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Avanza il federalismo fiscale, sì a tre decreti di attuazione
di Raffaella Pessina

La legge 42 del 2009 prevede sette testi per rendere efficiente la pubblica amministrazione. Lombardo: la Sicilia ci guadagna se lo Stato riconosce il gap infrastrutturale

Tags: Speciale Tremila, Raffaele Lombardo, Federalismo



Giorni fa la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, presieduta da Enrico La Loggia (Pdl) ha dato parere positivo al decreto legislativo in materia di fabbisogni standard di comuni e province. Ma a che punto si trova l’attuazione di questo tanto ormai famoso Federalismo fiscale? Siamo arrivati alla approvazione del terzo decreto di attuazione e i 7 decreti attuativi dovranno essere emanati entro due anni dalla entrata in vigore della legge (30 aprile 2009).

Quali sono i sette decreti del federalismo fiscale previsti nella legge 42/2009? Federalismo demaniale (approvato); Federalismo Municipale dei Comuni; Federalismo Provinciale; Federalismo Regionale; Roma Capitale (approvato); Due Decreti tecnici sui fabbisogno finanziari e costi standard per il costo dei servizi.

Cosa ne pensa il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo? A fine ottobre il Presidente della Regione è arrivato a parlare perfino di secessione, rivolgendosi al leader della Lega Nord Umberto Bossi. “Temo che il federalismo non si realizzerà affatto com’é stato pensato – ha detto lombardo -  E allora meglio che ciascuno vada per la propria strada. Lo stato italiano incassa 10 miliardi di euro di entrate fiscali derivanti dalla raffinazione del petrolio. Ci lascino quello che é dei siciliani e noi siamo a posto”.
 
Per il Governatore “L’unità d’Italia non è stata un affare né per i veneti né per i siciliani né per nessuno. “Quando sarà riscritta la storia d’Italia - aggiunge - si vedrà che una mano al successo della mafia l’hanno data i garibaldini. Garibaldi portava in Sicilia un regno la cui capitale era molto lontana e la criminalità organizzata ha bisogno di questo: più distante è il sovrano o il presidente e meglio campa". Il suo obiettivo era quello di mantenere, anche in applicazione del federalismo, la specialità dello statuto e alla fine, l’11 novembre scorso, in Conferenza delle Regioni, la richiesta di Lombardo è stata accolta: per la applicazione del federalismo fiscale le regioni a statuto speciale procederanno ad una trattativa autonoma. A questo punto il parere di Lombardo è cambiato. “Il federalismo fiscale ci consegnerà un'Italia con varie regioni che, liberamente, si autogoverneranno. La Sicilia non ci perderà, ma ci guadagnerà”.

 “Il governo – ha aggiunto Lombardo -  prima di fare partire il federalismo, deve fare una ricognizione sullo stato delle infrastrutture ed impegnarsi a colmare il divario. Non può esistere un federalismo che sia utile alle regioni ricche del nord e che nel frattempo non colmi il divario delle infrastrutture. Ad esempio, se noi abbiamo una ferrovia vergognosa, la Catania-Palermo, per cui per venire a Palermo, tutte le settimane, io dovrei metterci 4 ore e mezza per percorrere 180 chilometri, il signor governo, prima di imporci il federalismo, si è impegnato a dirci in che termini e con quali risorse intenda fare una linea veloce che mi consenta di percorrere quel tragitto almeno in un’ora e mezza, ad una modestissima velocità di 120 chilometri all’ora.

La piega del federalismo sarebbe che intanto si fa il federalismo, che le regioni forti diventano sempre più forti e che noi poi si vedrà, quando ci sarà un governo che si accorge di qual è la situazione di un’Italia che l’anno prossimo festeggerebbe i 150 anni dall’Unità ma che non è mai stata divisa come oggi dal punto di vista delle infrastrutture e da altri mille punti di vista”.
 

 
Miccichè: “Così com’è non lo faremo passare”
 
Più duro nel giudizio sul Federalismo il leader di Forza del Sud, il sottosegretario Gianfranco Miccichè, che ha dichiarato: “Questo federalismo non ci piace, e sarà una delle prime battaglie su cui ci misureremo. Proporremo delle modifiche, perchè al momento così com’è non lo faremo passare”. “Noi dobbiamo stare al governo  - ha detto Miccichè e fare come ha fatto la Lega. Dobbiamo starci con un partito che rappresenta solo il Sud. E che possa condizionare le scelte del governo, perchè nessuno possa più dire che noi non siamo un partito. Perchè noi non nasciamo come forza antilega, vogliamo fare ciò che ha fatto la Lega. La nuova strada da seguire sarà di non perdonare più niente a nessuno, non permettere più nessuno, alla Lega, di rubarci l’argenteria solo perchè non l’abbiamo lucidata bene - spiega ancora Micciché - Abbiamo studiato il problema, e siamo pronti a mettere la nostra faccia per una sfida di sviluppo. La Lega ha approfittato della nostra debolezza, approfittando della facile immagine di un Sud piagnone è riuscita ad ottenere più peso nel governo”.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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