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Quotidiano di Sicilia

Governo Lombardo a maggioranze variabili
di Carlo Alberto Tregua

Invertire la rotta verso la virtù

Tags: Raffaele Lombardo, Ars



La legge elettorale per l’elezione diretta del Presidente della Regione (l.r. 7/2005) prevede che egli sia espressione di una coalizione, ma senza tenere uniti il voto per il candidato e quello per i deputati regionali. La legge attribuisce al candidato il cosiddetto listino, vale a dire la possibilità che la sua elezione traini quella di altri nove soggetti inseriti nello stesso, che diventano automaticamente deputati senza passare per i voti. Dal meccanismo indicato, si evince con chiarezza che il Presidente è scollegato dalla maggioranza che l’ha indicato, tant’è vero che egli la può modificare senza doversi dimettere.
Lo Statuto (art. 9) prevede che il Presidente della Regione nomini gli assessori e successivamente affidi loro le deleghe per la gestione delle branche amministrative. Ciò rafforza il principio che il presidente è il deus ex machina di tutto l’andamento politico e amministrativo della Regione. Ovviamente dovrà raccordarsi con una maggioranza legislativa se vorrà fare approvare i disegni di legge che propone all’Assemblea regionale.

La Giunta di governo (art. 12 dello Statuto) approva come organo collegiale sia i disegni di legge che tutti i provvedimenti amministrativi e di indirizzo del Governo, indirizzo che può esser dato anche direttamente dal Presidente.
Questo impianto ha consentito a Raffaele Lombardo di cambiare quattro Giunte e la maggioranza che lo sorregge. Tutto ciò fino a quando all’Assemblea regionale non si dovesse coagulare un gruppo di 46 deputati che lo sfiduciassero. Solo in questo caso il Presidente decadrebbe dal suo ufficio e, contestualmente, l’Assemblea si scioglierebbe indicendo nuove elezioni.
Spiegare questi meccanismi è indispensabile perché l’opinione pubblica non si faccia infinocchiare da pubblici mentitori i quali, prescindendo dalle leggi, affermano il contrario di quello che abbiamo testé descritto.
Il legislatore ha voluto dare molto potere al Presidente della Regione, eletto per consentirgli di governare veramente nell’interesse non solo dei propri elettori, ma anche in quello dei siciliani che non lo hanno eletto. Così dovrebbe agire il presidente, con l’intelligenza e il buonsenso del pater familias.
 
Dunque, è legittimo il comportamento di Raffaele Lombardo che ha cambiato quattro Giunte, sul piano della legalità, ma la nostra analisi si vuole spostare sul piano dell’effettività della sua azione, che dovrebbe avere come principale obiettivo un ribaltamento di vecchi comportamenti negativi che hanno affossato la Sicilia per innestare nuovi atteggiamenti virtuosi, tendenti a creare ricchezza e posti di lavoro veri, non assistenzialistici come quelli dei galoppini elettorali che la Regione sta assumendo.
Sotto questo profilo, la fotografia di quanto accaduto in due anni e mezzo di questa XV legislatura ci fa vedere zone d’ombra e piattume perché, come abbiamo più volte scritto, dei dieci punti programmatici depositati da Lombardo il 4 febbraio 2008 in Corte d’Appello a Palermo, se n’è realizzato mezzo, anche se molto importante: la riforma sanitaria. Essa è ancora parziale e lacunosa, perché non taglia 400 milioni di farmaci e 500 milioni di inefficienze. Tuttavia, qualche risultato positivo l’ha raggiunto.

La magagna più grave di Lombardo è quella di non aver costretto il suo apparato a spendere i finanziamenti europei e statali, cofinanziati dalla Regione stessa. Una colpa grave che può essere sanata solo con la messa in moto di tutti i meccanismi che consentano di aprire migliaia di cantieri in Sicilia con i soldi, che ci sono, e di immettere subito alcuni miliardi di liquidità.
Altra colpa grave è quella di perseguire l’obiettivo vizioso di assumere personale inutile alla Regione senza selezionare i siciliani esterni, mettendo così in moto un secondo filone vizioso: le rivendicazioni dei precari comunali (22.500), dei forestali (28.000) e di tante altre categorie per un numero complessivo, stando ai nostri elenchi, di 81.357. Vorremmo sapere da Lombardo con quali soldi potrà assumerli tutti quanti.
Forse egli non ha capito che i soldi per l’assistenzialismo e il clientelismo sono finiti, che occorre razionalizzare il funzionamento di tutte le strutture amministrative, le quali si debbono dotare di un Piano aziendale fondamentale per avere punti di riferimento. E non continuare alla sans façon.

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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