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Inquinamento da Co2, in Sicilia tre centrali superano il limite
di Massimo Mobilia

Greenpeace ha stilato la black list degli impianti industriali produttori di anidride carbonica. San Filippo del Mela, Gela e Termini Imerese sopra le quote assegnate

Tags: Inquinamento, Co2, Sicilia, Greenpeace, Eni, Gela, Enel, Termini Imerese, Edipower, Protocollo Di Kyoto



PALERMO – Tra gli impianti industriali più inquinanti finiti nella lista nera dell’associazione ambientalista Greenpeace, 3 su 20 si trovano in Sicilia. L’associazione ambientalista ha messo in fila i grandi produttori di CO2, senza risparmiare la nostra regione dove, secondo la speciale classifica, le maggiori emissioni vengono prodotte: dalla centrale Edipower di San Filippo del Mela, nel messinese, con 1,8 milioni di tonnellate di Co2 di quote assegnate ed emissioni per 3,3 milioni di tonnellate con sforamento di un milione e mezzo; dalla raffineria Eni di Gela dell’Eni, con 2,9 milioni di tonnellate di Co2 di quote assegnate ed emissioni per 3,1 milioni di tonnellate con sforamento di 200 mila tonnellate; dalla centrale Enel di Termini Imerese, con 1,9 milioni di tonnellate di Co2 di quote assegnate ed emissioni per 2,0 milioni di tonnellate con sforamento di 100 mila tonnellate.
 
Tra le regioni d’Italia, però, il triste primato delle maggiori emissioni spetta alla Puglia che ospita tre delle prime quattro aziende in classifica, quali la centrale Enel a carbone di Brindisi sud, che “mantiene - si legge nel comunicato diffuso da Greenpeace - il primato dei grandi inquinatori italiani con 13 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 emesse nel 2009, superando ampiamente le quote e i limiti di 10,4 Mt di CO2 imposti dalla Direttiva europea sulle emissioni”. Sul podio salgono anche la centrale Edison di Taranto con 5,9 Mt di CO2 e la raffineria Saras di Sarroch con 5,2 Mt di CO2.

Nel mirino dell’associazione ambientalista resta soprattutto il gruppo Enel. “In particolare - ha spiegato Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - il piano di investimenti di Enel comporterebbe quasi il raddoppio delle sue emissioni di CO2: è questa la politica ambientale del maggior gruppo elettrico italiano?”.

Una domanda che, visti i risultati, rimane inevasa anche in Sicilia. Nella black list degli impianti italiani esclusivamente Enel, infatti, oltre alla centrale di Termini Imerese che si piazza al sesto posto della graduatoria nazionale, rientra in classifica anche quella siracusana di Priolo Gargallo, con 1 milione e mezzo di quote allocate ed emissioni verificate per 1,6 milioni di tonnellate di Co2. In sostanza, sebbene non ci siano i livelli degli stabilimenti della Puglia, leader assoluti dell’inquinamento nazionale, la Sicilia può vantare quattro impianti altamente inquinanti.

Secondo Greenpeace, per invertire la rotta, “bisogna orientare il nostro sistema economico produttivo verso soluzioni
innovative, basate sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, capaci di generare occupazione sostenibile e durevole, migliorare la qualità dell’ambiente e della vita delle persone”. Dal rapporto emergono comunque segnali importanti a livello nazionale. Il livello di emissione di CO2 nel 2009, infatti, si è abbassato in tutt’Italia. Sarà stata la crisi economica e il conseguente effetto degli interventi di efficientamento energetico, sta di fatto che la produzione di emissioni si è abbassata da 538,6 milioni di tonnellate del 2008 a quota 502 milioni del 2009. Rispetto a due decenni fa, inoltre, la diminuzione è pari al 3%. Buona anche la performance delle rinnovabili che contribuiscono per il 20% alla produzione energetica nazionale
Numeri confortanti che, però, secondo Greenpeace non sono ancora sufficienti. “La diminuzione del 3% rispetto al 1990 - recita una nota dell’associazione - è meno della metà dell’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto”.

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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