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Quotidiano di Sicilia

Messina - I trasferimenti per 150 milioni di euro “Vanno quasi tutti al personale”
di Carmelo Lazzaro Danzuso

Il sindaco Buzzanca sul confronto con Verona: “Loro hanno 600 dipendenti, noi ne abbiamo 2300”. Le risorse sono assorbite dall’apparato. Per il territorio restano gli spiccioli

Tags: Messina, Giuseppe Buzzanca



MESSINA –  “Il nostro Comune ha circa 2300 dipendenti. A Verona, invece, sono più o meno 600. Per questo loro possono spendere di più in investimenti, perché la maggior parte delle loro risorse non viene assorbita per pagare gli stipendi. Una situazione di questo tipo non può certamente essere imputata a chi sta amministrando oggi”. Così il sindaco del capoluogo, Giuseppe Buzzanca, interviene per replicare all’inchiesta pubblicata martedì scorso dal nostro quotidiano, intitolata “Smascherati i sindaci piagnoni”.

All’interno dell’articolo, paragonando i bilanci dei Comuni siciliani con quelli delle cosiddette “gemelle del Nord” - città del Settentrione accostabili a quelle dell’Isola per numero di cittadini – si evidenziava come, nonostante le parole dei sindaci del Sud, i trasferimenti loro corrisposti da Stato e Regione siano maggiori rispetto a quelli ricevuti da centri come Verona, Genova o Venezia. Messina era paragonata proprio a Verona, con i trasferimenti per la Città dello Stretto superiori di 47 milioni di euro (150 milioni contro 103).

L’eccessivo numero dei dipendenti inseriti nelle Pubbliche amministrazioni siciliane, dunque, grava enormemente sulle possibilità di manovra delle stesse che, secondo il primo cittadino messinese, non possono intervenire per cercare di invertire questa situazione e aumentare le somme previste per gli investimenti e quindi per lo sviluppo del territorio.

“Oltre a quelle per il personale – spiega Buzzanca – abbiamo anche altre spese obbligatorie e indispensabili per la cittadinanza: quelle per i servizi sociali, per l’edilizia scolastica, per la manutenzione delle strade. Tutto è ovviamente legato alla nostra situazione finanziaria”.

“Dovrebbe essere individuato – aggiunge – un apposito parametro basato sull’identificazione delle spese obbligatorie correnti di un determinato Comune. Quella cifra deve essere estrapolata e, una volta fatto questo, si potrà parlare delle somme da destinare agli investimenti”.

Altro punto su cui il sindaco di Messina si è soffermato è quello delle entrate, in particolare sulla capacità dell’ente di reperire risorse utili a rimpinguare il bilancio attraverso la riscossione dei tributi, la lotta all’evasione fiscale, i proventi delle multe ecc…
“Chiaramente – dice – abbiamo delle entrate relative all’Ici, alla Tassa sui rifiuti, agli oneri di urbanizzazione e altro. Ma quelle tre o quattro fonti finanziarie sono state spremute al massimo. Per quanto riguarda invece le entrate extratributarie (Messina 21 milioni, Verona 60), bisogna anche tenere conto dell’apporto che in questo senso danno gli investimenti dei privati, che qui non ci sono e quindi non alimentano questo capitolo del bilancio”.

Mani legate, dunque, per i nostri sindaci, con possibilità di manovra praticamente inesistenti a causa di una politica clientelare che, nei decenni scorsi, ha riempito senza criterio gli uffici pubblici. Un modo di governare che, a distanza di anni, produce ancora effetti negativi.

Articolo pubblicato il 18 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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