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Sicilia, inquinamento infinito
di Rosario Battiato

Ambiente. Il disinquinamento mai realizzato.
L’inquinamento. Nell’Isola una moltitudine di veleni si liberano nell’aria e si depositano a tutte le ore del giorno in terra e sottoterra. L’anagrafe di Federambiente parla di 676 siti, piccoli e grandi, inquinati.
Il disinquinamento. Finora soltanto l’8% dei siti è stato bonificato e messo in sicurezza, il restante 92% è da anni in attesa delle opere, per le quali viene stimato lo stanziamento di una cifra intorno ai 2 miliardi

Tags: Ambiente, Petrolchimico, Inquinamento, Legambiente, Petrolchimico



PALERMO – Una Sicilia sempre più in declino dal punto di vista ambientale. La sostenibilità dei luoghi è messa soprattutto a dura prova da mezzo secolo di industria petrolchimica e da piccoli e grandi misfatti perpetrati ogni giorno, presenta il suo conto al territorio.
I dati più recenti fotografano una realtà compromessa con l’inquinamento, mentre un serio programma di bonifica sembra ancora lontano dall’essere praticabile a distanza di dieci anni dalla definizione dei Sin (Siti di interesse nazionale).
Intanto, la macchia dei siti contaminati si allarga a discariche abbandonate e cave dismesse, e il quadro complessivo segna l’idea di un territorio martoriato da scarichi illegali e pochi controlli. Ancora congelata la nuova riforma per la gestione delle centraline in Sicilia.
 
Nei giorni scorsi l’annuncio di un intervento di circa 20 milioni di euro nel polo siracusano da parte del Governo nell’ottica dell’accordo di programma siglato nel dicembre 2005 e tuttora praticamente congelato nelle sue componenti più rilevanti. Le cronache riportano gli esiti dell’incontro che martedì scorso si è tenuto al ministero dello Sviluppo Economico, durante il quale si è deciso di sbloccare una parte dei 160 milioni per rilanciare i progetti minori del polo (tra cui l’impianto di biodiesel). L’Eni però annuncia che non ci sono altre società disposte ad investire e non vede necessità di lanciarsi in solitudine in un’impresa di questo genere. Ma davvero si può pensare ad altri investimenti senza un serio programma di bonifica?  La Sicilia, nel suo complesso, è una terra martoriata da cave in disuso, discariche abbandonate, ex centri industriali mai bonificati. Gli stanziamenti, eppure, non mancano: più di 850 milioni per la rada di Augusta, altre centinaia di milioni sparsi tra l’interno e i tre angoli dell’Isola, per una cifra vicina ai 2 miliardi di euro. Fermi.

I nodi del modello di sviluppo isolano sono tutti chiaramente esposti nell’attuale stato dell’arte dell’ambiente siciliano. La tanto attesa rivoluzione verde, che tramite il Pears (Piano energetico ambientale siciliano) avrebbe dovuto lanciare il mondo delle rinnovabili proponendo al contempo una riduzione del peso dell’industria termoelettrica nella produzione di energia, sembra al momento rimasta nel cassetto. Adesso i tempi sono tristemente maturi perché l’ambiente presenti il suo conto salatissimo come retaggio degli anni di mala gestione del territorio.

La Sicilia rischia anche in termini pecuniari perché Bruxelles minaccia sanzioni sia per lo stato dell’aria che per l’acqua non depurata. Il Piano di risanamento di qualità dell’aria ha avuto una storia turbolenta, dopo le accuse del dirigente dell’assessorato al Territorio e Ambiente in “stand by” Genchi a causa del “copia e incolla” effettuato dal piano della Regione Veneto, il decreto assessoriale per il rinnovamento del sistema delle centraline dell’aria langue nei cassetti dell’assessorato, l’Arpa si trova in uno stato occupazionale sottodimensionato in base all’effettiva attività di controllo che dovrebbe svolgere, le centraline registrano senza centrare quelli che potrebbero essere tutti gli effettivi agenti pericolosi per l’uomo e attraverso un campionamento ancora parziale. Non solo aria ma anche l’invasione del suolo e del sottosuolo è in balia degli agenti inquinati (il caso più recente saltato alle cronache è stato il percolato di Bellolampo). L’Isola resta pertanto una terra contaminata. Le aree vicine alle zone industriali sono ormai quasi irrimediabilmente compromesse, ma anche nelle aree bonificabili governanti e imprese prendono tempo, accampando questioni sull’effettiva responsabilità di inquinamento dei luoghi sulla base del principio europeo del “chi inquina paga”.

In Sicilia non ci sono soltanto Priolo, Gela, Biancavilla e Milazzo, i quattro Sin (Siti di importanza nazionale), ma anche un’altra serie di siti contaminati che necessiterebbe interventi. Al 2006, gli ultimi dati citati nel rapporto ambientale del Pears, c’erano in Sicilia 569 siti potenzialmente contaminati e 488 effettivamente contaminati la cui responsabilità è da addebitarsi a attività di smaltimento dei rifiuti incontrollata (quindi anche le discariche abusive) e siti industriali attivi e dismessi. L’ultimo rapporto di Federambiente, secondo l’anagrafe dei siti regionali, segnala inoltre 676 siti inquinati. La contaminazione ha riguardato la matrice suolo (315 siti), il sottosuolo (180 siti), le acque superficiali (117) e le acque sotterranee (55). Attualmente secondo il rapporto Arpa solo due aree dei Sin, entrambe a Priolo, hanno avuto una bonifica completata. Per il resto dei siti si può parlare di bonifica e messa in sicurezza permanente rispetto al totale dei siti effettivamente contaminati presenti in Sicilia per un dato che è pari all’8%. Da notare che il maggior numero di interventi non riguarda ex siti industriali, ma risulta essere stato effettuato nella provincia di Messina (23 siti, corrispondenti al 31% dei siti effettivamente contaminati presenti sul territorio provinciale), principalmente per le discariche provvisorie che d’altra parte costituisce la tipologia più diffusa di siti contaminati in Sicilia. Da un ventennio a questa parte la rinascita dell’Isola passa dai rifiuti e dall’industria.
 

 
Legambiente. “Il monitoraggio sia strumentale e biologico”
 
PALERMO – La normativa sulla qualità dell’aria non determina le condizioni per cui l’uomo si può ammalare. Ci sono questioni puramente soggettive e la necessità di incrociare diverse tipologie di dati per comprendere effettivamente quanto le emissioni fuori dalla quota tollerata, ma comunque a norma, incidano effettivamente sull’uomo.
Secondo Enzo Parisi, esperto di aree industriali di Legambiente Sicilia, “bisogna accoppiare – ha spiegato Parisi - il monitoraggio strumentale al biomonitoraggio, cioè studiare gli effetti delle emissioni su funghi e piante che sono microorganismi che vanno ad assorbire questi inquinanti. Quelli che sono stati fatti in maniera molto sporadica ci dicono che la situazione è abbastanza preoccupante a causa di accumuli di metalli pesanti e addirittura anche di sostanze radioattive, però per comprenderne l’effettiva portata questi studi dovrebbero essere ripetuti periodicamente e non fatti di rado”.

Articolo pubblicato il 13 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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