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Quotidiano di Sicilia

Stufi del rigassificatore di Priolo
di Rosario Battiato

Ambiente. La contrastata opera in un territorio devastato.
Tran tran. Come una cometa in giro per l’universo, ritorna di tanto in tanto a far parlare di sé l’affare del rigassificatore di Priolo-Melilli. Se ne discute da sei anni, ad aprile scorso stabilite le pre-condizioni.
Pressing. Nonostante le prescrizioni, la Jonio Gas pressa il Governo regionale a dare l’autorizzazione definitiva per la realizzazione dell’impianto. È di pochi giorni fa l’intervento a favore del presidente di Confindustria Sicilia.

Tags: Pier Carmelo Russo, Erg, Rigassificatore, Priolo, Melilli, Augusta, Inquinamento, Triangolo Della Morte, Ivan Lo Bello, Roberto De Benedictis, Confindustria



SIRACUSA – Il parere dell’Avvocatura dello Stato riposiziona il destino del rigassificatore di Priolo-Melilli all’anno zero delle prescrizioni sancite nell’ultima conferenza dei servizi che si è tenuta nella scorsa primavera.
Nessuna novità quindi, nonostante negli ultimi tempi le pressioni politiche e imprenditoriali sulla giunta Lombardo si siano fatte sempre più insistenti. Adesso si aprirà una nuova fase dei contatti tra Ionio Gas e Regione, ma il tutto dovrà essere legato a doppio filo con l’adempimento delle prescrizioni sancite e quindi col ripristino ambientale degli luoghi e la messa in sicurezza degli impianti.
L’atteggiamento della Regione lascia intendere che forse davvero si sta inaugurando una nuova fase nei rapporti tra lobby energetica e ceto politico isolano.
 
Le potenti bocche di fuoco degli industriali tornano a concentrarsi sul rigassificatore di Priolo-Melilli. Il duello Russo-Lo Bello dei giorni scorsi - col primo a rivendicare la dignità della Sicilia anche nei confronti degli appetiti dei grandi nomi dell’industria - ha probabilmente battezzato una nuova era nella gestione dei rapporti tra Regione e grandi gruppi industriali che nell’Isola hanno spadroneggiato negli ultimi decenni.

Alle schermaglie dialettiche tra i due si è però aggiunto un ulteriore passaggio istituzionale, l’ennesimo in questo mezzo decennio di storia di un rigassificatore che non c’è ancora. L’ultimo capitolo della saga che ha attraversato i quattro governi Lombardo e due governi nazionali, coinvolgendo politici, petrolieri, cittadini e associazioni, si apre con la conferma dell’imprescindibilità delle prescrizioni fissate nell’ultima conferenza dei servizi. Lo scorso 25 novembre l’avvocatura distrettuale dello Stato ha dato parere sull’esito della conferenza dei servizi, fissando così la possibilità di ricominciare con l’iter fissato all’inizio dell’estate scorsa.

Il parere dell’avvocatura dello Stato sancisce una verità ineluttabile nel processo di costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli: le prescrizioni della conferenza sono tutte valide e da qui si dovrà ripartire (Si legga l’intervista in pagina, ndr). Una verità che questo giornale ripete da mesi come passaggio ineludibile, perché la cittadinanza possa essere garantita dai rischi di una così ingombrante presenza sul suo territorio. “L’avvocatura dello Stato – ha spiegato Roberto De Benedictis, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito democratico all’Ars - ha reso il parere richiesto dalla Regione in merito alle conclusioni della conferenza dei servizi che nei mesi scorsi aveva approvato, seppure con importanti prescrizioni, la realizzazione del rigassificatore di Melilli (quindi non ha approvato niente: senza prescrizioni, l’impianto non si fa). Secondo quanto riferiscono dall’assessorato competente, le valutazioni dell’avvocatura non mettono in discussione l’esito della conferenza dei servizi e dunque si può andare avanti”.

Un parere che riporta tutto all’anno zero, cioè ai dieci punti da ottemperare prima di dare il via al rigassificatore sul suolo che ospita già il polo petrolchimico. Adesso tra la Jonio Gas, la joint venture paritaria Erg-Shell, e la Regione inizierà una nuova fase per definire le misure compensative e le altre condizioni espresse nel parere favorevole già reso, tenendo presente che “l’iter autorizzativo – ha concluso De Benedictis può procedere dal punto in cui la conferenza dei servizi l’aveva lasciato e con le prescrizioni che in quella sede erano state dettate”.

Proprio le prescrizioni, però, costituiscono un muro di cinta invalicabile, dati i costi e i tempi previsti. Gli esperti parlano di almeno dieci anni di lavori e di una cifra che “secondo una serie di calcoli di massima – ha spiegato Stefano Pennisi, già presidente dell’associazione Priolo Parla e in Risvegli – sarebbe pari ad una volta e mezza l’investimento complessivo”.
Orientativamente, si può parlare di circa un miliardo e duecento milioni di euro, sebbene l’investimento per il rigassificatore – fissato a 800 milioni di euro – potrebbe aver subito delle variazioni dal momento che la stima di questa cifra era stata fissata sei anni fa.

Insomma per riprendere le parole di Russo, il sacco della Sicilia da parte dei grandi gruppi è arrivato al capolinea. Anzi, adesso bisognerà ridare dignità a questa terra. Dieci i punti delle prescrizioni che possono essere così riassunti: messa in sicurezza degli impianti della Erg Raffinerie Mediterranee s.r.l. – Raffinerie Isab Impianti Nord – dello stabilimento di Priolo Gargallo, verifiche e approfondimenti sullo stato di resistenza degli impianti dello stabilimento visto lo stato sismico dell’area, bonifiche ambientali per la rada di Augusta, misure di sicurezza data la presenza della linea ferroviaria Sr-Ct e ai fini della riduzione del rischio di incidenti derivante dalla presenza nell’area industriale, serbatoi di stoccaggio interrati, valutazione dell’impatto del rilascio in mare del “plume”, limite di emissione per le acque di raffreddamento del rigassificatore centrale termoelettrica, attuazione di un programma di monitoraggio per la qualità dell’aria, il clima acustico, l’inquinamento da polveri, da estendere alla durata in vita del terminale di rigassificazione, previsione dell’utilizzo e lo sfruttamento dell’energia fredda eccedente generata dal processo di rigassificazione, e per concludere “in sede di progettazione esecutiva – si legge nel documento partorito dalla conferenza dei servizi - dovranno essere redatti i progetti riguardanti gli interventi di mitigazione e compensazione, prescritti dal decreto ministeriale VIA nella misura massima fissata pari al 5% dell’importo dell’opera”.

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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