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Compostaggio Rsu, Sicilia al 3% soffre la mancanza di impianti
di Antonio Casa

Mentre l’Isola è in piena emergenza altre regioni sperimentano una macchina “mangia rifiuti”. Il nuovo sistema permette di abbattere i costi di trasporto fino al 70%

Tags: Rifiuti Solidi Urbani, Discarica, Piano Rifiuti



ROMA – La Sicilia si gioca le ultime carte per uscire dalla crisi rifiuti che resta un’emergenza regionale dal 1999. Altrove invece il futuro sembra già arrivato.
A Capannori, in provincia di Lucca, in occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, è stata inaugurata la prima macchina che mangia i rifiuti in diretta. Il macchinario, che servirà a smaltire i 250 pasti al giorno della mensa comunale, sarà il primo esempio pubblico di questo genere, dal momento che l’unico precedente si trova ad Ancona, ma è gestito da un privato.
Si tratta di piccole frazioni di smaltimento, ma sono questi gli esempi da seguire che si verificano in un territorio dove piccole realtà riescono a gestire in maniera autonoma il sistema dei rifiuti senza essere vincolati alla discarica.

Ecco i numeri: trattamento di 20 mila tonnellate all’anno di frazione organica (corrispondente al fabbisogno di circa 200 famiglie), alta un metro e 17 centimetri e lunga sei metri, produce compost in circa un mese a fronte di un periodo medio di 4 mesi previsto dal compostaggio domestico.

La grande rivoluzione starebbe proprio nella soluzione di uno dei mali finanziari che affliggono la gestione del servizio di raccolta, e cioè la limitazione dei costi di trasporto. I risparmi variano infatti dal 30 al 70 per cento, mentre le spese annuali ammontano a un migliaio di euro per la manutenzione e 250 euro per la corrente elettrica. Intanto l’interesse per il macchinario si diffonde a macchia d’olio in tutta Italia.

A Torino e in provincia, così come nel viterbese, sono in atto sperimentazioni, mentre altre Regioni, tra cui proprio la Sicilia, hanno espresso interesse per il macchinario. Chiaramente l’impiantistica è una delle falle più evidenti del sistema rifiuti isolano, mentre proprio da un rilancio tecnologico bisognerebbe ripartire.

In effetti, la mappatura degli impianti dell’Isola non sembra lasciare sogni tranquilli. Secondo quanto riportato dalla proposta di relazione della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, la situazione degli impianti appare definita secondo una “capacità impiantistica di trattamento degli Rsu (esclusi i centri di selezione e raccolta) era limitata al 2007 a sette impianti di compostaggio (capacità di circa trecentomila tonnellate all’anno), due impianti di trattamento meccanico e biologico (capacità centodiecimila tonnellate all’anno) ed un impianto di incenerimento (capacità diciottomila tonnellate all’anno)”.

Non è un caso infatti se proprio l’aggiornamento del Piano rifiuti del 2002 - adesso nuovamente all’esame dei tecnici della Regione per una nuova implementazione dopo essere stato rimandato dalla Protezione Civile - precisi la necessità di organizzare e definire i piani comunali di raccolta, realizzare impianti di trattamento meccanico-biologico, e costruire gli impianti di compostaggio.

Del resto un esempio su tutti dovrebbe servire a comprendere l’importanza di un’impiantistica adeguata: la Regione siciliana totalizza il 3% di compostaggio, percentuale di quattro volte inferiore rispetto la Lombardia (12%), realtà considerata dagli studiosi come best practice a livello nazionale.

Articolo pubblicato il 25 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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