 del dipartimento dell’Energia che segnalava la possibilità di un aggiornamento dei canoni di concessione sul modello delle regioni virtuose. Da allora il nulla. La situazione è la seguente: nell’Isola la concessione è pari a 11 euro per ettaro, in pratica la più bassa d’Italia. Basti pensare che in alcune zone del Veneto le società pagano 588 €/ha.
 
La Sicilia delle minerali in bottiglia è un patrimonio incautamente offerto alle società che estraggono acqua. La produzione isolana arriva a oltre 2 milioni di metri cubi per 1700 ettari di concessioni. In tal senso, l’Isola gode di una legge che risale agli anni ’50, con parziale aggiornamento nel 1999 – ci riferiamo alla Legge n° 54/1956 e alla Legge n° 10/1999 Art. 19 - e di un doppio canone che dovrebbe favorire gli introiti. Invece a fronte di incassi milionari - i dati parlano di 23 milioni di euro di fatturato all’anno per le aziende del settore – in Sicilia resta una manciata di spiccioli.

Il rendiconto della Regione siciliana per l’anno 2008, alla voce “proventi delle miniere e delle sorgenti di acque minerali e termali” riporta un calcolo complessivo di entrate di circa 450 mila euro a fronte di 25 concessioni sul territorio regionale. Una cifra misera che può essere facilmente ricostruita a partire proprio da quel doppio canone - acqua emunta ed ettari in concessione – che in effetti mantiene tariffe largamente al di sotto di un documento di massima che le Regioni avevano concordato nel 2006. La quota minima della tariffazione ad ettaro era stata fissata in 30 euro, ma l’Isola, secondo quanto riporta il Dossier 2010 di Legambiente Un Paese in bottiglia, rilascia ancora concessioni per 11 euro. Una vera miseria, se pensiamo che un calcolo approssimativo degli ettari riporta come cifra poco più di 18 mila euro. Secondo la legge regionale, la Sicilia ha un canone di 1,04 euro/metro cubo emunto, che però non può essere calcolato in maniera lineare sull’acqua emunta, in quanto sussistono delle particolari tariffe in rapporto a grossi quantitativi di estrazione.

La logica appare chiara: più si estrae meno si paga. Proprio l’ultima legge in materia, secondo quanto riporta Legambiente, cioè la l.r. numero 10 del 27/04/1999, fissa per “la produzione annua fino a 5.000.000 di litri, canone annuo anticipato fisso pari a lire 10 milioni”, per “produzione superiore a 5.000.000 di litri e fino a 35.000.000 di litri, lire 2,00 per ogni litro d'acqua”, per “produzione eccedente i 35.000.000 di litri, lire 0,025 per ogni litro d'acqua”.

Altrove la situazione è ben diversa. Le due regioni modello, secondo Legambiente, sono il Veneto il Lazio. La prima prevede il canone maggiore a livello nazionale per volume imbottigliato con 3 euro per metrocubo, oltre ad avere anche il primato per ettaro, differenziando la zona di montagna (circa 118 euro per ettaro) dalla pianura (circa 588 euro/ha). Inoltre la regione del nord-est presta particolare attenzione alla sostenibilità ambientale: il canone prevede un sistema di premialità per le aziende che utilizzano le bottiglie in vetro e per quelle che imbottigliano quantità minori di acqua con uno sconto del 50%.
Un gradino sotto troviamo il Lazio che tuttavia ha applicato pedissequamente i criteri del documento della Conferenza delle regioni: canone di 1 euro per ogni metro cubo emunto e non imbottigliato, 2 euro per ciascun metro imbottigliato, dai 60 ai 120 euro per ogni ettaro dato in concessione.

Di certo a livello nazionale, escludendo le eccezioni di poche regioni oltre quelle già citate, il sistema è parecchio generoso nei confronti degli emungitori, ma l’Isola ha la tendenza ad essere gratuitamente accogliente nei confronti di chi investe. Si capisce bene come chi produce in Sicilia viva cullato da mamma Regione, che pretende pochissimo in cambio del suo prezioso oro blu.
In Regione ci sono stati dei tentativi per aggiornare le tariffe, ma il tutto si è sempre arenato per qualche oscuro motivo. Nel 2008, un documento del dipartimento dell’Energia della aveva presentato all’assessorato di riferimento una possibile riorganizzazione del sistema proponendo di tarare le nuove tariffe in rapporto a quelle che erano le Regioni più all’avanguardia sul tema. A distanza di due anni nulla di nuovo sotto il sole, e al momento non ci sono movimenti che lasciano presagire un cambiamento di rotta.

Troppa pressione delle lobby dell’acqua o poca attenzione da parte dei politici regionale? O, forse, entrambe le cose? Chissà. I risultati sono le briciole che restano in una Sicilia sempre più svuotata delle sue ricchezze naturali.

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Settore acque minerale
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Criteri di definizione dei canoni e costi delle concessioni
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