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Quotidiano di Sicilia

Pm 10, sanzioni pecuniarie dietro l’angolo
di Rosario Battiato

Avviata una procedura di infrazione anche sul trattamento delle acque reflue urbane: “bollati” 74 comuni dell’Isola. La Commissione Ue trascina l’Italia presso la Corte di Giustizia. Anche la Sicilia inadempiente

Tags: Pm10, Inquinamento



PALERMO – L’Europa bussa quattro volte in casa Italia. La Commissione ha infatti trascinato il Belpaese presso la Corte di giustizia dell’Ue a proposito dell’arcinota questione delle polveri sottili, alias Pm 10, dal momento che la direttiva 2008/50/Ce impone agli Stati membri standard ben precisi – la concentrazione limite non può essere superata per più di 35 volte all’anno – date le conseguenze che l’esposizione prolungata può provocare: asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni. Dall’entrata in vigore della prima normativa sul tema sono passati cinque anni e l’Italia, evidentemente, non deve aver convinto Bruxelles, perché non ci sono neanche state le condizioni per effettuare una proroga.

Nel marzo 2009 anche la Sicilia era stata richiamata direttamente da Roma, via ministero dell’Ambiente, perché in alcune zone industriali dei comuni di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate concentrazioni di sostanze nocive notevolmente superiori a quelle indicati dalla normativa. Da allora ben poco è stato fatto, salvo un Piano dell’Aria, che dopo le polemiche sul “copia e incolla” effettuato dalla Regione Veneto, non può certamente lasciare ben sperare sulla clemenza dei rigidi commissari europei. Altro tema caldo dell’agenda europea resta quello della depurazione ed in particolare a proposito della protezione del bacino del fiume Olona, in provincia di Varese, dove dovranno essere sottoposte a trattamento tutte le acque reflue della zona, come intimato a Roma già nel 2006 dalla Corte di giustizia Ue. In questo caso le sanzioni pecuniarie sono dietro l’angolo, in quanto si tratta di un ricorso dovuto a una inadempienza rispetto una sentenza della Corte. Anche in questo caso, pur non essendo stata citata direttamente, l’Isola aveva già avuto il suo bel richiamo.
 
Infatti, sono stati ben 74 su 178 i  comuni siciliani bollati dall’Ue per la violazione della normativa comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane in base alla quale entro il 31 dicembre 2000 si sarebbero dovuti predisporre sistemi adeguati nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti. Ad un livello meno avanzato altre due questioni sono state poste all’attenzione di Roma. Si tratta del recepimento della direttiva sui prodotti fitosanitari in quanto la direttiva 2010/34/UE estende l’utilizzo della sostanza attiva penconazolo e gli Stati membri erano tenuti ad attuarla entro il 30 giugno 2010, ma l’Italia è venuta meno a tale obbligo.

La Commissione ha avviato una procedura d’infrazione inviando all’Italia una lettera di costituzione in mora. Quindi con l’invio di un “parere motivato” la Commissione sollecita formalmente l’Italia ad intervenire per ottemperare al diritto UE entro un periodo di due mesi. L’ultimo capitolo riguarda la direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici, ovvero le informazioni utili sugli immobili che i cittadini acquistano o affittano. Anche in questo caso, come per i prodotti fitosanitari, Bruxelles minaccia il ricorso in Corte Ue, quindi una procedura non proprio immediata come per particolato e reflui, se l’Italia non adotterà entro due mesi una normativa conforme alle esigenze della direttiva: si tratta del rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici e dell’obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento d’aria per valutarne il rendimento.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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