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Quotidiano di Sicilia

Un piano anticrisi per l’edilizia isolana
di Michele Giuliano

L’accordo valevole su scala nazionale per contrastare il lavoro nero potrebbe avere forti ripercussioni nell’Isola. Calcolo di congruità per rapportare il valore dell’opera da realizzare con la manodopera impiegarta

Tags: Edilizia, Crisi, Lavoro Nero



PALERMO - Il recente accordo siglato tra sindacati ed organizzazioni di categoria a livello nazionale sul monitoraggio degli appalti per l’emersione del lavoro potrebbe avere delle notevoli ripercussioni in Sicilia. In senso positivo per quel che concerne la regolarizzazione dei lavoratori, che possono contare su una maggiore tutela, ma c’è anche il rovescio della medaglia: queste novità potrebbero anche essere un nuovo freno all’edilizia siciliana che ha già subito fortissime contrazioni nell’ultimo biennio dal punto di vista del numero degli appalti e dei lavoratori attivi.

Questo accordo prevede il contrasto al lavoro irregolare negli appalti pubblici e privati sopra la soglia di 70.000 euro e la qualificazione delle imprese del comparto delle costruzioni. Il tutto si materializzerà a partire dal prossimo 1 gennaio del 2011. Tecnicamente si parla di “verifica della congruità” che prevede l’avvio di un periodo di sperimentazione di dodici mesi degli indici di congruità negli appalti.

Per tutto il periodo della sperimentazione l’eventuale irregolarità sulla congruità non inciderà sulla regolarità del Durc, il Documento Unico di Regolarità Contributiva.
A partire invece dall’1 gennaio 2012, il Durc sarà rilasciato alle imprese che rientreranno nei parametri previsti dall’accordo, mentre l’attestazione di congruità sarà rilasciato dalle Casse edili competenti e riguarderà ogni singolo cantiere. Per i lavori privati, la congruità sarà applicata esclusivamente a quelli con valore complessivo dell’opera pari o superiore a 70.000 euro, entità che dovrà essere asseverata dal direttore dei lavori attraverso un’autodichiarazione.

Quindi, grazie all’avvio del calcolo di congruità, sarà possibile rapportare il valore dell’opera da realizzare alla quantità e al valore della manodopera impiegata nel singolo cantiere e, hanno ribadito le parti sociali dell’edilizia, sarà funzionale alla graduale emersione delle imprese irregolari e a tale azione dovrà essere affiancata una politica premiale di emersione. Inoltre, la verifica di incidenza del costo della manodopera dovrà essere effettuata nei lavori pubblici in occasione del Durc per il saldo finale, mentre nei lavori privati verrà effettuata al completamento dell’opera.

In parole povere un’impresa che ha appena attivato un cantiere da 5 milioni di euro e deve completare il lavoro entro un periodo ben determinato di tempo dovrà avere a sua volta un numero preciso di lavoratori in regola. Un provvedimento che inciderà in Sicilia dove la crisi ha portato ad un “sospetto” ricorso troppo frequente al part-time.

Secondo la Cisl di Messina, nel semestre che va da ottobre 2009 a marzo 2010, sono stati registrati 696 rapporti di lavoro part-time in 476 imprese edili: lo stesso arco di tempo nel quale le aziende hanno denunciato un migliaio di dipendenti in meno. Una coincidenza? A naso sembra proprio di no. Il problema ovviamente non è solo del messinese. In tutta la Sicilia in edilizia si sono persi tra il 2008 e il 2009 qualcosa come quasi 30.000 posti di lavoro secondo quanto dice la Fillea Cgil.
 


L’approfondimento. Un accordo per superare il sommerso
 
Ad avere sottoscritto l’accordo su scala nazionale sono stati Fillea Cgil, Filca, Feneal e le associazioni datoriali, Ance, Lega Coop, Aniem Confapi, Cna Costruzioni, Anaepa Confartigianato, Claai, Federlavoro e Agci Fiae Artigiani. In pratica hanno firmato un accordo che prevede la regolamentazione del settore edile. Un particolare occhio lo si  voluto dare alla Sicilia dove si sente molto forte questa crisi e il rischio è quello di fare sempre più ricorso a manodopera in nero. Secondo quanto riportato dalle Casse edili, questa fortissima contrazione di addetti nel settore edile in Sicilia è legata ad una crisi degli appalti, che nell’ultimo triennio ha colpito le circa 5.000 imprese delle costruzioni industriali, artigiane e cooperative della Sicilia e i circa 100.000 addetti. Tutto questo ha provocato oltretutto la chiusura di centinaia di realtà. Il mercato delle opere pubbliche in Sicilia valeva nel 2007 ben 1.225 gare per 1.242 milioni di euro, ma nel 2008 il valore si è dimezzato (832 gare per 652 milioni) e nel 2009 si è registrata un’ulteriore flessione del 10 per cento (661 gare per 590 milioni), tendenza negativa che purtroppo si conferma anche nel 2010. Contro questa crisi i sindacati hanno chiesto il monitoraggio congiunto, tra Regione ed Enti locali, per il via alle opere già appaltate, coperte da finanziamento e consegnate, sbloccando i vincoli e i veti della burocrazia.

Articolo pubblicato il 23 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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