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Quotidiano di Sicilia

Tirrenia sempre più con l’acqua alla gola
di Massimo Mobilia

In attesa di essere privatizzata la società in amministrazione straordinaria deve contenere i costi a spese dei lavoratori. Da dicembre Cassa integrazione per 722 marittimi, mentre emerge una cordata napoletana

Tags: Tirrenia, Giulio Tremonti, Gianluigi Aponte, Emanuele Grimaldi, Vincenzo Onorato



ROMA – Il gruppo Tirrenia si appresta a mettere in Cassa integrazione straordinaria (Cigs) ben 722 marittimi per un periodo di circa sei mesi. Lo si legge in un documento di Federlinea, l’Associazione italiana dell’armamento di linea, cui aderisce anche la compagnia marittima attualmente in stato di amministrazione straordinaria.  La Cigs partirà a dicembre e durerà fino al 31 maggio 2011.

Per una “migliore ripartizione fra i marittimi potenzialmente interessati – si legge nel documento di cui è in possesso l’Ansa – sarà applicato un criterio di rotazione, per cui il ricorso medio giornaliero alla Cigs sarà di 172 persone, con punta massima di 230 unità”.

Tirrenia, dovendo procedere, ex lege, all’indispensabile contenimento dei costi operativi, intende così sospendere i rapporti di lavoro attualmente in esubero, facendo ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale. Nel documento si precisa, infatti, che “attualmente la consistenza degli organici riferita alle qualifiche cui applicare la Cigs è di 722 unità”. Mentre il personale complessivo dei lavoratori marittimi di Tirrenia ammonta a 1.379 unità, di cui 59, secondo la nota, hanno già maturato i requisiti per l’accesso alla pensione.

La decisione di Tirrenia di ricorrere agli ammortizzatori sociali deriva dallo stato di amministrazione straordinaria che sta vivendo la stessa compagnia marittima, nella strada intrapresa verso la liquidazione, e dalla “contingente riduzione – dicono – delle attività e di lavoro, correlata anche all’approssimarsi della stagione invernale e alla notoria situazione di crisi economica e finanziaria di dimensioni mondiali”.

Per quanto riguarda il processo di privatizzazione, alla fine la Tirrenia potrebbe approdare a Napoli. Una società costituita ad hoc da tre big del comparto armatoriale italiano (Aponte, Grimaldi e Onorato), con quota paritarie, sarebbe infatti in pole position per l’acquisizione della compagnia di navigazione. Un’ipotesi che, però, deve attendere alcuni importanti passaggi prima di arrivare alla decisione finale, ovvero all’aggiudicazione della società: si passerà dalla gara vera e propria alla scelta della short list da parte del commissario straordinario, Giancarlo D’Andrea. L’ultima decisione, poi, spetta comunque a Fintecna, unico azionista di Tirrenia, insieme al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Gli armatori Gianluigi Aponte, Emanuele Grimaldi e Vincenzo Onorato, dal canto loro, hanno confermato di avere intrapreso un’iniziativa congiunta nell'ambito del processo di privatizzazione della Tirrenia. In una nota, inoltre, i tre armatori napoletani hanno annunciato la creazione di una nuova società, la “Compagnia italiana di navigazione” allo scopo specifico di rilevare la compagnia marittima in liquidazione.

Intanto, la “Caronte & Tourist”, della famiglia Franza di Messina, ha ottenuto la concessione della Rada di San Francesco, nella città dello Stretto, fino al 2013. La stessa società armatoriale si era aggiudicata anche l’affidamento del nuovo porto di Tremestieri fino al 2017, assieme al gruppo “Terminal Tremestieri srl”, di cui fanno parte la controllata del gruppo Ferrovie dello Stretto Rfi e la Meridiano Lines, che gestiscono il servizio già da un paio d’anni. Tra i lavori previsti, nell’attesa che si completino i 7 approdi, c’è il nuovo sistema di controllo degli accessi e del traffico interno, interventi per limitare l'inquinamento acustico e un servizio di soccorso stradale.

Articolo pubblicato il 10 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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