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Edilizia, crollo senza precedenti
di Claudia Cal├Č

La Fillea Cgil fotografa la drammatica situazione del settore. In Sicilia crisi più grave che altrove. Il 2009 anno orribile: bandi giù del 31%, in 28 mila hanno perso il posto

Tags: Edilizia



PALERMO - Sono oltre 100 mila gli edili meridionali che hanno perso il lavoro. Il dato più alto del Mezzogiorno si registra proprio in Sicilia con la perdita di 28 mila posti di lavoro.
Questa la stima contenuta nella relazione presentata dalla Fillea Cgil in occasione della terza conferenza nazionale sul Mezzogiorno. Dal titolo “Cantieri liberi dalle mafie in un paese libero dalla illegalità” la conferenza  è stato il luogo per fare un bilancio sulla crisi che ha colpito duramente il settore edilizio, valutare le conseguenze ed offrire le possibili soluzioni. è il dato del 2009 la principale chiave di lettura.

Sono infatti crollati del 31% i bandi di gara rispetto all’anno precedente. Un crollo dagli effetti molteplici:  primi fra tutti aumento della concorrenza e conseguente impennata degli sconti nelle gare d’appalto, soprattutto nella fascia di opere sotto i 5 milioni di euro. Ribassi che possono raggiungere anche il 50% tanto da portare le aziende a tagliare e risparmiare anche su lavoro e sulla sicurezza.

Ma cosa significa in termini di qualità? Secondo lo studio presentato dalla Fillea Cgil, solo nel 2008, si è registrata una riduzione delle misure per la sicurezza sul lavoro, sono aumentati di 300 mila unità i lavoratori in nero, con un incremento della propensione al lavoro part-time ed il sottoinquadramento, sino ad arrivare ad un’impennata del numero dei cassa integrati. Al prezzo di centinaia di migliaia di lavoratori a casa, di opere ferme, di un mercato delle costruzioni stravolto e spaccato in due, da una parte i grandi appalti pubblici sono finiti nelle mani delle “cricche”, dall’altra un mercato dei lavori privati ridotto ad una giungla, divengono luogo fertile per l’affermazione di illegalità, irregolarità, evasione ed elusione di norme e regole, riduzione dei diritti e delle tutele del lavoro.

La Fillea Cgil da Palermo rilancia, dunque, la proposta dei sindacati, ossia un piano di ripresa del settore edilizio come necessaria forma di contrasto contro infiltrazioni criminali: propone la realizzazione di un grande cantiere per il Mezzogiorno con 8 opere immediatamente cantierabili, investimenti per 9 miliardi e la conseguente creazione di 18 mila posti di lavoro – 13.770 posti diretti e 4.000 nell’indotto - per  4 anni in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna ed infine Sicilia con la costruzione della Ragusa-Catania e la messa in sicurezza dei territori ad alto rischio sismico e idrogeologico.

Il costo del progetto che prevede la realizzazione della Ragusa-Catania è di 940.430.000 euro. I tempi di costruzione previsti sono di circa 5 anni per un totale di circa 1.468.750 giornate di lavoro e posti di lavoro per circa 1.109 operai.
Altri 250 circa opererebbero nell’indotto. Ma il progetto consegnato al presidente del Consiglio il 15 Maggio 2009, in occasione degli Stati Generali delle Costruzioni, non ha ad oggi avuto alcun riscontro.

La Fillea Cgil chiede dunque, senza ulteriori ritardi, di “approvare rapidamente le proposte di legge in materia di accesso al mercato – giacente ancora in commissione alle camere -, definire fallita la legge obiettivo e le norme sul contraente generale – solo 30mld spesi su 237 in dieci anni, solo 4 opere finite su 20 assegnate, accusa il numero uno di Fillea. Eliminare il ricorso al massimo ribasso, che insieme ai sub appalti a catena sono fra le cause principali della condizione di irregolarità e di insicurezza nel lavoro edile”. E’ un dato certo , secondo Fillea Cgil “senza investimenti nel mezzogiorno il Paese corre la gara della ripresa con una gamba sola”.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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