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Professori “produttivi” e valutati dagli studenti
di Massimo Mobilia

Queste sono le novità più importanti contenute nel testo della riforma. Dopo 8 anni si potrà chiudere il rapporto con i ricercatori

Tags: Università, Maria Stella Gelmini, Riforma, Ricerca



ROMA – Vediamo le principali novità previste dalla “riforma Gelmini”.
Meritocrazia. Un fondo nazionale per il merito assegnerà borse di studio e prestiti d’onore. Gli studenti più capaci risultanti da test standard nazionali, potranno ricevere i contributi a prescindere dal reddito familiare.

Professori. Prevista un’abilitazione nazionale e i posti saranno attribuiti in seguito a bandi pubblici delle Università. Avranno più rilevanza i candidati con pubblicazioni ed esperienze internazionali. I docenti ordinari dovranno svolgere attività per almeno 1.500 ore l’anno, di cui 350 di docenza; quelli a tempo determinato almeno 750 ore, di cui 250 di didattica. I professori saranno valutati dagli studenti al fine di determinare l’attribuzione dei fondi ministeriali agli Atenei. L’Agenzia statale per la valutazione dell’attività di ricerca monitorerà i docenti che ogni 3 anni dovranno presentare una relazione sul proprio operato. Gli scatti di stipendio scaturiranno al raggiungimento di parametri di produttività. L’età pensionabile viene fissata a 70 anni per gli ordinari e a 68 per gli associati.

Ricerca e Ricercatori. I progetti di ricerca ammessi a finanziamento saranno selezionati da una commissione paritetica formata per 1/3 da docenti che lavorano all’estero. Per i ricercatori previsti contratti a tempo determinato (min 4 max 5 anni), seguiti da contratti triennali al termine dei quali, se il ricercatore sarà ritenuto valido verrà confermato a tempo indeterminato come associato, in caso contrario chiuderà il rapporto. L’età per entrare di ruolo passa da 36 a 30 anni con uno stipendio che si alza da 1.300 a 2.000 euro.

Rettori e amministrazione. I Rettori non potranno restare in carica più di 8 anni (2 mandati) e il Senato accademico li potrà sfiduciare con il 75% dei voti. Il Cda (non elettivo e composto da min 11 a max 25) avrà la responsabilità di spese e assunzioni. Prevista la nuova figura del direttore generale per l’effettiva gestione della struttura.
Facoltà. Potranno essere massimo 12 per Ateneo e i settori scientifico-disciplinari, attualmente 370, saranno dimezzati. Ci sarà la possibilità di federare Università vicine (di norma in ambito regionale) per abbattere i costi.

Articolo pubblicato il 30 novembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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