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Quotidiano di Sicilia

Tremila numeri e non sentirli
di Carlo Alberto Tregua

Testimonianza di una Sicilia senza sviluppo

Tags: Speciale Tremila



Alcuni affezionati lettori, nel laudarci immeritatamente per il lavoro che facciamo, sottolineano che i responsabili delle istituzioni regionali e locali sono sordi di fronte alle sollecitazioni e alle soluzioni proposte da questo foglio.
Il nostro compito, che è anche nostro dovere, è quello di fotografare i fatti (una sorta di anamnesi) e suggerire le terapie. è un’attività che svolgiamo continuamente da trentun’anni, mentre per altri anni precedenti al 1979 ho scritto per il quotidiano La Sicilia. I giornali hanno il compito di fare riflettere l’opinione pubblica sia sullo stato dei fatti che sulle possibili evoluzioni, ma non quello di sottrarre compiti ai responsabili delle istituzioni che, in quanto tali, hanno il dovere di produrre servizi migliori per qualità e quantità, in grado di soddisfare i propri cittadini.
Quando si fotografano i fatti non si discetta se si dice o meno la verità,  perchè i fatti sono fatti e sono veritieri. Quando la verità punge, non è colpa di chi la dice, ma della verità stessa.

In questi trentacinque anni di lavoro (31+4) editoriale e giornalistico sono stati pubblicati tremila editoriali, l’ultimo dei quali è proprio questo, nei tremila numeri di questo foglio che nel corso del tempo ha avuto altre denominazioni di testata.
Abbiamo cercato di cogliere il meglio di quello che abbiamo in Sicilia, che è tanto, e di suggerire come valorizzarlo. Apparentemente ci sono state orecchie attente, ma i fatti dimostrano che l’attenzione non si è tradotta in azione. Per cui, dobbiamo continuare nella nostra attività che non è mai contro qualcuno, bensì per qualcuno: per la Sicilia e per i siciliani.
Abbiamo cercato (e continuiamo a cercare) pezzi della società civile, professionale, sociale, lavorativa che vogliano concorrere alla crescita della nostra Isola mettendo al primo posto l’interesse generale e subordinatamente quello privato e personale. Purtroppo in Sicilia (ma non solo qua) vi sono corporazioni e poteri occulti che inquinano i meccanismi di crescita e, in qualche caso, li bloccano, perchè in questo modo ne hanno un tornaconto privato. Questo comportamento si traduce in un assistenzialismo esteso che brucia energia e impedisce di generarne nuova, come fanno le cellule cancerogene.
 
Se qualcuno dovesse chiedermi se sono affaticato o se questo lungo lavoro mi pesa, risponderei di no. Perchè mi diverte, mi appassiona e trovo stimoli per creare nuovi progetti e realizzarli. Il giorno in cui finissero gli stimoli mi ritirerei, senza por tempo in mezzo. Ma è evidente che, indipendentemente dalla mia volontà, il tempo mi presenterà il conto: passare il testimone. E questo tempo non è lontano.
Per lavorare bene bisogna guardare molto avanti per vedere le cose non tanto come sono, ma come potrebbero essere. Quante volte si entra in un immobile fatiscente e scatta la scintilla che te lo fa vedere completamente ristrutturato e finito? Così vale per qualunque progetto. Non vi è persona che, vivendo appieno la vita, non dovrebbe avere continuamente un nuovo progetto da realizzare, sia nel versante professionale che in quello sociale o della solidarietà. Guai a chi resta in contemplazione aspettando che qualche altro risolva i problemi generali e quelli propri.

Nella vita bisogna essere locomotive e non vagoni, chiunque aspettasse di essere trainato vivrebbe in modo piatto. Locomotiva non significa vagare e darsi ad iniziative scollegate. Significa, invece, stare sul binario in attesa di raggiungere una stazione e poi un’altra e poi un’altra ancora fino a quella terminale. A terra c’è il binario, in mare c’è la rotta, in cielo l’aerovia. Ciò significa che in tutti i tragitti, anche quelli immateriali, vi è sempre un punto di partenza e uno di arrivo.
Per percorrere i tragitti, oltre che una preparazione aggiornata, occorrono disciplina e spirito di sacrificio. Il che comporta la capacità di posporre nel tempo il soddisfacimento di propri desideri.
Tremila editoriali e non sentirli. Non so quanti ne scriverò ancora, ma è certo che quando continuerò a dettare ai miei fedeli collaboratori la nota giornaliera, ci metterò sempre il tentativo di essere obiettivo, con tutta la forza morale di cui sono capace. La mia gioia è vedere come chi prenderà il testimone e tutti i miei collaboratori partecipano con grande entusiasmo alla crescita di questo foglio, tenedo presente i valori morali cui esso si è ispirato ( e si ispira).

Articolo pubblicato il 20 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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