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Quotidiano di Sicilia

Trapani - Prezzi e produzione in picchiata collasso per il comparto dell’olio
di Vincenza Grimaudo

Nocellara del Belice, allarme di Cia e produttori olivicoli. Non si regge la concorrenza nazionale ed estera. I costi per chi produce superano quelli della vendita anche nelle zone di qualità

Tags: Trapani, Olivicoltori



TRAPANI - Annata difficile per gli olivicoltori della provincia trapanese. La crisi del settore, principalmente avvertita tra Alcamo, Castellammare del Golfo e nella zona della Valle del Belice (area nella quale si produce il maggior quantitativo di olio dell’intero territorio provinciale) è determinata in particolare dal crollo dei prezzi: sia dell’olio extravergine (le ultime quotazioni lo danno a meno di tre euro al chilo), sia delle olive da mensa (sotto la soglia ‘critica’ di un euro).

A lanciare l’allarme sono la Confederazione italiana agricoltori e l’Associazione produttori olivicoli per la Nocellara del Belice, qualità molto prodotta proprio nella zona del Golfo castellammarese e della Valle del Belice, ovviamente. La Cia anticipa che “sarà una annata di elevata produzione, con un aumento del cinquanta per cento rispetto allo scorso anno e una produzione di 30-40.000 tonnellate”. Anche la qualità sarà eccellente. “Verso la fine dell’autunno - questa la previsione della Cia - si conteranno le vittime: purtroppo l’entità delle nostre aziende, che non superano i cinque ettari, non può reggere la competizione con i mercati della Spagna e della Grecia, più organizzati e agguerriti. Un olivicoltore di olive da olio ricava circa tre euro al chilo, ma per produrlo, quel chilo, spende più di quattro euro: con numeri del genere non si può fare impresa”. Altro problema serissimo riguarda l’indebitamento: i pagamenti infatti sono effettuati con grande ritardo, costringendo gli imprenditori a ricorrere ai prestiti.

Dopo il vino, dunque, un’altra mazzata all’agricoltura in provincia di Trapani. Infatti anche sul piano della produzione di vino nella zona di Alcamo si denuncia un calo di produzione del Doc, molto conosciuto e commercializzato ovunque in Sicilia ed anche oltre.

“In termini qualitativi, la vendemmia si prospetta positiva, ma la vinificazione diminuirà del 30-40 per cento” aveva già avuto modo di preannunciare Giuseppe Gambino, funzionario della sezione operativa di assistenza tecnica (Soat) di Alcamo dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Previsione azzecatissima nel contesto di un territorio che oramai non riesce nemmeno più a produrre reddito nelle sue eccellenze: a serio rischio è messo l’intero sistema economico della provincia di Trapani con questo andazzo.
 

 
Mercati. Uva, il crollo annunciato da Assoenologi
 
TRAPANI - Secondo il dossier di Assoenologi riguardante le previsioni in tema di raccolta dell’uva di quest’anno, la produzione del vino in Sicilia ed in provincia di Trapani sarebbe crollato di almeno il 20 per cento: a fronte dei circa 6 milioni di ettolitri del 2009, quest’anno le cantine siciliane ne hanno prodotto soltanto quasi 5 milioni. A ciò si aggiungono la riduzione del 10 per cento del prezzo del vino rispetto a quello dello scorso anno, l’aumento di quasi il 40 per cento dei prezzi di produzione e del 50 per cento per quanto riguarda i costi contributivi per i dipendenti. Oltre alla concorrenza dei vini sudamericani, veneti, pugliesi, piemontesi. Un problema di non poco conto questo e su cui ci si muove a livello istituzionale ben poco: i vini importati hanno una qualità inferiore e di conseguenza anche un costo nettamente più basso sul mercato. Questo induce il consumatore, in questo periodo di crisi, a guardare un po’ meno alla qualità. E il comparto ne sta pesantemente risentendo.

Articolo pubblicato il 25 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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