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Quotidiano di Sicilia

Gestione integrata delle coste per una valorizzazione produttiva
di Massimo Mobilia

Presentato ieri a Taormina il nuovo Piano regionale che vuole unire la tutela allo sviluppo. I Comuni interessati dovranno fornire il Piano di utilizzo del demanio marittimo

Tags: Giovanni Randazzo, Raffaele Lombardo, Stefania Prestigiacomo



TAORMINA (ME) – Un nuovo modo di gestire le coste siciliane, attraverso una pianificazione concertata con le amministrazioni locali, senza imposizioni dall’alto. È questa, in sintesi, la chiave per capire il nuovo Piano di gestione delle coste (Pgc) che la Regione siciliana ha presentato ieri a Taormina, nel corso della convention dedicata alla difesa costiera e allo sviluppo della portualità turistica come strategia per il rilancio dell’Isola nel Mediterraneo.

Gli aspetti tecnici e normativi sono stati illustrati da Giovanni Randazzo, docente dell’Università di Messina, che ha curato la realizzazione del testo come consulente del presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Il Piano delle coste nasce, innanzitutto, dal confronto tra la Carta tecnica regionale del 1997 e un’aerofotogrammetria del 2008, per evidenziare le erosioni del tempo e valutare le aree su diversi livelli di rischio.

La Sicilia, lo ricordiamo, può contare su oltre mille km di coste, delle quali il 74% di natura sabbiosa o ciottolosa, quindi basse, e il restante 26% rocciose. Ma nonostante questo enorme patrimonio, arriva in ritardo alla redazione del Pgc, previsto dalla normativa europea sulla “Gestione integrata dell’area costiera”, rispetto ad altre regioni come Toscana, Marche e Lazio, che con meno coste vi hanno già da tempo provveduto.

La gestione regionale delle coste partirà dai 66 Comuni costieri dell’Isola che, attraverso la formulazione del Piano di utilizzo del demanio marittimo (Pudm), obbligatorio per avere un monitoraggio completo e preferibilmente stagionale del proprio tratto di costa, fornirà all’amministrazione regionale i dati di natura morfologica e naturale sottoposti a Valutazione ambientale strategica (Vas), necessari per la realizzazione del Pgc. La Regione, infatti, raccoglierà i dati locali e, affiancandoli a quelli rilevati da una propria cabina di regia, le riporterà in ambiti territoriali ottimali, che in ambiente costiero vengono definite “Unità fisiografiche”, individuate tra due limiti naturali o infrastrutturali (porti).

Al momento, gli elementi necessari per definire tali aree, ricavabili o dal Sistema informativo del demanio marittimo regionale (Sidersi) o dai Prg dei Comuni, sono assolutamente insufficienti, ecco perché le amministrazioni locali sono chiamate a redigere al più presto i Pudm. Per la realizzazione finale del Piano delle coste, la Regione si avvarrà anche di un Servizio tecnico di eccellenza, da individuare in un ente pubblico territoriale o in una delle Università siciliane, e dovrà confrontarsi anche con un Piano dei deposti sottomarini, appendice marina del Piano cave, e con un Piano regionale dei porti.

Il Piano di gestione delle coste, in funzione delle singole caratteristiche del territorio, potrà indirizzare le linee progettuali e indicare alla Regione le esigenze primarie di protezione e valorizzazione, abbandonando così la sola motivazione del rischio erosione per accedere a finanziamenti nazionali o comunitari.

“Con questo Piano - afferma Randazzo - si entra in una nuova ottica in cui non bisogna fermarsi ad investire solo per proteggere le coste, ma bisogna valorizzarle in termini produttivi, partendo dalla loro tutela”.
 


Prestigiacomo: per ogni mln speso in prevenzione, 10 per riparare danni”
 
ROMA - Per ogni milione speso per prevenire, “ne sono serviti 10 per riparare i danni della mancata prevenzione”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente della Camera, sottolineando che la spesa dello Stato per l’emergenza idrogeologica sia stata in media tra 2 e 3,5 miliardi di euro all’anno mentre per la prevenzione 250 milioni l’anno.
Una spesa eccezionale per l’emergenza se si guarda al solo bacino del Po per il quale, nel periodo 1994-2005, sono stati spesi oltre 12,5 miliardi di euro, dei quali oltre 5,5 miliardi di euro per far fronte, ha riferito Prestigiacomo, alla sola alluvione del 2000. Per la zona di Sarno, invece, la spesa per l’emergenza è stata oltre mezzo miliardo di euro. Da qui la necessità di un “unico programma straordinario di prevenzione” da 1,3 miliardi di euro che “spenderà quello che é stato speso negli ultimi dieci anni evitando così duplicazione di interventi”. Ma per la messa in sicurezza dell’Italia che frane sono 40 i miliardi di euro necessari, ha riferito il ministro.
Quattro, ha riferito tra l’altro il ministro, gli accordi di programma siglati e riguardano Sicilia, Lazio, Liguria e Abruzzo. In avanzato stato di definizione gli accordi con Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Calabria e Sardegna. Gli altri verranno conclusi entro l’anno.

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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