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Deficit di competitività, Sicilia in primis
di Salvatore Sacco

Rapporto tra valore aggiunto e ore effettivamente lavorate: 40 mila euro nell’Isola contro 52 mila euro della Lombardia. Nel 2009 il costo di lavoro per unità di prodotto in Italia è del 46,7% contro il 37,8% in Germania

Tags: Lavoro, Economia



PALERMO - I recenti sviluppi del caso Fiat hanno riacceso i riflettori su uno dei grandi problemi dell’economia italiana  e di quella siciliana  in particolare: la bassa produttività del lavoro. Infatti, questo fattore determina la competitività del sistema territoriale considerato nei confronti dei competitor diretti.
 
Sotto questo aspetto le cose non vanno certo bene: l’indagine Medie imprese in Europa, di imminente presentazione, propone un confronto davvero impietoso fra Italia e Germania: nel 2009 il valore aggiunto per dipendente è pari a 52,3% in Italia contro il 59,6% dei tedeschi, il costo di lavoro per unità di prodotto è rispettivamente del 37,8% contro il 46,7%; secondo i dati Istat, nell’ultimo decennio, l’Italia ha registrato una crescita dei livelli di  produttività per ora lavorata, molto inferiori rispetto alla media dei Paesi dell’Unione Europea a 15.
 
Naturalmente Mezzogiorno e Sicilia scontano livelli di produttività più bassi della media. E d’altronde, non potrebbe essere diversamente visto che la produttività dipende dall’ efficienza del sistema socio economico di ciascun Paese e di ciascuna area regionale.

Peraltro, le forti disomogeneità a livello territoriale fra le diverse regioni, superiori rispetto a quelle, già rilevanti, nella distribuzione del reddito, rappresentano un ulteriore fattore di ostacolo alla realizzazione di concrete azioni per il rilancio economico del Paese.  Ma, venendo più direttamente ai numeri che riguardano la nostra regione, va ricordato che l’indicatore più significativo della produttività del lavoro è dato dal rapporto fra valore aggiunto ed ore effettivamente lavorate espresse in unità standard (Ula), perchè esso consente di quantificare la relazione esistente fra produzione e quantità di lavoro utilizzata per generarla.
 
Tale rapporto è pari a poco più di 40.000 euro in Sicilia, contro i 52.000 della Lombardia, o i 50.000 del Lazio, (i dati sono tratti  dai conti economici regionali dell’ Istat  e si riferiscono al 2008, quindi al periodo pre- crisi), si tratta di un risultato estremamente negativo che non può essere mitigato dalla constatazione che dal 2000 al 2008 la produttività del lavoro nella nostra regione è cresciuta di poco meno del 2%, un incremento troppo basso considerato che in questi anni si sono dispiegati gli effetti degli investimenti aggiuntivi della così detta Agenda 2000. In sostanza non siamo riusciti a recuperare significativamente quei deficit di competitività, nei confronti delle economie più avanzate e siamo andati indietro anche nei confronti dei Paesi di più recente ingresso nell’ Unione.
 
Sotto questo aspetto, va evidenziata  la responsabilità della classe dirigente e soprattutto di coloro che hanno avuto funzioni di governo: infatti, la produttività del lavoro non dipende tanto  dalla capacità e dall’ impegno dei lavoratori, quanto da numerosi altri fattori, quali gli investimenti in capitale produttivo, l’efficacia dell’attività di ricerca e sviluppo, la capacità di innovare, la formazione, la dotazione infrastrutturale, aspetti sui quali in questi anni, soprattutto in Sicilia non si è investito in modo adeguato, né qualitativamente né quantitativamente,  rispetto alle effetttive esigenze.

Articolo pubblicato il 23 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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