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Quotidiano di Sicilia

Villafranca: pedaggio e discordia
di Francesco Torre

L’uscita ricade nell’area comunale di Messina ed è l’unico tratto di tangenziale a pagamento. Buzzanca chiede una convocazione dei soci del Cas per abolire il casello-balzello

Tags: Trasporti, Autostrade, Villafranca, Messina, Giuseppe Buzzanca



MESSINA - “Chi siete? Quanti siete? Dove andate? Un fiorino!”. È passato circa un anno e mezzo dalla clamorosa protesta di un comitato di abitanti della frazione di Ponte Gallo, incatenatisi a Palazzo Zanca per chiedere l’abolizione del pagamento del pedaggio autostradale al casello di Villafranca Tirrena. Un balzello odioso e oggettivamente ingiusto (il casello ricade nell’area comunale di Messina, ed è l’unico tratto di tangenziale a pagamento), tanto da far pensare alla famosissima scena della dogana del film “Non ci resta che piangere” e a dazi di medievale memoria.

Oggi quella protesta, nel frattempo appoggiata da associazioni di consumatori e gruppi politici, si è trasformata in una battaglia del Comune di Messina contro il Consorzio per le autostrade siciliane. Nei giorni scorsi, infatti, il sindaco Buzzanca ha presentato nei confronti del Cas un atto stragiudiziale al fine di convocare immediatamente un assemblea dei soci e deliberare sull’ordine del giorno riguardante l’abolizione del casello di Ponte Gallo della “A20”. Un atto inviato per conoscenza anche alla Regione Siciliana, alla Provincia Regionale, alla Camera di Commercio, al Consorzio Asi e ai Comuni di Barcellona e Patti, e che obbliga il Cas ad adempiere alla richiesta entro 30 giorni, termine oltre il quale verranno adite le vie legali.

“Non è più accettabile mantenere tale anomalia – ha spiegato il sindaco Buzzanca – e per questo mi è stato dato mandato di avviare e porre in essere tutte le iniziative stragiudiziarie e, se necessario, giudiziarie perché venga riconosciuta l’illegittimità del pedaggio”.
Il Comune di Messina, ricordiamolo, svolge da sempre un ruolo attivo nell’annosa querelle in quanto socio del Consorzio, in virtù di una quota di partecipazione del valore di un miliardo delle vecchie lire. Nelle prossime settimane seguiremo lo sviluppo della vicenda, una battaglia economica e culturale, perché i diritti dei cittadini vengano riconosciuti e Messina non sia sempre colonia o terra di conquista come poteva essere nel film di Troisi e Benigni “Frittole, quasi 1500”.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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