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Consumo di energy drink molti rischi, pochi controlli
di Eloisa Bucolo

Nervosismo, irritabilità e insonnia alcuni tra i rischi corsi

Tags: Energy Drink



CATANIA - Negli ultimi anni in Italia e nel resto del mondo si è registrato un aumento consistente del consumo di bevande energetiche. Da tempo ne si sottolinea la pericolosità tanto che in Gran Bretagna l’uso è sconsigliato alle donne in gravidanza, ai minori e alle persone a rischio cardiovascolare e in alcuni paesi, come Francia, Danimarca e Norvegia  non è stata neanche concessa l’autorizzazione all’immissione in commercio.

Con una nota diffusa lo scorso marzo, il Dipartimento politiche antidroga (DAP) ha lanciato l’allarme anche in Italia preludendo a restrizioni e controlli da adottare. Il DAP sostiene che l’abuso di queste bevande è sempre più di moda tra i giovani, che arrivano a consumare tra gli 8 e 15 drinks a sera immettendo una quantità di caffeina che può arrivare fino a 1500 mg.

Dosi eccessive che espongono a nervosismo, irritabilità, insonnia con effetti disastrosi sul rendimento scolastico,sulle relazioni sociali e soprattutto sulla salute. Inoltre, queste sostanza “se assunte unitamente ad alcol, possono provocare la comparsa di crisi cardiache (aritmie maligne sopraventricolari) e crisi epilettiche”.

La norma italiana di riferimento è il d.lgs. 181/2003, concernente l’etichettatura dei prodotti alimentari, che sancisce l’obbligo di specificare, tra l’elenco degli ingredienti contenuti in queste bevande, la presenza di “caffeina” spesso indicata come semplice “aroma”. L’art. 6 stabilisce, inoltre, che “l’impiego di caffeina oltre i 150 mg/l comporti l’obbligo di riportare accanto alla denominazione del prodotto l’indicazione “Tenore elevato di caffeina”. Un limite però che si supera facilmente bevendo solo 2 drink, dato che in 1 drink da 250 mg sono contenute dosi di caffeina tra 80 e 140 mg/l, poco al di sotto del limite previsto dalla legge. Inoltre, l’effetto energizzante viene amplificato dalle molte altre sostanze stimolanti contenute nelle bevande come: taurina, glucuronolattone,  guaranà, ginseng,  niacina, dosi massicce di vitamine ed estratti vegetali ed altri aminoacidi.

Una soluzione potrebbe essere chiedere alle autorità sanitarie di imporre l’obbligo di inserire in etichetta specifiche avvertenze per contrastare il marketing pubblicitario che gira attorno a questi prodotti. Messaggi pubblicitari in grado di incidere fortemente nella cultura giovanile e che provocano l’abbassamento della percezione del rischio legato al contenuto e agli effetti boomerang che questi drinks provocano nel nostro organismo.

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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