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Catania - Rilanciare il trasporto ferroviario rendendolo di nuovo competitivo
di Melania Tanteri

Il presidente De Dominicis: “I treni arrivano pieni ma ripartono vuoti perché l’Isola non produce”. Interporto, logistica e intermodalità le chiavi per lo sviluppo del settore

Tags: Catania, Trasporti, Rodolfo De Dominicis, Trenitalia, Porto



CATANIA - Una volta completato, l’Interporto, un complesso integrato di infrastrutture ferroviarie e di strutture e servizi logistici attraverso i quali si realizza la connessione fisica, organizzativa e informativa tra produzione e trasporto, avrà delle grosse ricadute in termini economici e ambientali sulla città e sull’intera Regione.

Ne è convinto Rodolfo De Dominicis, presidente della Società Interporti Sicilia, secondo cui sarà grosso l’impatto dell’intermodalità sull’economia del territorio siciliano e in particolare sul trasporto merci, soprattutto se, contemporaneamente, verrà sviluppata la logistica. Dal 2006 a oggi, infatti, il traffico merci che attraversa lo Stretto di Messina, soprattutto il combinato, è crollato della metà, parte per la crisi, ma in prevalenza per i costi, eccessivi, del rapporto ferroviario operati, in particolare, da Trenitalia (dal momento che Rfi, la Rete ferroviaria italiana partecipa attivamente allo sviluppo dei centri intermodali).

“Trenitalia – spiega De Dominicis - ha aumentato le tariffe del trasporto, in alcuni casi anche del 50 per cento, aumento questo che si è ribaltato sull’utilizzatore finale, con la conseguente decisione da parte del  produttore di utilizzare l’alternativa meno costosa, ovvero il trasporto su gomma”. Questa, dunque, una delle cause della diminuzione del traffico delle merci. 

Ma, ad essere messi in evidenza da parte di De Dominicis, più che l’aumento delle tariffe del trasporto ferroviario, i reali motivi per cui non risulterebbe conveniente investire in Sicilia senza il parallelo sviluppo dell’intermodalità e della logistica.
Il problema sembrerebbe legato al fatto che “la Sicilia – continua il presidente della società Interporti - è una terra che non produce più, di conseguenza i traffici sono tutti in direzione Sud–Nord, e non nella direzione opposta. Insomma, i treni in Sicilia arrivano pieni, ma ripartono vuoti perché l’Isola non produce”.

“La Regione Sicilia – aggiunge – deve, invece, diventare il polo di attrazione di merci, non sono solo di quelle prodotte sul territorio, ma anche di quelle che vengono da fuori, in modo tale che una merce, una volta giunta,  venga lavorata e, quindi, rilanciata verso i mercati di destinazione finale”.

Con lo sviluppo della logistica, dunque, Catania, potrebbe sfruttare al meglio la propria posizione.
“La Sicilia – continua De Dominicis – deve fare nascere il settore industriale che si chiama logistica  che permetterebbe di supplire all’assenza di produzione”.

Per fare questo, però, occorrerebbe agire su tre livelli: innanzitutto quello infrastrutturale di base; in secondo luogo, occorrerebbe un sistema di incentivi per fare sì che la logistica possa decolarre e, infine, organizzare una gestione ottimizzata dei flussi delle merci, come previsto dal progetto Uirnet del Ministero delle Infrastrutture, che prevede di ottimizzare la gestione delle merci in tutto il Paese. 

“L’intermodalità da sola – sottolinea De Dominicis – non ce la può fare. Ha bisogno di un sostegno economico. La Regione Sicilia, dal punto di vista infrastrutturale è stata vicina all’Interporto, lo ha aiutato a finanziare le sue infrastrutture, ma ora deve trovare i fondi per sostenere la logistica intergata e l’intermodalità, senza la quale si rimane fermi”.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LÂ’Interporto di Catania (mt)
LÂ’Interporto di Catania (mt)
LÂ’ingresso dell'area di sosta dellÂ’Interporto (mt)
LÂ’ingresso dell'area di sosta dellÂ’Interporto (mt)