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Ars: Bilancio e Finanziaria nemmeno all’orizzonte
di Raffaella Pessina

I documenti finanziari non sono all’odg della seduta del 30 novembre. Insediata la sottocommissione Ars per i ritardi della Pa

Tags: Ars, Bilancio, Finanziaria, Francesco Cascio



PALERMO - Si è insediata ieri mattina la sottocommissione parlamentare per i ritardi nelle attività di rilascio delle autorizzazioni per i settori della Energia e delle fonti alternative. La sottocommissione, presieduta da Salvino Caputo, entro 90 giorni dovrà riferire in Parlamento "dobbiamo individuare - ha dichiarato Caputo - le cause dei gravi ritardi e le responsabilità politiche e burocratiche che hanno paralizzato uno dei settori economici più importanti per la nostra economia”.

Tempi bui per l’approvazione dei documenti finanziari della Regione Sicilia. Le Commissioni legislative sono ancora in alto mare e la prossima seduta d’Aula, fissata per il 30 novembre prossimo, non prevede all’ordine del giorno l’esame di Finanziaria e Bilancio 2011. Anche il presidente dell’Assemblea regionale Francesco Cascio ha lamentato la lentezza dell’attività legislativa del Parlamento siciliano. “Per non trovarci in tempi più bui - ha detto Cascio - la Regione inauguri una stagione di maggiore responsabilità , anche sedendoci tutti intorno ad un tavolo senza guardare alle appartenenze politiche. E prosegue dichiarando che “con quattro crisi di governo in due anni e mezzo si sono varate 70 leggi di qualità, ma  occorre che si proceda sempre più nella strada dell’efficienza, della responsabilità e della abolizione delle norme che sanciscono immotivati privilegi”. Cascio ha sottolineato che attualmente sono vacanti ben 11 direzioni regionali e non si nominano ancora i dirigenti, con un conseguente blocco della burocrazia. Cascio ha anche riaffermato il proprio impegno per l’abolizione degli sprechi all’Ars.

Intanto torna alla ribalta la vicenda dei rapporti tra la Regione siciliana e la Royal Bank of Scotland, a causa di una rinnovata situazione di difficoltà della banca. Quest’ultima possiede i fondi di accantonamento (i cosiddetti “sinking fund”) versati da Palazzo d’Orléans, a partire dal 2007, come garanzia per il rimborso di due prestiti obbligazionari contratti con Rbs, due bond chiamati Archimede e Pirandello. Rbs non è nuova ai rapporti con gli enti pubblici siciliani: il nome dell’istituto di credito scozzese è apparso quando si parlava dell’ipotesi di un mutuo per il Comune di Catania e fa parte del pool di banche che doveva finanziare tre inceneritori su quattro. Oggi la banca si trova in condizioni economiche disastrose e già nel 2009 il Pd aveva presentato una interrogazione (la n. 360) proprio sui rapporti tra la Regione Sicilia e la Banca scozzese. I fondi accantonati ammontano a circa 700 milioni di euro e, a garanzia della intangibilità di dette somme, la Regione ha stipulato un contratto 'collateral' con la stessa Royal Bank of Scotland, ritenuta banca di sicuro affidamento sia perché parzialmente  nazionalizzata dal Governo inglese, sia perché dotata di rating AA 1. Nel gennaio 2009 il Pd chiedeva quali erano stati motivi che avevano spinto il Governo a stipulare tale convenzione e se non riteneva già allora di mettersi al riparo da eventuali tracolli finanziari. Ma da allora non si è mosso nulla.

Intanto Bilancio e finanziaria sono all’attenzione delle commissioni legislative e l’assessore all’Economia Gaetano Armao ha detto: “Nonostante la riduzione della disponibilità finanziaria della Regione non intendiamo lasciar sole le amministrazioni locali, ma vogliamo accompagnarli in questa necessaria opera di razionalizzazione, attraverso forme di compartecipazione che li aiutino a saper scegliere cosa sostenere prioritariamente e cosa riservare a successivi ed eventuali interventi. In questa assistenza metteremo a disposizione un meccanismo di consulenza in grado di aiutare gli amministratori a compiere le scelte più oculate quando si tratterà di effettuare investimenti in finanza derivata, al fine di impedire il riaccadere di spiacevoli incidenti di percorso con gravi danni per i bilanci dei nostri enti locali”. “Le norme contenute nella finanziaria - ha concluso Armao - non intendono essere punitive per alcuno, men che meno per gli enti locali, ma devono necessariamente inserirsi nel cambiamento di rotta imposto a tutte le istituzioni dal federalismo fiscale”.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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